FalceMartello
n° 171 * 12-11-2003
- Modena -
La dura lotta dei metalmeccanici scomoda anche
Giovanardi!
La lotta dei
metalmeccanici della Fiom per la conquista dei pre-accordi e per il rinnovo del
contratto nazionale sta vedendo in Modena una delle sue punte più avanzate,
tanto da far intervenire il ministro Giovanardi, il quale, attraverso un
vergognoso appello al ministro degli interni Pisanu, esige nella sostanza una
dura risposta repressiva nei confronti degli operai che scioperano, picchettano
e bloccano le strade!
di Paolo Brini
(delegato Smalti Modena)
“Sembrano cronache di 30
anni fa, con blocchi sulle strade e scioperi a scacchiera”(il Resto del Carlino
15-10-03), così il giornale locale più legato alla Confindustria presenta
l’esemplare lotta che stiamo portando avanti in queste settimane.
Ancora una volta la
determinazione, la capacità d’organizzazione e la volontà di lotta dei
lavoratori stanno lì a dimostrare quanto grandi siano le potenzialità e le
possibilità di vincere questa battaglia così importante per il futuro
dell’intera classe lavoratrice del nostro paese.
Naturalmente tale
radicalità non nasce a caso in questa vertenza ma è il frutto del lavoro
portato avanti fin qui dal coordinamento di delegati costituitosi nella zona di
Modena sulla base delle pressioni dei delegati di fabbriche importanti quali
Caprari, Annovi&Reverberi e Smalti Modena. Tale coordinamento, cui hanno
aderito nella sostanza tutte le fabbriche della zona interessate alla vertenza
sui pre-contratti tra cui, oltre le sopraccitate, Rossi Motoriduttori, GB ricambi,
GNL, Nacco, Salami ecc., ha permesso l’organizzazione di iniziative mirate con
l’obbiettivo di evitare che le aziende si chiudessero in singole lotte interne
ai propri stabilimenti ma che il fronte si aprisse il più possibile, partendo
dal seppur ovvio ma decisamente intramontabile motto “L’unione fa la forza”!
Le iniziative
La strada scelta dal
coordinamento nell’organizzare le lotte del mese di ottobre è stata quella di
combinare iniziative di lotta volte a danneggiare il più possibile la
produzione con iniziative che avessero l’obbiettivo di richiamare l’attenzione
dell’opinione pubblica, e principalmente il resto dei lavoratori non
direttamente interessati alla vertenza, sulle ragioni della lotta degli operai
Fiom, rompendo lo scandaloso muro di silenzio che i mezzi di informazione
avevano sin qui creato attorno a questa vertenza. Dunque si è dato il via ad
una serie di scioperi coordinati che prevedevano di trovarsi di volta in volta
davanti ai cancelli di una fabbrica diversa e lì bloccare per alcune ore la
principale arteria stradale cui si era collegati. Questo ci ha portato a
bloccare il traffico prima in via Nonantolana il 7 ottobre (davanti alla
Annovi&Reverberi), poi in via Emilia il 14 (davanti alla Caprari) ed infine
in via Giardini il 17 ottobre (davanti alla Terim). Oltre alla visibilità
cittadina questi blocchi hanno permesso agli operai delle singole fabbriche di
incontrarsi, contarsi, acquisire fiducia in se stessi e fornire così nuovo
morale alle maestranze e nuova benzina alle lotte.
La campagna
denigratoria
Naturalmente dato il
successo delle iniziative messe in campo non ci si poteva che attendere una
reazione furibonda da parte dei padroni che attraverso il quotidiano locale Il Resto del Carlino hanno intrapreso
una campagna isterica di denigrazione e falsificazione su quelli che erano i
termini e le ragioni della lotta. “Numerose
aziende vittime delle agitazioni”, “E’
un’azione politica che colpisce chi crea ricchezza e posti di lavoro”
oppure “L’assedio della Fiom finisce in
parlamento” questi alcuni dei titoli di articoli apparsi nelle ultime
settimane. L’attacco sferrato dalla Confindustria non si è limitato a questo ma
è arrivato fino ad esigere l’intervento del ministro Giovanardi il quale senza
mezzi termini ha chiesto l’esplicito utilizzo delle forze dell’ordine contro
queste mobilitazioni dei lavoratori. “Credo
non ti sfuggirà la gravità di una situazione nella quale[…] la Fiom-Cgil porta
avanti un’azione di intimidazione per ragioni meramente politiche cercando di
costringere le aziende a firmare una sorta di pre-contratto […] Ti ringrazio
per quanto potrai fare perché gli imprenditori che si sentono minacciati e
ricattati possano contare sulla tutela di uno stato che garantisca lo
scrupoloso rispetto dei principi di legalità nelle lotte sindacali” Queste
le parole che il ministro ha rivolto al collega Pisanu, cui non credo serva
aggiungere altro per capire da che parte stia il governo del presidente
“operaio”! E’ altrettanto grave, ma certamente non stupisce, il fatto che a questa
campagna si sia associata parte non irrilevante del centro-sinistra locale.
