FalceMartello
n° 171 * 12-11-2003
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Emilia Romagna -
Legge sull’immigrazione:
molte parole, nessun fatto!
“Ci muoviamo controcorrente alla Bossi-Fini”. Con questa
affermazione l’assessore alle politiche sociali dell’Emilia-Romagna ha iniziato
la sua relazione introduttiva al progetto di legge presentato dalla giunta (Ulivo
e Prc) per “l’integrazione sociale” degli immigrati. Traendo un bilancio dalle
proposte concrete, questa “legge salomonica”, che vuole piacere a tutti e non
dispiacere a nessuno, non è affatto migliorativa.
di Francesco Santoro
Il testo sarà licenziato
entro l’anno, i passaggi presentati come decisivi sono: un programma triennale
di pianificazione per gli interventi sociali; il diritto a percorsi
partecipativi alla vita istituzionale; una “maggior attenzione” a nuove
politiche abitative. Ad un comunista il verbo pianificare è affine, ma in
questo caso perde ogni valenza per diventare un concetto astruso.
Una buona proposta
presuppone un’analisi attendibile e quando si crede che a Modena e provincia
nel 2002 il 16% dei neo-assunti siano lavoratori stranieri, si è lontani dalla
realtà, poiché i dati forniti (fonte: Stranieri in Italia) indicano il 54%. Comunque, per non ridurre la critica ad una
questione di numeri, per quanto restino fondamentali, diventa difficile credere
in questa programmazione quando soltanto oggi si iniziano a muovere i primi
miopi passi nell’osservazione del fenomeno. Da questa contraddizione appare
evidente che si è ancora lontani dal parlare di piani triennali di cui non ci è
dato di conoscere il contenuto, ma magari qualcuno crede che ci sia ancora
tempo.
Il secondo punto, ovvero
la partecipazione alle varie consulte (regionali, provinciali, comunali,
zonali), è il solito specchietto per le allodole che ostenta democrazia ma cela
burocrazia e propaganda. I delegati degli immigrati potranno partecipare al
monitoraggio ed avanzare proposte, ma le decisioni saranno dettate da esigenze
diverse, e non saranno certo quelle dei lavoratori ma quelle del mercato del
lavoro. In Italia, infatti, l’ingresso di immigrati è legato ad un contratto di
lavoro. Per non parlare dell’estensione del diritto di voto amministrativo: chi
ha proposto la legge regionale forse non immaginava di essere scavalcato da
Fini (che comunque lega il voto in maniera classista al reddito) in questo
minuetto di “aperture progressiste”.
Le politiche abitative
prevedono maggiori investimenti per l’edificazione di alloggi sociali e
l’istituzione di agenzie territoriali per l’affitto. In linea di principio
sarebbe una buona iniziativa, se però fosse almeno vincolata alla formazione di
cooperative edilizie municipalizzate per costruire case popolari con affitti ad
equo canone. Lo stato dell’arte evidenzia, infatti, un caro-vita da massimi
storici ed una finanziaria per il 2004 che taglia completamente i fondi
destinati al sostegno per l’affitto. Il Comune, ad esempio, risarciva a fondo
perduto il 30% dell’affitto annuo ad una buona fetta di famiglie. Cosa propone
la giunta regionale per contrastare questa situazione di fatto?
Risalta l’evidente
inadeguatezza di questo progetto di legge che non si connette affatto con le
reali condizioni e necessità dei lavoratori immigrati, mercificati prima dalla
Bossi-Fini e dalla legge 30 e poi magari detenuti in quei vergognosi Cpt
lanciati dal centrosinistra. Quando queste critiche vengono rivolte ai
proponenti del testo, essi rispondono che la legge opera nell’ambito regionale
e che l’Emilia-Romagna è una delle poche regioni a fare simili proposte. Questa
legge-manifesto si riduce alla solita politica del meno peggio. Durante un dibattito
pubblico Masella, capogruppo del Prc in regione, si è spinto ad auspicare che
questi problemi escano dalle aule consiliari per entrare nelle piazze, scuotere
tutta la società, “aspettando” la fine del capitalismo. Questa attesa sarà
eterna fintanto che queste concezioni avranno seguito. Solo con la lotta di
classe sin da ora si potrà rovesciare questo sistema, non nascondendosi dietro
belle frasi vuote. Pertanto i comunisti devono lottare per:
• No ai flussi migratori, libera circolazione
delle persone.
• Permesso di soggiorno per tutti! Chiusura dei
Cpt.
• Voto politico ed amministrativo per tutti i
lavoratori immigrati presenti in Italia da almeno un anno.
• Esproprio senza indennizzo delle immobiliari che
tengono sfitti migliaia di appartamenti per tenere alti i prezzi.