L’ultima battaglia
incompiuta del comandante Gracco
Scriviamo queste righe
dopo aver appreso la notizia della scomparsa di Angiolo Gracci, il comandante
“Gracco” della brigata garibaldina “Vittorio Sinigaglia” durante la resistenza.
Da comandante partigiano
rivestì un ruolo decisivo nella liberazione di Firenze nell’agosto del 1944,
opponendosi con successo all’intimazione del comando alleato, che voleva
imporre l’ingresso in città delle sole truppe alleate, pretendendo l’immediato
disarmo dei partigiani combattenti: la “Sinigallia” entrò invece in Firenze per
prima.
Il compagno Gracci è stato
nella sua vita un personaggio poco accomodante; le sue scelte politiche,
condivisibili o meno, molto spesso controcorrente, sono sempre state dettate da
profonde convinzioni e da un’istintiva repulsione per ogni forma di
opportunismo e di carrierismo e per quella opprimente retorica resistenziale
(di cui fa ampio sfoggio in queste settimane il Presidente Ciampi) che aveva
come unico scopo lo svuotamento del contenuto rivoluzionario della lotta di
liberazione dal nazifascismo.
Per sessant’anni Gracco è
stato una spina nel fianco di quanti volevano archiviare la resistenza
celebrandola; fino alla rottura, nel 1966, con il Pci e alla sua scandalosa
espulsione l’anno successivo dall’Anpi. Fu tra i fondatori del PCd’I
marxista-leninista e, negli ultimi anni, militante e dirigente del Partito
della Rifondazione Comunista.
Purtroppo gli ultimi anni
della sua vita sono stati amareggiati dal disinteresse con cui le sue richieste
(un’azione più organizzata degli ex partigiani comunisti nell’Anpi e una vera
lotta al revisionismo sul piano storico) sono state accolte dalla maggioranza
dei dirigenti del partito, che ora spandono lacrime di coccodrillo.
Il comandante Gracco è
stato abbandonato anche in occasione del congresso nazionale dell’Anpi del 2001
dove, nonostante le pressioni ricevute dalla segreteria del Prc (in ossequio ad
un patto di non belligeranza con la maggioranza diessina dell’associazione), si
rifiutò di ritirare un ordine del giorno (già approvato, oltretutto, dal
congresso dell’Anpi di Firenze), in cui si chiedeva l’allontanamento delle basi
Nato dall’Italia.
Dopo questo congresso il
compagno Gracci ha chiesto pazientemente spiegazioni del voltafaccia della
delegazione del Prc presente al congresso dell’Anpi, fino a rivolgersi al
collegio nazionale di garanzia, ma ha ricevuto in cambio solo un silenzio
assordante.
Purtroppo l’aggravamento
della sua malattia ci ha impedito di organizzare, come avremmo voluto, un
incontro per portare l’impegno della redazione in sostegno di questa sua ultima
battaglia.
Ne raccoglieremo però il
testimone.
Avremmo voluto fare questa battaglia al tuo fianco, comandante Gracco. La
faremo insieme a chi ti è stato vicino, per te.
Sandro Pollini (Firenze)