FalceMartello
n° 171 * 12-11-2003
Studiare a Bologna: ecco il
quadro che ne viene fuori…
“Una scelta per il tuo
futuro…Bologna…”: recita così la pubblicità dell’ateneo per incrementare i suoi
iscritti: noi però vogliamo capire veramente cosa significa oggi essere
studenti universitari, a Bologna in particolare, e dimostrare come scegliere di
andare all’università, ridotta ad una merce costosa riservata ai ceti abbienti,
significa ipotecare il proprio futuro: laurearsi è in questo momento infatti un
sogno praticamente irrealizzabile per i giovani figli di lavoratori.
di Gabriele Carminati, Serena Capodicasa, Maddalena Oliva, Sara
Signoretti (Università di Bologna)
La Riforma Zecchino ha
superato il periodo di rodaggio e comincia ad affondare colpi sempre più
decisi. Nelle facoltà gli studenti subiscono una situazione insostenibile:
aumento delle tasse d’iscrizione, smantellamento delle borse di studio e degli
studentati, strutture fatiscenti, aumento dei ritmi di studio, autoritarismo di
presidi e baroni. Non c’è molto da dire: la selezione portata avanti dall’università
è selezione di classe. E questo è anche e soprattutto vero per l’università di
Bologna: abbiamo deciso di stilare una sorta di ABC della selezione universitaria.
“A” come Autonomia
universitaria
L’Autonomia è una forma di
privatizzazione dell’università, in cui ogni ateneo acquista un proprio
bilancio indipendente. Di fronte alla drastica riduzione dei fondi statali, le
università sono costrette ad autofinanziarsi:
• 1) aumentano i
contributi richiesti agli studenti: aumento delle tasse universitarie.
L’anno accademico
2003/2004 vede un generalizzato aumento delle tasse, e Bologna non è da meno:
aumento delle tasse per le lauree triennali e per il vecchio ordinamento pari
all’8-10% (solo la prima rata uguale per tutti è di 450 euro) e aumento delle
tasse per le lauree specialistiche (ai già pesantissimi 2.100 euro vanno
aggiunti in media altri 150 euro).
Già questo basterebbe a
scoraggiare chiunque, ma non basta perché il sistema di fasciazione, di
contribuzione ridotta, che dovrebbe permettere un più ampio accesso allo
studio, è una presa in giro: ci sono nove fasce (da 9.187 a 33.213 euro,
secondo gli indicatori Isee) che prevedono una riduzione dal 95% al 20% sul
contributo – cioè solo su una delle voci che compongono le tasse, che non
corrisponde neanche al 20% dell’ammontare totale - e alcuni benefici per chi ha
un reddito annuo complessivo inferiore a 16.000 euro. Ma c’è qualcuno che pensa
veramente che con questi redditi si possa sperare di mandare il proprio figlio
all’università, visto e considerato che al massimo su una retta media di 1.500
euro si può avere una riduzione di 200 euro?
• 2) stringono rapporti
con le imprese: asservimento al volere dei privati.
Un esempio? Il tirocinio,
la cui finalità sarebbe “di avvicinare lo
studente al mondo del lavoro con attività formative volte ad agevolare le
scelte professionali”. A Biotecnologie il regolamento indica che il tirocinio “può essere svolto presso
strutture interne all’Università” ma viene effettuato “primariamente in strutture extra-universitarie, quali aziende
interessate all’uso delle biotecnologie”, ed inoltre che “il tirocinio non deve essere motivo di
rapporto di lavoro retribuito, né essere comunque sostitutivo di manodopera
aziendale o di prestazione professionale”. Vogliono quindi farci credere
che non si tratta di manodopera gratuita ma “il
tirocinio consiste nella partecipazione dello studente ad attività pratiche
svolte nella struttura ospitante per almeno 40 giorni (per 7 ore al giorno di
lavoro)”. È facilmente intuibile come questo bel regalo dell’Università
alle aziende ospitanti i tirocinanti le conferisca una marcia in più nella
corsa ai finanziamenti privati, insomma: i soldi che non arrivano dallo Stato,
se li vuole dai privati, l’Università se li guadagna col lavoro degli studenti!
In più ci sono i danni
provocati dall’autonomia didattica, dalla laurea divisa in tronconi: il sistema
dei crediti che di fatto istituisce l’obbligo di frequenza, penalizzando gli
studenti-lavoratori, l’aumento dei ritmi di studio, la riduzione degli appelli,
lo smantellamento di molti corsi (come a Scienze della Comunicazione dove gli
opzionali non esistono più e l’unica alternativa è seguire alcuni nuovi moduli,
più o meno corrispondenti, e “mettere insieme” l’esame).
