FalceMartello
n° 171 * 12-11-2003
La nostra scuola va
difesa dalle imprese e dalla chiesa
Da giorni ormai
imperversa la polemica sui crocefissi nelle scuole. Nel dibattito si sono lanciati
a capofitto politici e commentatori della peggiore risma per montare una
campagna a base di odio razziale e pregiudizi medievali.
La questione non è
nuova. Nel 2002 la Moratti aveva diffuso una circolare con cui ordinava di
appendere la croce in tutte le scuole. Sempre in quel periodo la Lega aveva
lanciato una campagna in proposito, con la Padania che titolava: “Segnalateci
se c’è il crocefisso nell’aula di vostro figlio”. Alleanza Nazionale propone di
modificare la Costituzione inserendo i valori cristiani come fondanti della
Repubblica.
di Francesco Bavila
(Coordinamento Nazionale Csp-Csu)
Ma alla destra oggi si
aggiunge anche l’Ulivo: la Margherita chiede alla Moratti di difendere i legni
sacri. Addirittura Bertinotti ha dichiarato: “Io avrei qualche perplessità a togliere il crocefisso. Un conto è
mettere, l’altro è togliere”. Su tutti è sceso in campo il presidente della
Repubblica Ciampi per ribadire che “non
possiamo non dirci tutti cristiani” e che “il crocefisso è un simbolo della tradizione culturale italiana”.
In effetti la legge che
impone l’affissione della croce nelle scuole è un provvedimento regio del 1924,
una delle prime misure adottate dal regime fascista. Non c’è che dire, proprio
una bella tradizione cui richiamarsi!
La mancanza di rispetto
per i non credenti e per le minoranze religiose non ha ritegno! Dietro a simile
campagna c’è la propaganda di “scontro
delle religioni e di civiltà” da tempo cucinata dai mass-media. Mentre
tutti si lanciano in una gara di insulti verso il dubbio personaggio Adel
Smith, dall’altra tutti i commentatori borghesi lo invitano alle proprie
trasmissioni per ridurre la questione del crocefisso ad uno scontro tra
cristiani e musulmani.
La scuola pubblica
deve essere laica!
La scelta non è tra
Borghezio (Lega Nord) e Adel Smith (Unione dei Musulmani) ma tra scuola
confessionale e laica. Teoricamente la scuola pubblica dovrebbe essere laica,
ma in realtà è innegabile che la Chiesa cattolica entri di prepotenza nel
nostro sistema scolastico. I finanziamenti pubblici alle scuole private, di cui
buona parte cattoliche, sono solo una parte del problema. Lo stesso testo della
riforma Moratti dichiara come obiettivo esplicito la crescita spirituale e
religiosa degli studenti (e l’ateismo non esiste?!).
La forma più forte di
ingerenza delle gerarchie ecclesiastiche nei luoghi di studio è però
indubbiamente l’ora di insegnamento della religione cattolica: un’ora
dell’istruzione pubblica data in gestione dallo Stato alla Curia. Lo Stato
sborsa 600 milioni di euro all’anno per pagare gli insegnanti di religione, che
però sono scelti e possono essere rimossi in qualsiasi momento dalla gerarchia
ecclesiastica. Come la Curia può rimuovere un prete scomodo, può fare lo stesso
con i docenti di religione. Se un insegnante di religione professa idee
politiche di sinistra, ha un figlio senza sposarsi, o è omosessuale, perde il
posto di lavoro. Questo è già accaduto diverse volte. In pratica gli insegnanti
di religione, che al 74% sono laici, sono costretti nelle loro scelte politiche
e personali a sottostare ai dogmi cattolici. Per questi lavoratori non vale
nessun articolo 18 né nessun diritto sindacale!
Laicità della scuola non
vuol dire ateismo forzato, ma al contrario pari dignità a tutte le posizione
credenti ed atee. Teoricamente accetteremmo anche un regime di pluralismo di
idee, dove siano presenti in maniera uguale tutti i simboli religiosi e atei.
Nella pratica questo è impossibile: esistono migliaia di pensieri differenti.
Esistono, poi, migliaia di studenti che non si riconoscono in nessun simbolo e
in nessuna ideologia e che ancora stanno formando le proprie convinzioni.
Per questo l’unica via è
la totale laicità dello Stato e dell’istruzione pubblica: la rimozione dei
crocefissi e di qualsiasi simbolo religioso dai luoghi pubblici, l’abolizione
dell’ora di insegnamento della religione cattolica, l’istituzione dell’ora di
educazione sessuale gestita dai consultori pubblici, la libertà di tutti i
gruppi studenteschi, di svolgere le loro attività di pomeriggio a scuola e la
liberazione dei
programmi scolastici da qualsiasi pregiudizio religioso.
Una croce sopra il
diritto allo studio
In tutto questo polverone,
l’unica vera croce è quella che il Governo vuole mettere sul diritto allo
studio: prosegue l’iter della Riforma Moratti, che accentua ulteriormente il
processo di privatizzazione della scuola e la dispersione scolastica è a
livelli allarmanti. Ogni anno 52.000 studenti abbandonano gli studi superiori.
Questo è il risultato di 10 anni di tagli alla scuola pubblica che hanno fatto
salire i costi di studio alle stelle. Proprio in questi giorni assistiamo alla
commemorazione degli studenti morti nel terremoto dello scorso anno a San
Giuliano. Le commemorazioni non si sono ancora chiuse e ci arriva la notizia
del crollo di un soffitto di una scuola di Savona. L’edilizia scolastica è
assolutamente scadente e non si vede all’orizzonte nessun piano di
finanziamento per ristrutturazioni e creazione di nuovi edifici. Nelle scuole
ormai mancano i fondi per tutto: 90.000 cattedre sono coperte solo tramite
supplenze, manca addirittura il toner per le fotocopie; non mancano mai però i
soldi per le scuole private.
Ecco qual è il modello di scuola che vogliono Moratti e
Berlusconi: un scuola per ricchi, autoritaria, in mano alle aziende e alla
Chiesa! Di fronte a questo quadretto l’unica alternativa è la lotta! Ma perché
le lotte studentesche possano vincere è necessaria una struttura nazionale che
coordini le mobilitazioni, con un programma chiaro a difesa del diritto allo
studio. Un’organizzazione che pratichi nel concreto la strada dell’unità tra
studenti e lavoratori. Una struttura autofinanziata, indipendente e democratica
che non commetta più gli errori del passato. Costruendo il Comitato in difesa
della Scuola Pubblica (Csp) vogliamo costruire questa alternativa. Organizzati
e lotta. Aderisci al Csp per una scuola pubblica di massa, gratuita, laica e
democratica.