FalceMartello
n° 171 * 12-11-2003
Anche all’Unicab inizia
la lotta contro la precarietà!
La legge 30, da poco
sfornata dalle fucine del governo Berlusconi, costituisce il punto di arrivo
delle politiche che, ormai da anni, mirano a distruggere quello che rimane dei diritti
dei lavoratori, trasformando uomini e donne in merce da comprare e vendere al
prezzo più conveniente possibile.
di Giordano Amato e Silvia Ruggieri (lavoratori
Unicab)
La situazione contrattuale
nel nostro paese è disastrosa, alle diverse migliaia di co.co.co. che devono la
loro esistenza all’introduzione del famigerato “pacchetto Treu”, stanno per
aggiungersi contratti a progetto, job on- call, contratti a coppie e chi più ne
ha più ne metta, proprio nel momento in cui, secondo l’Eurispes, a livello
europeo, la mortalità e gli infortuni sul lavoro per i cosiddetti “atipici”
risultano essere 2-3 volte superiori rispetto ai lavoratori permanenti.
Con il passare del tempo
sempre più giovani e meno giovani stanno toccando con mano questa realtà e con sempre
maggiore determinazione hanno deciso di ribellarsi ad una logica contrattuale
che li vorrebbe divisi, incapaci di organizzarsi a livello sindacale e
completamente alla mercè dei vari datori di lavoro.
E l’unica maniera per
riconquistare i diritti persi e conseguirne di nuovi è la mobilitazione, la più
democratica, ferma ed intransigente possibile. I lavoratori dell’Unicab, tra
cui chi scrive, hanno cominciato ad intraprendere questo sentiero, e tra mille
difficoltà stanno cominciando ad alzare la testa.
L’Unicab è un call center
romano che si occupa di indagini statistiche e ricerche di mercato e che fa
parte di Assirm, (consorzio di call center, aderente a Confindustria, che
comprende anche altre aziende come Cirm e Datamedia) dove lavorano circa 500
operatori (tutti con contratto di collaborazione coordinata e continuativa). Le
aziende committenti principali dell’Unicab sono l’Istat e alcune case
automobilistiche.
La maggioranza dei
lavoratori è costituita da giovani, spesso studenti universitari che lavorano
per pagarsi gli studi, ma molte sono anche le persone con famiglia a carico per
le quali questo lavoro costituisce l’unica fonte di reddito.
L’unico sindacato presente
in azienda è la Cgil, con una Rsa di sette delegati del Nidil (lavoratori atipici
della Cgil). La collaborazione coordinata e continuativa è una delle forme di
contratto più precarie: non prevede quasi nessun diritto e il pagamento di
malattia, maternità e ferie è escluso.
In questa situazione già
insostenibile, l’annuncio della prossima applicazione della legge 30 ha
provocato una reazione generalizzata di preoccupazione e rabbia ed ha portato
alla luce tutta l’insoddisfazione, fino allora latente, della maggioranza dei
lavoratori.
In giugno, il Nidil aveva
elaborato una piattaforma per tutti i call center dell’Assirm. Questo documento
contiene delle proposte avanzate: oltre all’aumento della paga oraria si
richiede il prolungamento della durata dei contratti ad un anno (attualmente
durano sei mesi), un monte ore annuo prefissato per assemblee retribuite e l’elezione dei delegati sindacali
che, praticamente, nella nostra azienda non sono mai state indette.
Queste proposte sono state
accolte favorevolmente dai lavoratori dell’Unicab, che durante un’assemblea
molto partecipata hanno proposto alcune migliorie ed hanno poi votato la
piattaforma finale quasi all’unanimità. Durante l’assemblea si è deciso anche
che, qualora entro ottobre non fosse stata ancora intrapresa la contrattazione
nazionale, avremmo portato le stesse richieste direttamente in contrattazione
aziendale.