“B” come Borse di studio
(altro che diritto allo studio…)
L’Arstud (Azienda
Regionale Diritto allo Studio) fa di tutto per rendere più difficile l’accesso
ai servizi per lo studente, soprattutto se è studente-lavoratore, e questa
carente offerta di servizi è dovuta a stanziamenti sempre più striminziti, per
cui i vari enti per il diritto allo studio si mettono in concorrenza, e gli
enti che forniscono meno servizi ne escono con sempre meno soldi.
Per accedere alle borse di
studio non basta una dichiarazione di redditi, serve una più complicata Isee
che ti obbliga ad andare da un commercialista. Le soglie economiche sono
talmente basse da impedire quasi anche al figlio di un operaio di accedervi;
per poter avere una borsa di studio per fuorisede lo studente ha il problema di
autocertificare il domicilio con i proprietari che non si sognano di
rilasciarti un regolare contratto d’affitto.
Se per caso lo studente
riesce a rientrare in graduatoria rischia di trovarsi tra gli “idonei non
assegnatari”, punta di diamante del diritto allo studio bolognese, cioè
studenti con tutti i requisiti per accedere ai servizi Arstud ma che siccome
mancano i soldi rimangono con un pugno di mosche in mano.
Se uno studente cerca un
posto alloggio presso uno studentato, spaventato dagli affitti privati, si
trova a pagare delle rette mensili di poco inferiori agli affitti normali.
Negli ultimi tre anni ci sono stati degli aumenti fra il 12 e il 14% che a fine
anno si sentono pesantemente sulle tasche degli studenti. La selezione di
classe raggiunge l’apice quando si guarda ai requisiti di merito che obbligano
lo studente ad avere un certo numero di crediti. E uno studente-lavoratore che
non riesce a seguire le lezioni come matura i crediti? Solo chi può già
permettersi di mantenersi all’università può avere i crediti per accedere al
diritto allo studio!
“C” come Casa
L’ateneo bolognese
presenta una peculiarità: l’elevato numero di studenti fuorisede iscritti ai
suoi corsi, tutti con lo stesso problema, tutti alla ricerca di un tetto sotto
cui dormire…
Le strade sono due: o ci
si mette da soli alla ricerca di un posto letto oppure ci si coalizza e si va
alla ricerca di un appartamento, considerato che negli studentati, come visto,
le rette mensili sono di poco inferiori agli affitti normali e averne diritto è
sempre e comunque un’impresa. Nel primo caso, la ricerca inizia con
pellegrinaggi alle bacheche di annunci ma le offerte sono poche, riferite a
zone periferiche o a comuni della cintura bolognese (va aggiunto quindi il
costo dell’ abbonamento dell’autobus, per gli universitari 30 euro), il prezzo
medio di una singola oscilla attorno ai 350-400 euro, ed un posto in doppia
attorno ai 250 - escluse le utenze. Così molti scelgono di cercare casa in
gruppo e di rivolgersi ad agenzie immobiliari. Innanzitutto bisogna portare al
mediatore la dichiarazione dei redditi della propria famiglia e le “ garanzie”
(“personalità” garanti della serietà dello studente), senza le quali è
impossibile anche solo vedere l’appartamento. Ci sono categorie che vengono
escluse in partenza dalla ricerca: come chi proviene dal Sud e chi è iscritto
al Dams o all’Accademia, perché ritenuto infaticabile organizzatore di feste e
quindi fonte di problemi.
Se si è ritenuti adatti
dal proprietario, in caso di contratto regolare, bisogna pagare subito il 10%
dell’affitto annuo come contributo all’agenzia immobiliare, la metà delle spese
di registrazione del contratto, una caparra pari a due mensilità di affitto
(restituita solo alla riconsegna dell’appartamento), alcune mensilità d’affitto
anticipate. È quindi evidente che l’università è diventata un lusso per pochi:
bisogna allora costruire nuovi studentati, che devono essere totalmente
gratuiti per i figli dei lavoratori, e non dati a chi è in grado di evadere il
fisco!
”D” come difendi il
diritto allo studio!
Dobbiamo lottare, dobbiamo
organizzarci e portare avanti un programma che sia l’espressione sul terreno
studentesco delle esigenze della nostra classe, la classe dei lavoratori.
Il nostro obiettivo è
l’ottenimento di un effettivo diritto allo studio: il diritto per tutti
indipendentemente dalle proprie condizioni economiche a poter accedere
all’istruzione. Questo obiettivo passa da una lotta senza quartiere alle
contro-riforme universitarie passate negli ultimi anni, tutte riunite sotto il
nome di Autonomia Universitaria, per un accesso libero e gratuito
all’università.