FalceMartello n° 173 * 12-02-2004


I nuovi mercanti di schiavi

 

Il 23 gennaio è stato pubblicato sulla gazzetta ufficiale il decreto del governo sui flussi migratori. Assolutamente in sordina, vista la scarsa informazione che è stata data sui mass media. Oltre ai 50mila stagionali, solo 29.500 sono gli immigrati che potranno essere ammessi sul territorio italiano, una cifra ridicola.

 

di Mario Iavazzi

 

Come stabilisce la legge sui flussi migratori, che la Turco-Napolitano aveva reso obbligatorio fissare con decreto annuale, uno straniero non comunitario che volesse stabilirsi in Italia, per ottenere il permesso di soggiorno, deve essere in possesso di un contratto di lavoro. La Bossi-Fini ha ulteriormente ristretto la normativa arrivando a subordinare anche la sola presenza nel paese ad un contratto di lavoro, al punto che, lo stesso documento che permette la permanenza oggi il governo lo chiama “contratto di soggiorno”. Il “datore di lavoro” che avesse bisogno di un lavoratore straniero deve fare richiesta nominativa sulla base di flussi che i governi, anno per anno, programmano.

Uomini come merce: nel capitalismo, non è più teoria da dimostrare, ma la realtà. Se la borghesia ne ha bisogno chiama nuovi lavoratori dall’estero che restano in Italia finché vi è la necessità, per poi doversene ritornare a casa, esattamente come si fa con una merce quando non serve più. Come un bravo fornitore, le aziende chiedono e il governo offre. Per il 2004: 3mila albanesi, 3mila tunisini, 2.500 marocchini, e così via per un totale di 29.500.

Le cifre sono assolutamente insufficienti se si pensa a quanti siano i lavoratori immigrati in Italia ancora senza permesso di soggiorno, nonostante l’ultima sanatoria, e a quanti siano quotidianamente gli stranieri che tentano la fortuna imbarcandosi su scafi e gommoni, investendo tutti i loro risparmi e, di frequente, lasciandoci la pelle.

Nei giorni successivi alla pubblicazione del decreto, davanti a qualsiasi Ufficio Provinciale del Lavoro si potevano vedere code di decine di metri di immigrati accalcati in preda all’ansia, alla ricerca disperata di moduli utili per la richiesta nominativa. Camionette della polizia, spintoni e accenni di rissa, il caos insomma, la foto più reale dello stato di questa società. Il tutto per domande che, per la stragrande maggioranza, rimarranno disattese visto il numero bassissimo di permessi previsti dal governo.

L’immigrato, ovviamente, nella quasi totalità dei casi è sottoposto ai lavori più umili, con bassa qualifica e rischiosi. Lo conferma un recente dossier costruito sui dati Istat e Inail del 2001. Nello stesso anno, infatti, tra i 677.304 immigrati occupati regolarmente vi sono stati 58.494 infortuni sul lavoro, con un’incidenza del 9,1%, molto più del doppio di ciò che avviene tra i lavoratori italiani, che si attesta attorno al 4,2%.

Inutile sottolineare che questa stima sia assolutamente falsa, a causa dell’alta incidenza del lavoro nero tra gli stranieri e che molti infortuni non vengono nemmeno denunciati nel 2001. I morti sul lavoro tra gli stranieri sono stati  addirittura 111, circa il 30% sul totale delle morti bianche. Lombardia, Emilia Romagna e Veneto sono le regioni dove è più alto il numero di incidenti sul lavoro tra gli stranieri. Milano, Treviso, Vicenza, Brescia, Bologna, Modena e Bergamo sono, nell’ordine. le città più a rischio per gli stranieri e il “ricco” Nord-est con il 13,6% è l’area territoriale con un’incidenza infortunistica più alta. E dire che gli “extra-comunitari” in Italia sono poco più del 2%!

Vi è da aggiungere a questa analisi lo scandalo dei Centri di Permanenza Temporanea (Cpt) di cui si è smascherata da subito la vergognosa funzione. Nati per essere il carcere di chi non possiede il permesso di soggiorno e per chi commette reati minori, in attesa di essere rispedito nel proprio paese, si stanno rivelando dei veri e propri gulag. Un esempio sono i casi di diversi Cpt della Sicilia, di Lamezia e di Bologna dove pare siano state ritrovate tracce di psicofarmaci negli alimenti!

La borghesia, e questo governo in particolare, stanno mostrando tutto ciò di cui sono capaci sul terreno dell’attacco alla classe lavoratrice immigrata e italiana. Razzismo e classismo sono il leit motiv di tutte le politiche di questi anni. Altro che binomio immigrazione/criminalità, i veri criminali sono loro. Persone trattate come rifiuti, nel loro paese e nel nostro! Non ci sono solo le centinaia di guerre sparse per ogni angolo del pianeta, ce n’è un’altra nel nostro paese che fa più morti e violenza che in Iraq e si trova in ogni luogo di lavoro, in ogni legge razzista del governo ed è la guerra di classe.

Ai lavoratori italiani e stranieri tocca il compito decisivo di vincere questa guerra contro il capitalismo costruendo un’unità di classe con un programma che abbia al centro la chiusura immediata dei Cpt, il diritto di voto agli immigrati (non solo alle amministrative ma anche alle politiche perché sono poi gli stessi governi a decidere contro gli interessi degli stessi immigrati), un lavoro dignitoso e sicuro da ogni punto di vista, con un salario decente e la libera circolazione di uomini senza flussi e chiusura di frontiere.

Ancora una volta la classe lavoratrice non ha nulla da perdere, se non le catene.


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