FalceMartello
n° 171 * 12-11-2003
Voto agli immigrati
L’ipocrisia della
proposta Fini
La proposta di legge per
il voto agli immigrati presentata da Fini ha determinato disorientamento anche
a sinistra. Molti si saranno immediatamente chiesti se l’estensore di una legge
razzista, la Bossi-Fini, non avesse per caso battuto la testa. Ma se D’Alema
non ha certo perso tempo nell’elogiare l’iniziativa (mettendo involontariamente
a nudo anche la continuità ideale che vi è fra la Turco-Napolitano e la
famigerata legge sull’immigrazione del governo Berlusconi), chi a sinistra
assume di un punto di vista di classe per giudicare ogni proposta, rivela la
natura ipocrita della trovata del leader della Nuova Destra “benpensante”.
di Andrea Davolo
Guardiamo innanzitutto ai
contenuti di questa legge. Essa prevede che alle elezioni comunali possano
votare gli immigrati residenti in Italia da almeno sei anni, che dimostrino di
avere un lavoro e di pagare le tasse, di avere un reddito sufficiente per sé e
per la propria famiglia, di avere un domicilio fisso e di non avere carichi
penali pendenti. A questo punto verrebbe da chiedersi quanti, tra le migliaia
di disperati che fuggono dalla miseria e dall’oppressione, potranno essere i
fortunati che si ritroveranno in tali condizioni mentre, contemporaneamente, il
governo promuove, attraverso la Bossi-Fini, un contesto normativo fortemente
repressivo.
L’odissea di un immigrato
inizia sulle coste dei paesi nord-africani, dell’Albania e della Turchia dove
l’impresa delle varie mafie è facilitata dalle restrizioni all’immigrazione
imposte da una legge che prevede che solo chi dispone già di un contratto di
lavoro possa entrare regolarmente in Italia. Per tutti gli altri, non c’è che
la clandestinità, implicitamente incoraggiata, anche perché permette un
serbatoio di manodopera in nero e sottopagata di cui i nostri angosciati
padroni non vogliono fare a meno; altrimenti come farebbero a ricattare i
lavoratori italiani che non vogliono rinunciare ai diritti sindacali e a salari
dignitosi? Evidentemente questa operazione riesce meglio se c’è la possibilità
di minacciare l’assunzione in nero di un lavoratore immigrato disposto a
vendere la propria forza lavoro per molto meno! Comunque, non è detto che un
“irregolare” riesca nell’impresa di riuscire ad arrivare in Italia e lavorare,
anche se da sfruttato. I meno fortunati scompaiono nelle acque del Canale di
Sicilia altri ancora arrivano in Italia, ma in quanto “clandestini” sono, per
la legge italiana, criminali “di fatto”, quindi rinchiusi nei Lager ideati dal
centro-sinistra ed espulsi in modo coatto nei loro paesi, dopo aver perso
praticamente tutto, dal momento che quelle poche fortune che avevano le avranno
certamente utilizzate per pagare il “viaggio della speranza”. Tuttavia,
l’odissea non termina neanche per i più fortunati immigrati “regolari”;
infatti, grazie al micidiale mix
di crisi economica, leggi su precariato e flessibilità e leggi
sull’immigrazione che il capitalismo oggi ci offre, il permesso di soggiorno,
varrà appena un anno e, se nel frattempo, il contratto di lavoro sarà terminato
o l’azienda fallisce e l’immigrato non avrà trovato una nuova occupazione,
allora egli diverrà automaticamente un “clandestino”, degno solo di tornare a
casa. Ma attenzione, se l’immigrato per sei anni di fila ce la fa a passare
indenne attraverso queste vicissitudini, allora ecco che finalmente potrà
scegliere chi sarà il prossimo sindaco che deciderà dell’apertura di un nuovo
Cpt (Centri di Permanenza Temporanea, le vergognose carceri-lager) nel suo
comune di residenza. Ecco il vero senso della Proposta di Legge, nient’altro
che un pretesto attraverso il quale Fini sta cercando di ergersi, agli occhi
della borghesia italiana, come alternativa credibile all’asse Berlusconi-Lega.
In questo gioco gli immigrati rappresentano per Fini solo una pedina da
utilizzare. Inoltre, c’è un altro aspetto da chiarire. Se il diritto al voto
per gli immigrati (inteso in maniera totalmente differente rispetto alla
proposta censitaria di Fini) rappresenterebbe sicuramente un importante
conquista per tutto il movimento operaio, sulla base di quanto detto finora, esso sarebbe ben poca cosa se non
venisse accompagnato dal ritiro delle leggi Bossi-Fini e Turco-Napolitano, da
un accesso indiscriminato ai permessi di soggiorno, dall’eliminazione del
precariato e della flessibilità, dalla conquista di una sanità e di un’istruzione
pubbliche, gratuite e di qualità.
La lotta unitaria dei
lavoratori italiani e immigrati sarà la musica del futuro. Come militanti del
movimento operaio siamo consapevoli che solo unendo le istanze dei lavoratori immigrati a quelle del resto
della classe operaia, si potrà sconfiggere il pericolo razzista e condurre una
lotta rivoluzionaria contro gli orrori e le barbarie imposteci dal capitalismo,
un sistema che condanna miliardi di persone alla schiavitù.