Infatti l’assessore della Margherita Giorgio Razzoli non ha trovato di meglio
che dire: “Non c’è spazio per la deriva
massimalista” e “Gli scioperi e i
blocchi stradali danneggiano il territorio e allargano il solco fra i
sindacati.” Mentre esponenti di spicco dei Ds come il senatore Lanfranco
Turci hanno dato un sostegno talmente ambiguo e pieno di distinguo alle ragioni
dei lavoratori da renderla davvero poco meno di una formalità!
I limiti del
coordinamento
Campagna denigratoria a
parte, se il coordinamento ha avuto meriti importanti in questa fase è però
altrettanto necessario focalizzarne i limiti per poterli superare e rendere
così ancor più incisivo il proseguo della lotta. Fino ad ora la gestione delle
riunioni del coordinamento è stata molto informale, senza votazioni o
indicazioni finali precise e gli aspetti organizzativi delle varie iniziative
erano poste di fatto esclusivamente sulle spalle dei funzionari di zona.
Inoltre si ha avuto troppo la tendenza a limitare l’adesione a questo
coordinamento alle sole aziende della zona di Modena, sollevando per es.
obiezioni organizzative sulla partecipazione alle riunioni dei delegati Terim
solo perché erano collocati in un’altra zona della provincia. Questo modo
approssimativo di operare ha funzionato finché non sono cominciate a piovere le
prime pressioni sull’apparato. Pressioni sia di tipo organizzativo in vista
degli scioperi generali del 24 ottobre e del 7 novembre, e sia politiche, più o
meno sotterranee, da parte dei partiti del centro-sinistra per calmare le acque
e limitare o evitare in futuro questo tipo di iniziative.
Tutto ciò ha avuto come
conseguenza immediata il rinvio di una mobilitazione di 2 ore in programma per
venerdì 31 ottobre creando così una situazione di enorme dilatazione dei tempi
di organizzazione ed una crescente incertezza tra delegati e lavoratori.
Diventa pertanto decisivo
in questa fase superare questi limiti ponendosi tre obbiettivi principali. Il
primo deve essere quello di rendere più formali le riunioni del coordinamento
esigendo che ogni proposta sia messa in votazione di modo che ogni delegato, al
termine della riunione sappia con precisione che iniziative si portano avanti e
da subito possa cominciare ad organizzarne al meglio la riuscita nella propria
azienda. Conseguentemente a ciò le circostanze impongono che la gestione del
coordinamento sia posta in maniera più ampia e diretta nelle mani dei delegati
stessi.
Il secondo compito deve essere
quello di organizzare un ferreo servizio d’ordine ai prossimi blocchi per
difendere al meglio le lotte da possibili provocazioni che, dato il clima di
caccia alle streghe venutosi a creare, non sono affatto da escludere.
Infine il terzo obbiettivo
dev’essere quello di estendere il coordinamento a livello provinciale a tutte
quelle fabbriche che stanno entrando ora in lotta, come Motovario e Ferrari, o lo sono già da tempo come Angelo
Po, Goldoni ecc.
Più la lotta è estesa e più
è efficace. Altrimenti corriamo il serio rischio di trovarci in riunioni
routinarie che perdono di efficacia e significato, e minano alla base il buon
esito della lotta.
La lotta e i
coordinamenti devono generalizzarsi
Tuttavia una lotta di così
ampia portata, seppur condotta sin’ora con grande combattività, non può essere
vinta se rimane isolata ad un’unica città. Troppi sono ancora i ritardi
nell’apertura dello scontro in realtà importanti come il Piemonte o la
Lombardia e in una lotta, specie come questa, i tempi sono determinanti nel
decidere l’esito finale della battaglia. Se un solo coordinamento di zona è
riuscito ad ottenere questi risultati si pensi cosa potrebbe succedere se
questi coordinamenti si diffondessero in tutte le città e se si coordinassero a
livello nazionale per dare ancor più efficacia ed incisività alla lotta. Perciò
è compito di ogni delegato, militante, attivista sindacale far sì che il 7
novembre sia il trampolino di lancio per generalizzare questo scontro. Se
questo avverrà abbiamo tutte le carte per vincere la partita, altrimenti
rischiamo di incamminarci verso un’ennesima sconfitta che davvero non possiamo
permetterci. Non è ancora troppo tardi ma il tempo stringe.