Il 26 settembre, lo
sciopero di categoria di due ore indetto dalla Cgil contro la legge 30 ha visto
all’Unicab un’adesione quasi del 90% dei circa 70 lavoratori che quel giorno
erano di turno, nonostante dai vertici sindacali fosse arrivata l’indicazione di convocare soltanto delle
assemblee “didattiche” al di fuori dell’orario di lavoro. Probabilmente la
convinzione era che, date le condizioni contrattuali, i lavoratori avrebbero
preferito non perdere ore retribuite.
Quasi tutti quelli che
hanno deciso di scioperare sono intervenuti all’assemblea che si è svolta in
concomitanza con lo sciopero. Durante quest’assemblea è stato ribadito che
l’unico modo per ottenere davvero quello che vogliamo è la mobilitazione: una serie
di azioni discusse e votate democraticamente, organizzate in modo tale da
coniugare la massima incisività e nello stesso tempo il minor peso possibile
sullo stipendio dei lavoratori. Questo, pensiamo, è il modo migliore per far sentire alta la nostra voce al
datore di lavoro che, mentre incassa laute provvigioni da parte delle ditte
committenti, fa orecchie da mercante nei confronti delle nostre rivendicazioni.
La proposta che di recente il Nidil sta sostenendo è quella
di sostituire i contratti di collaborazione con contratti a progetto, cercando
di inserirvi il maggior numero di tutele possibili rispettando tuttavia le
compatibilità con la legge 30. Il funzionario sindacale è infatti intervenuto
in questa direzione, affermando che, accettare il contratto a progetto con
alcune modifiche, sarebbe il modo migliore per scardinare “dall’ interno”
questa legge. Si pensa ancora di poter arginare il
fenomeno del precariato con provvedimenti ad hoc, con paletti che ne limitino
la portata distruttiva, ma la storia degli ultimi anni, che ha visto un
progressivo ed inarrestabile peggioramento delle condizioni del lavoro in
generale e di quello atipico in particolare, e la stessa esistenza della legge
30 dimostrano, oggettivamente, che questo non è possibile. La nostra proposta
si situa invece su un terreno diverso: è possibile e necessario intraprendere
una lotta frontale contro la legge 30 e per l’abolizione del lavoro atipico,
che rappresentano un arretramento spaventoso dei diritti che i lavoratori
avevano conquistato negli scorsi decenni.
Il primo passo in questa
direzione è, a nostro avviso, quello di difendere in modo intransigente la
piattaforma votata a giugno, di assicurare la più ampia democrazia sindacale
eleggendo, come è stato più volte proposto dai lavoratori, una Rsu e di creare
un coordinamento a livello sindacale con altre aziende dove le condizioni di
lavoro sono simili, per unirci nella lotta. Questi sono obiettivi primari,
imprescindibili, che imprimerebbero una enorme forza propulsiva alle nostre
rivendicazioni e per raggiungere i quali riteniamo importante che il Nidil ci
sostenga e ci difenda in questa direzione.
A distanza di una sola
settimana, il ritardo di ventiquattro ore del pagamento degli stipendi da parte
dell’azienda ha provocato un secondo sciopero, con un’adesione tale da
sorprendere gli stessi dirigenti sindacali ed il padrone, che immediatamente è
venuto a più miti consigli. Questo ha contribuito a far capire a molti
lavoratori che l’unico modo di ottenere quello che vogliamo è mobilitarci!
Le teorie che immaginavano
il precariato come un universo di persone divise, frammentate, impossibili da
organizzare, vengono fortunatamente smentite dalla realtà. Quando i lavoratori entrano
in scena, lo fanno seguendo i loro metodi tradizionali: si organizzano nei
sindacati e lottano, indipendentemente dal tipo di contratto che ognuno ha
firmato.
Oggi il clima all’Unicab è
dei migliori e ci fa ben sperare per il futuro, tuttavia questo è solo un primo
passo, la strada da percorrere è ancora lunga e difficile ma confidiamo nella
determinazione di tanti lavoratori come noi che non sono più disposti ad
accettare passivamente la distruzione dei loro diritti.