FalceMartello
n° 171 * 12-11-2003
Bonfiglioli Riduttori (Bologna)
La determinazione dei
lavoratori non può rimanere isolata
Bologna - Continua ad essere il territorio dove si sono sottoscritti il maggior
numero di pre-contratti promossi dalla Fiom, ma con il passare del tempo
Federmeccanica sta serrando sempre più le fila per superare le proprie
contraddizioni aperte dai pre-contratti IMA e G.D (vedi FalceMartello nº170).
Un caso esemplare della
nuova fase è la vertenza alla Bonfiglioli, azienda produttrice di motoriduttori
con cinque stabilimenti a Bologna, per oltre 400 dipendenti, e uno a Forlì.
Dopo mesi in cui l’azienda
rimandava il confronto sulla piattaforma per il pre-contratto, le Rsu hanno
indetto un ulteriore sciopero per la giornata di venerdì 17 ottobre. Intanto si
era aperto un forte contenzioso tra la proprietà Bonfiglioli e gli
ex-dipendenti dei magazzini esternalizzati alla multinazionale dei trasporti
TNT per il licenziamento senza preavviso di un lavoratore che, colpito da una
grave malattia, era rimasto assente dal lavoro oltre il periodo di comporto stabilito dal CCNL del 1999. Il
contatto tra i delegati Bonfiglioli e TNT si salda nell’unione delle due
vertenze quando si viene a sapere che la proprietà ha deciso una importante
spedizione di merci finite per il giorno precedente lo sciopero. Le Rsu decidono
di vanificare la mossa aziendale anticipando al 16 ottobre lo sciopero e
chiamando al presidio ad oltranza i lavoratori dello stabilimento di Calderara
di Reno, dove si assemblano tutti i motoriduttori e sede della proprietà. È un
successo: i reparti produttivi sono vuoti e lo stesso titolare è costretto
fuori dai cancelli.
Uno dei motivi che ha
convinto delegati e operai a mettere decisamente in pratica forme di lotta
radicali a molti sconosciute – tanti giovani lavorano in Bonfiglioli – è stata
la necessità di rispondere al giro di vite che la proprietà intende dare ai
rapporti sindacali con l’assunzione di manager di provenienza e scuola Fiat e
legato all’ambizione dell’erede al timone aziendale di diventare presidente di
Assindustria a Bologna.
In ogni caso, sebbene
l’azienda operi in un settore produttivo ad elevata concorrenza, la Bonfiglioli
non è in crisi. Perciò i lavoratori hanno deciso di utilizzare un linguaggio
diverso per sostenere le proprie ragioni chiedendo all’apparato Fiom, unico sindacato
presente in azienda, di farsene voce. Ma, come travolto dall’imprevisto
sviluppo della vertenza, il responsabile della zona sindacale si è prima di
tutto preoccupato di calmare le acque ritenendo eccessivo il presidio –
enfatizzando i rischi di denuncia penale - e necessario riallacciare il dialogo
con l’azienda. Di fronte a questo atteggiamento smobilitante, delegati e
lavoratori hanno diffidato il funzionario ad andare a discutere con l’azienda e
praticamente lo hanno invitato ad abbandonare il presidio.
Se escludiamo il sostegno
logistico al presidio, comunque indispensabile, e il comportamento della
responsabile del seguito della Bonfiglioli, conseguente alla volontà dei
lavoratori in lotta e fondamentale nei rapporti con le forze dell’ordine, la
Fiom non ha organizzato un intervento di solidarietà decente a sostegno dei
lavoratori in lotta, nessun appello o comunicato è stato diffuso nelle
fabbriche bolognesi attraverso le centinaia di propri delegati, e il
coinvolgimento di altre aziende si è ridotto a poche rappresentanze con gli
striscioni da aziende della zona avvertite singolarmente. E questo mentre le
pagine locali dei quotidiani danno evidenza alla mobilitazione.
Intanto l’azienda
utilizzava ogni mezzo per indebolire la lotta: nelle bacheche di tutti gli
stabilimenti affigge un volantino in cui si avverte che i lavoratori al
presidio rischiano la denuncia penale per occupazione; durante le notti auto di
dirigenti pattugliano i cancelli in attesa che i lavoratori sciolgano il
presidio per stanchezza dando la possibilità di far uscire le merci bloccate;
vengono fatte intervenire quattro camionette della celere, ma non ci sono
appigli legali che giustifichino un intervento repressivo. Però le provocazioni
rafforzano i lavoratori.
Dopo cinque giorni di
presidio ininterrotto, in condizioni climatiche difficilissime, la trattativa
non si è aperta, e lunedì 20 ottobre i lavoratori hanno deciso di sciogliere il
blocco ai cancelli. Non si tratta di una resa, piuttosto di una momentanea
ritirata necessaria ad organizzare una lotta di più lungo respiro. Dopo 70 ore
di sciopero per il pre-contratto il morale dei lavoratori della Bonfiglioli è
ancora alto, e il presidio allo stabilimento di Calderara è servito a misurare
una potenzialità che bisogna mettere a frutto. Si è aperta una discussione tra
le Rsu della Bonfiglioli per strutturare un coordinamento di lotta, e si sta
valutando, a partire dai singoli stabilimenti, di passare a scioperi a
scacchiera fino al blocco di reparti strategici per lunghi periodi con il
supporto finanziario di tutti i lavoratori, una cassa di resistenza sul modello
della Landini Trattori di Reggio Emilia.
Però tutto questo rischia
di essere vanificato se non si supera il sostanziale isolamento in cui si è
sviluppata l’esemplare lotta dei lavoratori della Bonfiglioli.
È necessario ribaltare la
logica che domina negli apparati della Fiom con lo sviluppo di singole vertenze
scaglionate nel tempo, una sorta di staffetta, e passare ad una fase di
generalizzazione e coordinamento delle lotte.
Davide Bacchelli