FalceMartello n° 174 * 17-03-2004


Congresso Fiom-Cgil

La parola deve tornare ai lavoratori

 

Il Comitato centrale della Fiom del 12 marzo ha licenziato i documenti definitivi del congresso straordinario. A fine marzo prenderanno il via i congressi nelle fabbriche, per concludersi con l’assise nazionale di Livorno del 3-5 giugno.

 

di Paolo Brini (Comitato centrale della Fiom – delegato Smalti Modena)

 

A dire dei vertici della Fiom questo doveva essere il congresso di svolta che aveva il compito di aprire una battaglia per spostare a sinistra l’asse politico della Cgil. Leggendo i documenti congressuali, quello di Rinaldini (segretario uscente) a cui ha aderito la sinistra sindacale e quello di Nencini che rappresenta la destra nella Fiom si capisce bene che non sarà così.

Mentre Nencini la minestra concertativa vuole farcela ingoiare tutta assieme, candidandosi ad essere il principale referente di Epifani nella Fiom, Rinaldini vuole somministrarcela in piccole quantità. Ma la direzione di marcia è la stessa.

Il sostegno al documento di Rinaldini da parte della sinistra è un passo ulteriore verso l’abisso per un’area che sta perdendo ogni contatto con le lotte reali che pure si stanno sviluppando in ogni angolo del paese.

Non un contratto, non una vertenza, non un accordo, non una lotta negli ultimi anni ha visto gli esponenti nazionali di Cambiare Rotta distinguersi dagli altri dirigenti della Cgil.

Emblematico a tale proposito che anche la destra dell’Emilia Romagna che fa riferimento a Naldi ha aderito al documento di Rinaldini, vedendo accolti tutta una serie di emendamenti nel Comitato Centrale del 12 marzo.

Eppure niente sarebbe più necessario per la Fiom di un congresso che faccia un bilancio onesto delle lotte degli ultimi tre anni. Dal 2001 ad oggi sono stati firmati due contratti nazionali sulla testa dei lavoratori che correttamente la Fiom non ha sottoscritto, ma che allo stesso tempo non è stata in grado di contrastare.

Per questa ragione chi scrive difenderà al congresso (assieme ad altri delegati riunitisi a Bologna il 2 marzo) un testo che pur presentandosi a tutti gli effetti per i suoi contenuti come un documento alternativo sarà formalmente presentato nei congressi di fabbrica come un emendamento al documento Rinaldini-Cremaschi, essendo questa l’unica via consentita da un regolamento congressuale poco democratico.

 

Un bilancio critico

 

Nel 2001 la Fiom ha reagito in maniera assolutamente insufficiente allo scontro che si preparava. Ha convocato uno sciopero nell’estate del 2001, ha portato oltre 50mila lavoratori alla grande manifestazione di Genova per poi aspettare cinque mesi per convocare un altro sciopero generale! Il tutto su una piattaforma che prevedeva solo 20mila lire di aumento rispetto all’accordo firmato. In quella occasione la determinazione mostrata dai lavoratori è stata frustrata da una direzione sindacale assolutamente esitante, incerta e inadeguata. Il sostegno dei lavoratori era ampissimo e la possibilità di inasprire la mobilitazione c’era ma la direzione della Fiom ha lasciato cadere la cosa e ha utilizzato le mobilitazioni in difesa dell’articolo 18 per mandare il contratto dei metalmeccanici nel dimenticatoio.

Se possibile la linea sindacale nel contratto del 2003 è stata ancora peggiore. Dopo la firma separata e uno sciopero generale convocato il 16 maggio, la Fiom ha proposto la linea dei precontratti. Pomposamente il gruppo dirigente della Fiom proponeva di riconquistare il contratto fabbrica per fabbrica, disarticolando (niente di meno!) il fronte avversario.

Se é vero che circa 100mila lavoratori (in oltre 500 aziende) hanno ottenuto un qualche tipo di precontratto, é anche vero che oltre un milione e mezzo di lavoratori sono rimasti senza accordo e senza una prospettiva a breve termine.

Quello che fin dall’inizio era un pericolo di “aziendalizzazione” delle lotte, e dunque di divisione del nostro fronte, anziche di quello dei padroni, é divenuto realtà. Come se ciò non bastasse alla fine di gennaio la direzione della Fiom ha scelto di passare dalla lotta sui precontratti a quella dei contratti integrativi. Minando definitivamente ogni prospettiva di riconquista del contratto nazionale.

 

Di quale piattaforma abbiamo bisogno

 

I tre punti fondamentali della nostra piattaforma non possono che riguardare il salario, la lotta al precariato e la democrazia sindacale.

