Milano:
Integrativo Direct Line, l’unità dei lavoratori fa un passo avanti
Da poco più di un anno
la Direct Line, azienda di assucurazioni on-line, ha assorbito la concorrente
Royal Insurance ed i suoi dipendenti. Così, i dipendenti della sede di
Cinisello (ex Royal Insurance) e di Lambrate si sono ritrovati sotto un’unica
azienda (che conta ora a Milano circa 800 dipendenti), ma con diritti e salari
diversi. Obbiettivo del contratto integrativo era innanzitutto quello di
migliorare le condizioni di tutti i lavoratori, annullando le differenze
ereditate dal passato. Aver ottenuto il contratto è stato un passo importante
proprio in questo senso, si è rafforzata l’unità dei lavoratori e indeboliti i
canali per dividerci per l’azienda.
di Sara Cimarelli e Kiran Capra
Il 22 gennaio i lavoratori
della Direct Line si sono riuniti in assemblea per votare il loro primo
contratto integrativo. L’obiettivo della piattaforma era quello di alzare il
salario, sia direttamente che indirettamente, inserendo una polizza sanitaria
che garantisce ai lavoratori di Direct Line un cospicuo rimborso delle spese
mediche, che, soprattutto a seguito dei tagli alla sanità, le famiglie fanno
sempre più fatica a sostenere.
Per quanto riguarda le parte
economica, invece, si è inserito il premio di produzione anche per gli addetti
al call center (purtroppo non previsto dal contratto nazionale) ed i buoni
pasto anche per i part-time (che, di fatto, vanno ad aggiungere 50 € netti alla
retribuzione mensile).
Il secondo obiettivo, non
meno importante, è stato quello di migliorare la qualità della vita dei
lavoratori, cercando di normare meglio e rendere meno pesanti i turni,
garantendo orari migliori per che ha figli, andando a vietare tutti quei mezzi
che permettevano ai vari capi e
capetti di ricattare i lavoratori, come ad esempio i controlli a
distanza. Abbiamo cercato di mettere nero su bianco tutti quei diritti (sulle
ferie, ad esempio) che sempre più nel mondo del lavoro vengono calpestati dalle
aziende. Il contratto, che sancisce queste conquiste, è stato votato
praticamente all’unaminità (un astenuto e oltre 500 favorevoli).
Essere riusciti a portare
a casa un buon contratto è dipeso da alcuni fattori fondamentali: il contratto
integrativo era il frutto della discussione coi lavoratori, l’espressione della
loro volontà, e l’andamento della trattativa con l’azienda veniva riportata
costantemente ai lavoratori. Questi metodi hanno garantito sempre una pronta e
partecipata risposta dei lavoratori agli scioperi convocati e sono stati gli
elementi decisivi per costringere l’azienda a cedere.
Non abbiamo portato a casa
tutto quello che volevamo. Va detto, infatti, che oltre all’arroganza
aziendale, che più volte faceva un muro così duro che solo lo sciopero poteva
sgretolare, i lavoratori si trovano a dover fare i conti con un contratto
nazionale, firmato nel frattempo, che ha reso i call center la parte più debole, sottopagata e sfruttata del
settore. I delegati sono così costretti
a coprire, non solo i disagi provocati dai tagli allo stato sociale (per
esempio la sanità), ma anche i buchi provocati dal contratto nazionale, che ha
causato delle voragini tali da permettere che le aziende, in fase di
trattativa, si facciano forza di queste mancanze per barattare un diritto al
posto di un altro.
Chi scrive non vuole certo
farsi lode del lavoro fatto, ma testimoniare quanto sia difficile portare
avanti una lotta in una singola azienda su dei diritti scippati con la firma di
un contratto nazionale e come sia imbarazzante per dei delegati onesti spiegare
l’importanza della democrazia quando i loro stessi funzionari firmano accordi
senza mai interpellare i lavoratori.
Questo pensiamo lo
sappiano bene anche i lavoratori dell’ATM, la cui storia ci insegna quanto bisognerà
essere vigili perché venga rispettato il contratto integrativo! Proprio per
questo abbiamo proposto in assemblea un ordine del giorno che solidarizzava con
la lotta dei lavoratori del trasporto pubblico che è stato sostenuto a
maggioranza dall’assemblea.