Congresso
anticipato della Fiom
Cambiare Rotta al bivio
Con 82 voti favorevoli,
24 contrari e 15 astenuti il comitato centrale del 29-30 gennaio ha sancito la necessità
per la Fiom di andare a congresso anticipato. Questa può essere un’occasione
importante per costruire una alternativa seria e credibile all’attuale gruppo
dirigente
di Paolo Brini (Comitato centrale della Fiom-Cgil)
Le ragioni di
Rinaldini per il congresso
Nella relazione del
segretario generale le motivazioni addotte per la convocazione del congresso
anticipato sono state fondamentalmente tre.
La necessità, data la
constatazione che il “23 luglio”
non esiste più, di andare oltre la concertazione e di aprire su questo
una discussione nell’intera Cgil; la necessità, dato il dissesto industriale
del paese, di ridefinire ruolo e forme dell’intervento pubblico, ed infine la
necessità di ridefinire l’unità sindacale sulla base imprescindibile della
democrazia e dello strumento del Referendum come elemento vincolante nel
rapporto tra le tre confederazioni per far approvare contratti nazionali o
accordi di altro genere come quello sulle pensioni.
Da questa breve sintesi emerge
immediatamente ed in maniera piuttosto palese la parzialità e genericità,
specie in fase propositiva, dei contenuti di quella che dovrebbe essere una
svolta così importante. Che la concertazione è superata lo rileva ormai anche
Pezzotta e che sia necessario un qualche intervento pubblico per aiutare
l’economia lo disse anche Buttiglione ai tempi della lotta di Termini Imerese.
Oltre a ciò manca ogni
analisi critica dell’operato della Fiom in questi ultimi due anni e mezzo:
abbiamo subito due sonore sconfitte negli ultimi due rinnovi contrattuali, e
non solo non ci si chiede il perché ma si continua a negare perfino che di
sconfitte si tratti! Se a tutto questo aggiungiamo che, nelle intenzioni della
segreteria nazionale, i tempi del congresso saranno decisamente brevi (si pensi
che il CC avrà solamente 17 giorni per leggere i documenti ed eventualmente
presentare emendamenti o documenti alternativi) non si può non rilevare quanto
sia grande il rischio che anziché una svolta, questo congresso rappresenti poco
più di un’operazione di facciata il cui unico vero risultato sarà un
regolamento di conti tra gruppi dirigenti.
Le illusioni di
Cambiare Rotta
I vertici della sinistra
sindacale, già dalla riunione del 26 gennaio tenutasi a Bologna, valutano quella
del segretario come una svolta importante verso le posizioni di critica al
modello contrattuale degli accordi di luglio che Cambiare Rotta ha assunto
all’ultimo congresso. Questa considerazione li ha spinti ad aprire una serrata
trattativa con la corrente di Rinaldini
per giungere alla stesura di un documento comune di “centro-sinistra”,
con l’obbiettivo di poter dare una sterzata decisiva verso sinistra di tutta
l’organizzazione e mettere così da
parte definitivamente quella destra (incarnata nella segreteria da Nencini) che
tanto vorrebbe “difendere e ripartire” dalla concertazione anni ’90.
Purtroppo però la realtà
sarà a nostro avviso ben diversa. Già di per sé, la vaghezza delle
considerazioni fatte dal segretario non lasciano presagire nulla di buono; come
si fa a non vedere in questo una volontà di costruirsi una libertà di manovra
tale da poter gestire trattative sia con la destra (specie dell’Emilia Romagna
che si è astenuta nella votazione sul congresso) che con la sinistra della
Fiom, ma soprattutto con la Cgil? Inoltre, se si farà questa alleanza di
“centro-sinistra”, come non vedere il pericolo che le conseguenze per Cambiare
Rotta saranno una ulteriore moderazione nei suoi contenuti e un suo
ridimensionamento, con il rischio più che concreto che tutto ciò porti ad uno
scioglimento nei fatti della sinistra sindacale?
Tutto ciò ci porta a dire
che l’atteggiamento che ha assunto Cambiare Rotta in questa fase è
assolutamente inaccettabile e privo di ogni giustificazione.
La sinistra deve
fare il suo documento
Purtroppo questo
atteggiamento di accondiscendenza nei confronti del segretario generale non
avviene a caso ma è il prodotto naturale della linea che Cambiare Rotta ha
assunto dalla fine dello scorso congresso ad oggi. Una linea di totale
subordinazione nei confronti della maggioranza, priva di qualsiasi tipo di
critica. Tanto che a tutt’oggi nelle fabbriche, eccezion fatta per alcuni
delegati, non vi è neppure la consapevolezza che esista una sinistra
all’interno della Fiom! E come potrebbe essere altrimenti visto che essa è
stata in tutto e per tutto corresponsabile di questa condotta perdente, avendo
avvallato ogni sua decisione in maniera acritica? Dagli scioperi generali
rituali ogni 4 mesi alla tattica suicida dei pre-contratti; non uno straccio di
obiezione negli organismi dirigenti né tanto meno nelle fabbriche!
