Dopo le scorie,
l’elettrodotto
La Basilicata vince
ancora!
Dopo Scanzano, la
Basilicata torna a mobilitarsi contro l’inquinamento elettromagnetico.
L’elettrodotto Matera-Santa Sofia, che collega l’Italia alla Grecia,
consentirebbe di importare energia elettrica a buon mercato. A questo
elettrodotto, che dalla Calabria arriva fino in Puglia, mancava per l’appunto
il tratto di linea che passa tra le case dei cinquemila abitanti di Rapolla, in
provincia di Potenza.
di Nicola Ala
Il braccio di ferro fra rapollesi
e Enel va avanti ormai da 10 anni, da quando l’Enel, nel 1994, su
autorizzazione rilasciata dal Ministero dei lavori pubblici, installa i due
tralicci. Da allora diverse proteste dei rapollesi hanno fatto sì che i lavori
non venissero mai ultimati.
Di fronte a questo l’Enel
e il Governo, hanno previsto una “piccola variante” di sette chilometri. Questa
modifica al progetto iniziale non avrebbe fatto altro che spostare il tracciato
dei piloni, in parallelo alla rete stradale, distante solo 80 metri dalle
abitazioni.
Significava togliere i tralicci dalle case di qualcuno per metterli vicino
a qualcun altro!
La proposta alternativa
dei comitati cittadini è la cosiddetta “grande variante”, che prevede un allontanamento
reale dei tralicci dal paese, facendo passare l’elettrodotto lungo una vallata
limitrofa, un’area già industrializzata e soprattutto non abitata. Quest’ultima
variante, verrebbe ovviamente a costare di più, dati i 27 chilometri di linea
aggiuntiva, ma salverebbe migliaia di persone dai rischi di tumore.
Il decreto del Capo dello
Stato che dava il via libera alla “piccola variante” ha fatto esplodere la
protesta. Di fronte allo scempio dei tralicci, che oltre alla salute rovinano
il bellissimo paesaggio del Vulture, la popolazione ha saputo ancora una volta
rispondere con forza.
Sulla Gazzetta del Mezzogiorno di qualche mese fa, in occasione del black
out che ha paralizzato il paese, era riportata una notizia che colpevolizzava
la popolazione rapollese per la mancanza di energia elettrica. Gli abitanti di
Rapolla sono scesi in piazza incuranti delle accuse infamanti tese a
scoraggiarli. Sono rimasti lì con le tende e con la solidarietà di tutti i
paesi limitrofi. Sono poi arrivati anche i “briganti di Scanzano” già famosi
per la lotta di dicembre e maestri nel mostrare caparbietà e forza nelle
contestazioni: “sono stati i primi ad aver inferto una sconfitta all’attuale
Governo”.
L’11 marzo c’è stato uno
sciopero di 4 ore indetto da Cgil, Cisl e Uil, con una manifestazione regionale
a Rapolla, che ha visto la partecipazione compatta di oltre 10mila persone. Tra
la popolazione c’era una consapevolezza diffusa che solo la lotta poteva
fermare il Governo. La popolazione era decisa ad andare avanti ad oltranza fino
alla vittoria, pronta se necessario, oltre a continuare il blocco delle strade,
ad occupare le fabbriche nella zona industriale di San Nicola di Melfi.
Quando hanno occupato la
ferrovia e la statale Potenza-Melfi ci sono stati dei tafferugli con la polizia
che ha ferito quattro manifestanti di cui uno finito in ospedale con le costole
rotte.
Ma nonostante la
repressione poliziesca, fatto nuovo che non si era verificato a Scanzano, alla
fine gli abitanti di Rapolla hanno vinto!
Il Governo si è riunito
seduta stante con la Regione Basilicata e ha sospeso il decreto che rendeva
attuativo il progetto della “piccola variante” dando il via ai lavori previsti
dalla “grande variante”, quello cioè che chiedeva la popolazione!
Si tratterà di vigilare sull’applicazione
di questa decisione ma i lavoratori e tutta la popolazione lucana hanno
dimostrato ancora una volta che la lotta paga, particolarmente quando c’è
l’unità e la determinazione necessarie a vincere.