La richiesta di aumenti legati al “vero andamento dell’inflazione e della ricchezza complessiva del paese”, come si legge nel documento di Rinaldini, è in continuità con la tanto deprecata politica dei redditi che si dice di voler abbandonare. L’unico criterio che per noi deve valere è quello di avere aumenti che corrispondano al recupero del potere d’acquisto perso in questi anni dai lavoratori.

Per questo è necessario rivendicare aumenti salariali di almeno il 20%, uguali per tutti. Occorre inoltre garantire il potere d’acquisto dell’intero salario contrattato attraverso un meccanismo di adeguamento automatico all’inflazione reale con rivalutazioni trimestrali, la scala mobile.

Per quanto riguarda il precariato l’obbiettivo deve essere quello di eliminare e non di arginare il problema: non la revisione delle percentuali previste per l’insieme dei contratti temporanei a qualsiasi titolo o l’inserimento di “paletti”. Dobbiamo batterci per l’abolizione della legge 30 e di tutte le leggi sulla flessibilità precedenti. Chiedendo la trasformazione dei contratti precari in contratti a tempo indeterminato. A parità di mansione, parità di salario.

È necessario sviluppare inoltre rivendicazioni che rispondano alle numerose crisi aziendali in atto. Se crolla la produzione non possiamo accettare, come fanno i vertici sindacali, che il problema si risolva con la cassa integrazione o coi contratti di solidarietà (contratti che prevedono una diminuzione dell’orario di lavoro e di salario). Per le aziende che denunciano uno stato di crisi grave dobbiamo rivendicarne la nazionalizzazione sotto il controllo operaio.

Potremmo inoltre aggiungere alla piattaforma rivendicazioni come il salario minimo intercategoriale di 900 euro, 35 ore a parità di salario (32 per i turnisti), fine del lavoro notturno per le donne, ecc.

Solo così possiamo conquistare quel consenso tra i lavoratori che è necessario per battere la controparte.

 

La democrazia sindacale

 

La questione della democrazia sindacale è uno dei punti su cui, giustamente, la Fiom ha più insistito in questi mesi, proponendo un maggiore coinvolgimento della base nell’elaborazione delle piattaforme. Tutto ciò è senz’altro un passo avanti rispetto alle posizioni di Cisl e Uil; ma è coerente la direzione della Fiom con quanto dice? Dubitiamo che sia così e ce lo dimostra l’atteggiamento burocratico, incurante della volontà dei lavoratori, avuto da molti funzionari Fiom nella gestione delle vertenze sui precontratti.

A questo proposito ci sentiamo di avanzare una proposta concreta. La partecipazione attiva dei lavoratori deve essere assicurata nelle vertenze dalla costituzione di delegati di trattativa in tutti i luoghi di lavoro e a tutti i livelli (di zona, provinciale, regionale e nazionale). Ogni delegato verrà eletto in assemblea tra tutti i lavoratori, iscritti o meno al sindacato, e sarà revocabile da chi lo ha eletto, in qualsiasi momento della vertenza. Sarà un’assemblea nazionale dei delegati di trattativa a definire la piattaforma generale che verrà sottoposta a Federmeccanica. Il mandato dei delegati cessa con la chiusura del contratto ed a quel punto un referendum ratificherà l’accordo sottoscritto dalla commissione trattante, che verrà eletta dall’assemblea nazionale.

 

Una battaglia dal basso

 

Il fatto che Cambiare Rotta abbia deciso di intraprendere una battaglia a dir poco di retroguardia, non significa che tra i lavoratori ed i delegati non covi una profonda insoddisfazione per come i dirigenti della Fiom hanno condotto le battaglie di questi mesi. In molti hanno avvertito una guida non sicura, poco affidabile e soprattutto priva di quella prospettive e quella chiarezza che di certo il documento di Rinaldini non fornisce.

Se nel Comitato Centrale oltre al sottoscritto vi fossero stati altri quattro compagni disposti a sottoscrivere un documento di sinistra (il regolamento prevede che documenti ed emendamenti nazionali abbiano il sostegno di almeno cinque membri del CC), quella sarebbe stata la via migliore per intercettare il malessere della base e dare una prospettiva alla battaglia per una Fiom che si prepara alle lotte future.

Ma in qualunque caso non rinunceremo alla nostra battaglia.

È nostra intenzione continuare a batterci per un sindacato basato sui consigli, combattivo e con una politica di classe. Solo così potremo preparare una vera alternativa alla politica concertativa che persegue la direzione della Cgil.

L’appello che facciamo a tutti i lavoratori, ai delegati che condividono questa impostazione è di unirsi a noi per dare una battaglia comune, difendendo nelle fabbriche il contributo che abbiamo preparato per il congresso.

È una battaglia tutta in salita, ce ne rendiamo conto, ma assolutamente necessaria per il futuro della Fiom e della classe lavoratrice nel suo insieme.

 

Per contatti e adesioni: nostravoce@yahoo.it. telefono: 340-5041453


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