FalceMartello
n° 170 * 9-10-2003
Italia 2003: non esiste
nessun diritto allo studio!
Lottiamo per averlo!
“È necessario difendere
il prestigio dell’Italia a livello internazionale”: questa è la filastrocca
ripetuta all’unisono dalla destra e dal centro-sinistra. La ripetono quando si
tratta di inviare soldati in Iraq o in Afghanistan o di attirare i capitali
americani. Il livello di tale prestigio è inversamente proporzionale alle
condizioni di vita di studenti, lavoratori e disoccupati.
di Dario Salvetti
(coordinamento Nazionale Csp-Csu)
Ecco i record di questo
“paese prestigioso”: gli stipendi vengono mangiati da una delle più alte
inflazioni d’Europa, un lavoratore su 4 viene assunto con contratti precari, al
sud il 33% dei giovani non trova lavoro, gli immigrati fronteggiano una delle legislazioni
più razziste nel mondo, il 12% delle famiglie vive sotto la soglia di povertà e
il presidente del Consiglio considera Mussolini un dittatore benigno. Per
quanto riguarda, poi, l’istruzione il prestigio è totale: spesa per
l’istruzione e stipendi dei docenti tra i più bassi d’Europa.
La dispersione
scolastica è selezione di classe
Oggi in Italia non esiste
nessun reale diritto allo studio. Il 3,6% degli studenti abbandona prima della
terza media e il 9,3% non si iscrive a nessuna forma di corso superiore (fonte
studio Checchi). Secondo lo stesso Ministero della Pubblica Istruzione poi il
25% (il 19% a livello europeo) non arriva al diploma. Negli Itis e nei
Professionali questa percentuale cresce a dismisura, oscillando tra il 35 ed il
50%. Alle superiori ogni anno 52mila studenti abbandonano gli studi ogni anno.
Secondo i Ministri della
Pubblica Istruzione europei riunitisi recentemente la dispersione scolastica
sarebbe dovuta alla “noiosità delle lezioni”. Sicuramente l’attuale istruzione
ha tra i suoi innumerevoli difetti la noiosità. Dubitiamo fortemente, però, che
coloro che abbandonano gli studi siano semplicemente quelli che resistono meno
alla noia. La realtà è che l’istruzione pubblica, stremata da oltre 10 anni di
tagli e con i suoi costi esorbitanti, è inarrivabile per chi vive sotto la
soglia di povertà e difficilmente accessibile per i figli dei lavoratori.
Scuole strangolate
dai tagli
La Conferenza dei Ministri della Pubblica
Istruzione si ripropone di abbassare il tasso di dispersione scolastica dal 19%
al 10% entro il 2010. Tale obiettivo, nonostante la sua modestia, rimarrà un
semplice auspicio. Le parole non costano nulla mentre abbassare il tasso di
dispersione richiederebbe massicci finanziamenti pubblici per riqualificare la scuola,
rendere gratuito lo studio, costruire nuovi edifici ed assumere nuovi
insegnanti. Al contrario ogni Governo Europeo procede spedito sulla strada dei
tagli. La mancanza di fondi per le scuole pubbliche italiane arriva ormai a
toccare anche le spese spicciole. Nell’ultimo anno il fondo di funzionamento
ordinario delle scuole (il fondo per le spese essenziali) ha subito un taglio
del 29% (fonte Cgil scuola). Le scuole risparmiano ormai anche su toner,
fotocopie e riscaldamento. Il tempo pieno alle elementari e medie è stato
tagliato, mentre contemporaneamente si relegano 90 milioni in 3 anni alle
scuole private.
Tasse e sponsor
Strangolare economicamente
la scuola è funzionale all’applicazione dell’Autonomia Scolastica e della
riforma Moratti, veri e propri progetti di privatizzazione dell’istruzione. Le
scuole, lasciate a sé stesse, vengono costrette a reperire i fondi alzando le
tasse o legandosi a sponsor privati, asservendosi cioè agli interessi delle
imprese. Gli istituti migliori saranno così quelli con le tasse più alte,
inaccessibili ai figli dei lavoratori. Alla maggioranza della popolazione
studentesca saranno riservate scuole dequalificate e di serie B: dei semplici
parcheggi in attesa di diventare braccia da lavoro. Come dichiara al Manifesto
la preside del liceo romano Montale: “Cerchiamo di risparmiare sul toner o
sulla carta, sicuramente i tagli sul fondo ordinario si sentono (…) cerchiamo
di cavarcela grazie al contributo di 51 euro all’anno che chiediamo alle
famiglie anche se noi siamo una scuola di periferia e non possiamo spingere
troppo su quel pedale”. Le fa eco nello stesso articolo il preside-manager del
più prestigioso liceo Visconti, del centro di Roma: “Il buon amministratore,
invece, cerca risorse anche all’esterno, noi ne abbiamo parecchie, anche se non
voglio scendere nei particolari perché lo trovo di cattivo gusto”. Scuole di
serie A per studenti facoltosi, catapecchie di serie B per i figli dei
lavoratori. Questi sono i particolari di cattivo gusto.
Autoritarismo e
repressione
Una scuola tra l’altro che
vuole attirare una “clientela” benestante e i finanziamenti delle aziende, deve
dimostrarsi “tranquilla”. Questo è il motivo per cui nei nostri istituti
aumenta la repressione. I presidi propongono e applicano regolamenti d’istituto
sempre più restrittivi, i poliziotti vengono infiltrati in borghese nelle
scuole come bidelli. Questo è quello che è successo a Roma. Tali atti vengono
giustificati con la “lotta alla droga”, ma si tratta prima di tutto di
intimidazioni verso lo scoppio potenziale di mobilitazioni studentesche. Già il
14 settembre il capo della polizia De Gennaro spediva una circolare a tutti i
questori e prefetti in cui invitava a prendere “provvedimenti preventivi al
fine di garantire il regolare funzionamento delle attività didattiche, tutelare
il diritto allo studio e prevenire turbative” e ad instaurare contatti con i
presidi per “percepire tempestivamente eventuali agitazioni del corpo
studentesco”.
Alla lotta!
Secondo la Banca Mondiale
110 milioni di bambini oggi non hanno alcun accesso all’istruzione, mentre
sarebbero sufficienti 15 miliardi di dollari per garantire l’istruzione a tutti
entro il 2015. Nel frattempo solo gli Usa spendono 4 miliardi di dollari al
mese per mantenere la forza di occupazione in Iraq.
Le risorse per garantire
un’istruzione di qualità a tutti ci sono, ma andranno strappate con la lotta.
Tale lotta, però, va organizzata seriamente e su un programma chiaro di difesa
del diritto allo studio, senza ripetere gli errori del passato con cortei ed
autogestioni rituali, senza obiettivi e preparazione. Questa è la via che
vogliamo intraprendere come Csp (Comitato in difesa della Scuola Pubblica) e
Csu (Coordinamento Studentesco Universitario).
Una prima tappa è stata la giornata di mobilitazione
studentesca nazionale da noi convocata il 10 ottobre; la prossima sarà unirsi
ai lavoratori negli scioperi generali contro il Governo Berlusconi. Unisciti a
noi!
Per ulteriori
informazioni visita il nostro sito: www.cspitalia.org