I
nuovi mercanti di schiavi
Il 23 gennaio è stato
pubblicato sulla gazzetta ufficiale il decreto del governo sui flussi
migratori. Assolutamente in sordina, vista la scarsa informazione che è stata
data sui mass media. Oltre ai 50mila stagionali, solo 29.500 sono gli immigrati
che potranno essere ammessi sul territorio italiano, una cifra ridicola.
di Mario Iavazzi
Come stabilisce la legge
sui flussi migratori, che la Turco-Napolitano aveva reso obbligatorio fissare con
decreto annuale, uno straniero non comunitario che volesse stabilirsi in
Italia, per ottenere il permesso di soggiorno, deve essere in possesso di un
contratto di lavoro. La Bossi-Fini ha ulteriormente ristretto la normativa
arrivando a subordinare anche la sola presenza nel paese ad un contratto di
lavoro, al punto che, lo stesso documento che permette la permanenza oggi il
governo lo chiama “contratto di soggiorno”. Il “datore di lavoro” che avesse bisogno di un lavoratore straniero deve
fare richiesta nominativa sulla base di flussi che i governi, anno per anno,
programmano.
Uomini come merce: nel
capitalismo, non è più teoria da dimostrare, ma la realtà. Se la borghesia ne
ha bisogno chiama nuovi lavoratori dall’estero che restano in Italia finché vi
è la necessità, per poi doversene ritornare a casa, esattamente come si fa con
una merce quando non serve più. Come un bravo fornitore, le aziende chiedono e
il governo offre. Per il 2004: 3mila albanesi, 3mila tunisini, 2.500
marocchini, e così via per un totale di 29.500.
Le cifre sono
assolutamente insufficienti se si pensa a quanti siano i lavoratori immigrati
in Italia ancora senza permesso di soggiorno, nonostante l’ultima sanatoria, e
a quanti siano quotidianamente gli stranieri che tentano la fortuna
imbarcandosi su scafi e gommoni, investendo tutti i loro risparmi e, di
frequente, lasciandoci la pelle.
Nei giorni successivi alla
pubblicazione del decreto, davanti a qualsiasi Ufficio Provinciale del Lavoro
si potevano vedere code di decine di metri di immigrati accalcati in preda
all’ansia, alla ricerca disperata di moduli utili per la richiesta nominativa.
Camionette della polizia, spintoni e accenni di rissa, il caos insomma, la foto
più reale dello stato di questa società. Il tutto per domande che, per la
stragrande maggioranza, rimarranno disattese visto il numero bassissimo di
permessi previsti dal governo.
L’immigrato, ovviamente,
nella quasi totalità dei casi è sottoposto ai lavori più umili, con bassa
qualifica e rischiosi. Lo conferma un recente dossier costruito sui dati Istat
e Inail del 2001. Nello stesso anno, infatti, tra i 677.304 immigrati occupati
regolarmente vi sono stati 58.494 infortuni sul lavoro, con un’incidenza del
9,1%, molto più del doppio di ciò che avviene tra i lavoratori italiani, che si
attesta attorno al 4,2%.
Inutile sottolineare che
questa stima sia assolutamente falsa, a causa dell’alta incidenza del lavoro
nero tra gli stranieri e che molti infortuni non vengono nemmeno denunciati nel
2001. I morti sul lavoro tra gli stranieri sono stati addirittura 111, circa il 30% sul totale delle morti
bianche. Lombardia, Emilia Romagna e Veneto sono le regioni dove è più alto il
numero di incidenti sul lavoro tra gli stranieri. Milano, Treviso, Vicenza,
Brescia, Bologna, Modena e Bergamo sono, nell’ordine. le città più a rischio
per gli stranieri e il “ricco” Nord-est con il 13,6% è l’area territoriale con
un’incidenza infortunistica più alta. E dire che gli “extra-comunitari” in
Italia sono poco più del 2%!
Vi è da aggiungere a
questa analisi lo scandalo dei Centri di Permanenza Temporanea (Cpt) di cui si
è smascherata da subito la vergognosa funzione. Nati per essere il carcere di
chi non possiede il permesso di soggiorno e per chi commette reati minori, in
attesa di essere rispedito nel proprio paese, si stanno rivelando dei veri e
propri gulag. Un esempio sono i casi di diversi Cpt della Sicilia, di Lamezia e
di Bologna dove pare siano state ritrovate tracce di psicofarmaci negli
alimenti!
La borghesia, e questo
governo in particolare, stanno mostrando tutto ciò di cui sono capaci sul
terreno dell’attacco alla classe lavoratrice immigrata e italiana. Razzismo e
classismo sono il leit motiv di tutte le politiche di questi anni. Altro che
binomio immigrazione/criminalità, i veri criminali sono loro. Persone trattate
come rifiuti, nel loro paese e nel nostro! Non ci sono solo le centinaia di
guerre sparse per ogni angolo del pianeta, ce n’è un’altra nel nostro paese che
fa più morti e violenza che in Iraq e si trova in ogni luogo di lavoro, in ogni
legge razzista del governo ed è la guerra di classe.
Ai lavoratori italiani e
stranieri tocca il compito decisivo di vincere questa guerra contro il
capitalismo costruendo un’unità di classe con un programma che abbia al centro
la chiusura immediata dei Cpt, il diritto di voto agli immigrati (non solo alle
amministrative ma anche alle politiche perché sono poi gli stessi governi a
decidere contro gli interessi degli stessi immigrati), un lavoro dignitoso e
sicuro da ogni punto di vista, con un salario decente e la libera circolazione
di uomini senza flussi e chiusura di frontiere.
Ancora una volta la classe
lavoratrice non ha nulla da perdere, se non le catene.