Già allo scorso congresso
chi scrive votò, assieme ad altri 3 compagni, contro il documento politico
finale presentato in quella sede. Questo perché già da quel testo emergeva
chiaramente una contraddizione di fondo nella linea da perseguire: da un lato
si proponeva una piattaforma rivendicativa più avanzata del periodo precedente
che già allora avrebbe implicato un’apertura dello scontro a tutto campo con
governo e padroni. Dall’altra però non si voleva nella sostanza rompere con la
logica della concertazione, ovvero un sistema di regole che si basa
sostanzialmente sul rispetto della pace sociale.
L’ultima vertenza aperta
dalla Fiom contro l’accordo separato del maggio 2003 ha portato questa
contraddizione alle estreme conseguenze ed i nodi sono venuti al pettine.
Tra i delegati ed i
militanti in questa fase c’è un atteggiamento di delusione e di scetticismo nei
confronti della linea sinora intrapresa e di questo gruppo dirigente. Una
critica latente che può essere incanalata e capitalizzata da una sinistra
sindacale che sappia fornire una vera alternativa con proposte chiare, precise
ed efficaci che si contrappongano alla totale assenza di strategia finora
dimostrate. Questo deve essere il nostro compito e per questo la sinistra
sindacale ha il dovere di presentare alla discussione con i lavoratori un
proprio documento congressuale.
Quali devono essere
i contenuti della sinistra sindacale?
La vertenza dei
precontratti a Modena ha dimostrato una volta di più quanto sia centrale il
coinvolgimento attivo, diretto e cosciente dei lavoratori nella gestione
diretta della lotta. Per questo è fondamentale proporre che ad ogni vertenza si
eleggano direttamente dalle fabbriche coordinamenti provinciali e nazionali di
delegati che affianchino il gruppo dirigente nella battaglia: chi meglio dei
delegati sa come organizzare efficacemente uno sciopero?
Discorso analogo per i
contenuti: non basta individuare il problema salariale e dei diritti, dobbiamo
altresì adeguare le nostre rivendicazioni al contesto in cui ci troviamo. Innanzitutto
è necessario riprendere la vertenza nel quadro di una generalizzazione e di una
estensione del conflitto a fianco delle altre categorie impegnate nei contratti
e questo implica l’apertura di un confronto serrato anche nelle fila della Cgil
sulla strada da intraprendere. La lotta degli autoferrotranvieri deve essere di
esempio per tutti noi. Si tratta di partire dalla radicalità mostrata in quella
lotta per promuovere una vertenza generale su salari e pensioni attaccati
duramente da Confindustria e Governo.
Rivendicare il ripristino
della scala mobile come strumento per difendere i salari è una priorità, ma non
solo. In una situazione di disoccupazione cronica, la Fiom deve difendere
parole d’ordine come quella della scala mobile sull’orario di lavoro e
dell’abolizione di ogni forma di flessibilità e precariato, dalla legge 30 al
pacchetto Treu.
Il dispositivo finale
dell’ultimo CC sottolinea inoltre l’importanza di affrontare la crisi del
sistema industriale italiano: il punto è come? La vaga proposta di Rinaldini
non centra per nulla il punto della questione: nell’ambito delle compatibilità
di sistema, in un contesto di crisi come questo, non vi sono i margini per
soluzioni positive per i lavoratori. Se rimaniamo nella logica di risolvere la
crisi industriale puntando sulla “qualità” e “competitività” stiamo di fatto
dicendo che la crisi, che è sempre causata dai padroni e dal sistema
capitalistico, la devono pagare i lavoratori, italiani o di altri paesi.
Per risolvere la crisi
della Fiat, delle acciaierie di Terni, della Parmalat ecc salvaguardando
l’occupazione esiste una sola parola d’ordine plausibile che il nostro
sindacato possa fare propria: la nazionalizzazione sotto controllo operaio di
tutte le aziende in crisi e che licenziano. I padroni non sono capaci di
gestire le fabbriche (e quando mai lo sono stati)? Lo facciano gli operai. In
un contesto di crisi cronica di sovrapproduzione come quello odierno, è giunto
il momento di mettere in discussione le regole del gioco.
Cambiare rotta è ad
un bivio
Da tutto ciò emerge come,
a nostro parere, non possano esserci margini per un intesa politica tra la
sinistra ed il centro della Fiom. Pertanto, se Cambiare Rotta non sarà in grado
di perseguire questa direzione di battaglia politica aperta nei confronti di
tutte le componenti dell’attuale maggioranza, rinunciando alla linea di
asservimento assunta finora, crediamo che il suo destino sarà segnato. Se così
sarà ai delegati e militanti che ritengono necessaria la costruzione di una
reale alternativa di sinistra dentro la Fiom e la Cgil non resterà che
prenderne atto ed agire di conseguenza ripartendo dal basso per costruire dalle
fabbriche una vera sinistra sindacale.