FalceMartello
n° 172 * 8-01-2004
Di quale organizzazione
studentesca abbiamo bisogno?
Una delle debolezze
storiche del movimento studentesco in Italia è il grado insufficiente di
organizzazione. Questo limite ha provocato spesso l’isolamento e la sconfitta
di lotte molto combattive ma incapaci di coordinarsi a livello nazionale e
talvolta anche locale. È necessario costruire un’organizzazione permanente
degli studenti dotata di un programma politico contro la privatizzazione e per
l’unità coi lavoratori.
di Francesco Giliani
Sappiamo che i problemi essenziali degli studenti non si
possono risolvere con mobilitazioni isolate e per questo stiamo costruendo i
Csp (Comitati in difesa della scuola pubblica): dobbiamo dare alle lotte le
gambe per camminare. Come? In quest’ultimo decennio l’Uds (Unione degli
Studenti) ha preteso di ricoprire questo ruolo. Tuttavia, tale organizzazione
non ha mostrato di volersi radicare nelle scuole raccogliendo attivisti sulla
base di un programma chiaro ed organizzandoli in una struttura democratica.
“Disobbedienza” in
salsa Uds
Il 29 novembre l’Uds ha
convocato una manifestazione nazionale a Roma in coincidenza con quella dei
sindacati scuola di Cgil-Cisl-Uil. Circa 20mila studenti hanno sfilato in un
corteo privo di parole d’ordine. Rompevano questo silenzio i cinque
sound-system disseminati nel corteo. Al termine, in stile “disobbediente”, gli
organizzatori pensavano bene di mettere un’altra ora di sound-system senza
organizzare alcuna discussione per spiegare le ragioni della protesta e
discutere il prosieguo delle mobilitazioni. In un clima così demoralizzante e
poco combattivo non sorprende che solo un migliaio di studenti abbia raggiunto
il corteo sindacale.
Sempre il 29, a Bologna si
svolgeva una manifestazione in difesa del tempo pieno e prolungato. Queste
mobilitazioni evidenziano parzialmente l’enorme malcontento che cova tra
lavoratori della scuola, studenti e genitori. Tuttavia, l’appello della
Cgil per la manifestazione
ripropone i temi della collaborazione di classe tra padroni e lavoratori mentre
i continui tagli ai fondi per la scuola (-20% quest’anno per il fondo
ordinario) mettono la scuola pubblica sempre più alla mercé degli interessi di
banche ed industrie. È scandaloso vantarsi che “le Confederazioni hanno sottoscritto un importante accordo con
Confindustria per delineare scelte ed investimenti in grado di segnare
diversamente la considerazione su istruzione, formazione e ricerca”.
La mescolanza di
dichiarazioni apparentemente radicali (“L’Uds
annuncia un autunno caldissimo”) e di manifestazioni a carattere puramente
dimostrativo, slegate da lotte reali, non fa avanzare di un passo il movimento
studentesco, al contrario. Infatti, se gli studenti vedono catapultarsi
dall’alto manifestazioni senza obiettivi ed una strategia per vincere, prima o
poi si stancano.
Secondo il Csp i cortei
vanno preparati ed organizzati con discussioni e propaganda, coinvolgendo
direttamente gli studenti nella definizione delle rivendicazioni e dei metodi
di lotta. In questi anni è risultato chiaro che occupazioni e cortei in sé non
piegano il governo. Gli studenti non producono ricchezza e così, se scioperano,
non arrecano direttamente danno ai loro avversari. Ciò che fa paura al governo
ed ai padroni sono invece lotte organizzate, coscienti, orientate all’unità coi
lavoratori e quindi capaci di prolungarsi. L’unità studenti-operai si
costruisce innanzitutto nella lotta. Per questo il Csp ha portato la propria
solidarietà incondizionata agli autoferrotranvieri in sciopero.
Lotta contro la
repressione
La questione della
repressione fornisce un esempio di come i dirigenti dell’Uds intendano la
lotta. In una società capitalista la scuola è utilizzata dalla borghesia per
trasmettere ai giovani i valori e l’ideologia della classe dominante. Gli
attacchi al diritto di sciopero e i nuovi repressivi regolamenti d’istituto
servono ad abituare i giovani ad accettare passivamente la disciplina sociale
che si troveranno in fabbrica o in ufficio. L’autoritarismo dei presidi è
aumentato con l’introduzione dell’Autonomia Scolastica. Quale padrone, infatti,
finanzierebbe una scuola dove gli studenti rivendicano stages pagati e sotto il controllo sindacale?
I dirigenti dell’Uds hanno
gridato alla vittoria quando una recente circolare del ministero annullava una
direttiva precedente che considerava le assemblee d’istituto ore da recuperare.
Però, oltre a “dimenticare” che nella circolare si precisava che le assemblee
non devono essere più di 4 all’anno (attaccando il diritto all’assemblea
mensile), non una parola è stata spesa per dire che l’autoritarismo si
sconfigge con la mobilitazione, innanzitutto per ottenere piena agibilità
politica e sindacale nelle scuole. L’Uds, invece, si è contraddistinta per aver
diffuso l’apoliticismo tra i giovani, ad esempio cercando spesso di vietare
l’uso di bandiere politiche e di partito nelle manifestazioni. Organizzazioni
come l’Uds diventano poco più che uffici legali basati sull’illusione che le
proprie richieste siano sufficienti per strappare concessioni ad una qualsiasi
autorità, negando centralità alla lotta.
Concertazione o
lotta contro l’Autonomia?
Metodi corretti devono
combinarsi con un programma corretto. La piattaforma della manifestazione del
29 novembre non dice una sola parola di critica sull’Autonomia Scolastica. Con questa
formula suadente si sta cercando di privatizzare e di asservire agli interessi
padronali la scuola pubblica. Addirittura, l’Uds sostiene che “l’alternanza scuola-lavoro appare uno dei
modelli più efficaci”. Ciò significa non opporsi alla politica degli stages non retribuiti, fonte di
manodopera gratuita per le imprese. Lottare nel 2004 per una scuola gratuita,
di qualità e laica è tutt’uno con la necessità di spazzare via l’autonomia
scolastica e la Parità pubblico-privato, introdotte dal centrosinistra e
aggravate dal centrodestra.
Nella piattaforma dell’Uds
si chiede una “Finanziaria che investa
nella scuola pubblica” rimproverando il governo di mancanza di propensione
al “dialogo sociale”. Se lavoratori e giovani hanno capito il carattere
reazionario di questo governo, la dirigenza dell’Uds getta ancora fumo negli
occhi rimpiangendo una mancata “concertazione” col governo. È invece
prioritario che le lotte per l’abolizione della riforma Moratti comprendano la
parola d’ordine della cacciata del governo Berlusconi.
Precarietà, aumento dei
costi, repressione: nelle scuole esiste una grande disponibilità alla lotta
contro lo sfascio della scuola pubblica. Il problema centrale è l’inadeguatezza
delle principali organizzazioni studentesche. Obiettivo del Csp è trasformare
la rabbia degli studenti in convinzione e militanza per costruire in futuro un
sindacato studentesco democratico, combattivo e di classe.