Corrispondenze
operaie
Riceviamo e volentieri pubblichiamo:
Motovario: un esempio di lotta soffocata
Questa storia accade alla
Motovario, azienda di circa 550 dipendenti, leader nelle produzioni di
variatori, motovariatori, motori elettrici.
La nuova Rsu si insedia
nel mese di ottobre, l’80% dei lavoratori ha scelto la Fiom, ma nonostante la
schiacciante vittoria, il patto di solidarietà tra sindacati ha portato la Fim
a ruota con solo un delegato in meno. La Fiom poteva avere due delegati in più,
ma la segreteria non ha voluto recriminare, forse per sudditanza nei confronti
di un’unità che non esiste più nei fatti.
I primi di novembre la Rsu
a maggioranza decide di iniziare la lotta per il precontratto e si propone ai
lavoratori il referendum. Non si sono voluti accordi bidone, si è scelta la
strada naturale, una strada precisa, LA LOTTA!
265 votanti, il risultato
è il seguente: 255 favorevoli al percorso Rsu, 10 contrari.
Il 17 novembre sono
partite le iniziative. 32 ore di sciopero in un mese hanno messo l’azienda con
le spalle al muro. PICCHETTI, PRESIDI, MANIFESTAZIONI assieme a compagni operai
di altre aziende.
Il 70% dei lavoratori e
lavoratrici quotidianamente sono venuti fuori dai cancelli, ARTICOLANDO tutte le
ore di sciopero. Ma la FIOM dov’era? Quasi in maniera autonoma abbiamo
organizzato gli scioperi, e QUESTO COMINCIAVA A DARE FASTIDIO.
I primi di dicembre,
durante uno sciopero, siamo venuti a sapere per bocca di un capo reparto che la
proprietà si era incontrata con i segretari di Fim e Fiom. Una cena che è
servita per incanalare un discorso di accordo aziendale bypassando la
strada del precontratto. Il tutto
tenuto nascosto ai delegati, che, nel frattempo, con l’appoggio dei lavoratori
percorrevano la strada del precontratto. Vedendo la contraddizione tra lotta
alla base e disponibilità ad un’intesa bidone ai vertici, l’azienda, sentendosi
in una posizione di forza, inizia la repressione: si mette in discussione il
diritto di sciopero e si mandano in cassa integrazione 4/5 della Rsu e 50
lavoratori, militanti e partecipi in prima linea alla protesta.
Abbiamo contato 18 azioni
antisindacali da parte della proprietà, pressione sui capireparto e conseguente
manovra di questi sui lavoratori per dissuaderli dal partecipare alle lotte;
riunioni durante l’orario di lavoro con i lavoratori per dire che la Rsu vuole
rovinare lo stato di quiete, fino allo spostamento in reparti confino di
lavoratori e lavoratrici.
Tra essi 5 impiegati che
hanno scioperato dall’inizio alla fine; tutti e 5 in cassa, mentre i colleghi
hanno lavorato 3 sabati a 8 ore e due domeniche mattina per sopperirvi.
Oltre a non far niente
sull’attività antisindacale, la segreteria Fiom non ha nemmeno cercato di
respingere la richiesta di cassa integrazione.
Come se ciò non bastasse
l’azienda, spalleggiata da ex delegati Fim, e lavoratori filo-aziendali, hanno
inscenato una raccolta firme per delegittimare e cancellare la Rsu.
Immaginiamo il clima in
azienda al momento dei fatti: l’assenza dei delegati Fiom messi in cassa
integrazione, la mancanza delle “seconde linee” di iscritti, e uno stato di
terrore provocato da una cassaintegrazione che non prevede nemmeno ANTICIPI,
RATEI E ROTAZIONE hanno indotto molti a firmare.
Quello che è assurdo è che
la segreteria Fiom ha deciso di “scaricare” i propri delegati, limitandosi a
pure dichiarazioni di facciata sulla stampa locale, invece di organizzare una
campagna a difesa della Rsu Fiom.
Non contenti, siamo venuti
a sapere sempre dalla stampa locale che il nostro Segretario aveva già messo in
bacheca le nostre dimissioni, dovute alla pseudo raccolta firme (nessuno ha
ancora visto le firme) senza che la Rsu si fosse formalmente dimessa.
Perché è avvenuto questo?
Forse non è gradita una Rsu capace di relazionarsi bene con i lavoratori,
programmando chirurgicamente ore di sciopero estremamente dannose per
l’azienda, e costruisce un rapporto di forza non gestibile da vertici sindacali
ancora malati di concertazione.
Lo sbaglio è stato forse
alzare il livello dello scontro? Ma quando si ha la forza è giusto sottrarvisi?
Io non credo, e con la coscienza pulita cercherò di rientrare in fabbrica,
cercherò di capire che futuro mi aspetta e cercherò di RESISTERE. Questa è la
Fiom di Modena, quinto territorio metalmeccanico d’Italia e primo nel non
tutelare i propri delegati, è ora che i lavoratori sappiano tutto, senza se e
senza ma.
Natali William ex
delegato Fiom Motovario