Ipercoop: organizziamoci
per difendere i nostri diritti
L’ottavo ipermercato di
Coop Lombardia è stato inaugurato lo scorso luglio a Sesto San Giovanni. Si
trova all’interno del CentroSarca: un grande centro commerciale costruito
nell’ex area industriale che fu della storica Breda.
di Giuseppe Lania
Gli oltre 200 addetti
dell’Ipercoop si sono trovati in questi primi mesi di apertura in una realtà
lavorativa fatta di precarietà e sacrifici. Innanzi tutto, il problema della
precarietà dei contratti: la stragrande maggioranza degli addetti è assunta con
contratti a termine (di 6 o 9 mesi) o formazione lavoro (24 mesi). A questa
continua insicurezza della continuità lavorativa, si aggiunge una flessibilità
sfrenata in fatto di orari di lavoro.
Visti a ritroso sembrano
incredibile i sacrifici che si è stati costretti a fare in questi mesi, per
sopperire all’evidente mancanza di organico. La settimana prima e durante
l’inaugurazione, in alcuni reparti si è lavorato oltre le 70 ore settimanali.
Senz’altro era una situazione eccezionale, ma poi di situazioni eccezionali ce
ne sono state parecchie… E così nel mese di novembre si è lavorato anche 27
giorni consecutivi, senza alcun giorno di riposo, e a dicembre non si è
superato il record precedente solo perché c’era la festività di Natale in
mezzo… In compenso a gennaio, nella settimana dell’inventario, in alcuni
reparti si sono toccate le 60 ore lavorative. È da sottolineare una cosa: tutto
questo è riferito a lavoratori assunti con contratto part-time (che
rappresentano la stragrande maggioranza degli addetti), che teoricamente
dovrebbero fare orari di 24 ore!
Non in tutti i reparti si
raggiungono queste situazioni estreme, ma in tutti è evidente la carenza di
organico e il continuo ricorso allo straordinario, ben oltre l’orario
contrattuale.
Una tale situazione di
precarietà e flessibilità permanente non solo non consente di lavorare nella
tranquillità e nella condizione fisica necessaria, ma soprattutto comporta
problemi nell’organizzarsi una vita al di fuori del lavoro. Accettare una
situazione di questo tipo vorrebbe dire diventare un’appendice dell’azienda,
rinunciare a una propria vita personale.
È necessario che come
lavoratori iniziamo ad organizzarci seriamente per difendere i nostri diritti.
È necessario rivendicare: la garanzia della continuità del lavoro, con la
trasformazione di tutti i contratti precari in contratti a tempo indeterminato,
un piano di nuove assunzioni per coprire la carenza di organico nei vari reparti,
la trasformazione dei contratti da part-time a full-time, laddove richiesto dal
lavoratore il rispetto dei giorni di riposo garantiti per contratto.
Per porre queste
rivendicazioni, però, il primo passo è organizzarsi. È questa la questione
decisiva. Essendo l’Ipercoop di Sesto una realtà completamente nuova, si deve
iniziare da zero a costruire i primi legami tra i lavoratori. È necessario
capire che senza organizzare una presenza sindacale stabile, senza organizzare
l’unità tra i lavoratori, senza esercitare un’azione sindacale adeguata, non
potrà che dominare la precarietà più totale.
Detto questo non basta
iscriversi al sindacato. È fondamentale impegnarsi in modo cosciente
nell’attività sindacale, soprattutto alla luce delle responsabilità dirette che
hanno avuto i vertici sindacali al dilagare del precariato e della flessibilità
di questi anni.
Il peggioramento continuo
delle condizioni di lavoro, la perdita del potere d’acquisto dei salari,
l’introduzione di ogni sorta di tipologia di contratto precario, che ha diviso
i lavoratori tra loro rendendoli più deboli di fronte alle aziende, non sarebbe
mai stato possibile senza la famigerata politica della concertazione, che
tuttora guida gli attuali vertici sindacali. Per anni hanno cercato di convincerci
che gli interessi dei lavoratori passavano da “una maggiore competitività del
sistema delle imprese” e che, quindi, esistevano interessi comuni sui quali
bisognava “concertare”. Ma come i fatti ostinati dimostrano, non ci sono
interessi comuni: un conto sono gli interessi delle imprese, un conto sono gli
interessi dei lavoratori, che si muovono in una direzione diametralmente
opposta. Ciò è vero sia per le aziende padronali, sia per le aziende
“cooperative” come la Coop, diventata ormai un’impresa commerciale di primo
piano (con oltre 41mila addetti a livello nazionale) pienamente integrata nel
sistema di mercato.
È tempo che anche
all’Ipercoop di Sesto ci si muova per costruire una forte presenza sindacale. È
necessario organizzarci, far sentire la nostra voce; per difendere i nostri
diritti, ma anche per costruire un sindacato combattivo, che sia impegnato non
ad inseguire le aziende sul loro terreno della logica del mercato e del
profitto, ma che sia chiaramente e unicamente impegnato sul terreno della difesa
intransigente degli interessi di classe dei lavoratori.