Parma: la lotta non si arresta
Venerdì 12 dicembre si
è tenuta a Parma la fiaccolata della Lega Nord contro il voto e le case per gli
immigrati, guidata dal Senatur in persona. Il Csp ha partecipato ad un presidio
antirazzista convocato dallo Spazio sociale Mario Lupo, a cui hanno aderito
Rifondazione e varie realtà di movimento (con una presenza complessiva di circa
200 persone).
di
Pietro Previtera (Csp Parma)
Sicuramente in molti
manifestanti c’era l’illusione di poter portare avanti la lotta antifascista in
modo autonomo, con il generoso impegno militante, ma senza l’appoggio del
movimento operaio. È mancata nella preparazione della contro-iniziativa il
coinvolgimento dei sindacati, ed un lavoro di propaganda davanti alle
fabbriche, in grado di spiegare ai lavoratori di Parma come ogni attacco contro
gli immigrati sia un colpo inferto a tutta la popolazione lavoratrice.
I rapporti di forza per
fermare la marcia delle camice verdi non erano assolutamente favorevoli, e gli
apparati repressivi dello stato ne hanno approfittato in modo brutale.
La polizia, schierata da
subito in tenuta anti sommossa, non ha neppure aspettato un pretesto per
caricare i manifestanti, disperdendoli e inseguendoli per le vie del centro, e
accanendosi con manganellate e calci su chi rimaneva isolato. La mancanza di un
servizio d’ordine, e di responsabili di piazza all’interno del corteo, si è
fatta sentire.
Successivamente, per
permettere il passaggio indisturbato ai leghisti, una seconda carica è avvenuta
a freddo nella piazza centrale della città, dove si erano riorganizzati i
manifestanti con cori e striscioni.
Uno scenario simile ai
fatti di Genova 2001, con pestaggi, arresti, sangue, vetrine spaccate, si è
consumato a pochi metri da chi era intento nello shopping di fine anno!
Due persone sono finite
all’ospedale, e ci sono stati pesanti strascichi giudiziari.
Anche nei giorni
successivi il clima intimidatorio nei confronti dei militanti di sinistra non è
scemato. Un livello di repressione simile non si vedeva da decenni a Parma.
Forse le alte sfere della città sede del più colossale scandalo finanziario
della storia Italiana, vogliono imbrigliare preventivamente ogni forma di
dissenso.
Ma le manifestazioni da
quel 12 dicembre non sono mancate, con una presenza giovanile studentesca in
aumento. Come è stato scritto in uno striscione: la lotta non si arresta!