FalceMartello
n° 170 * 9-10-2003
Docenti e scuola pubblica
sempre più sotto attacco
Nell’immaginario collettivo
spesso gli insegnanti sono stati accostati all’idea di “posto fisso”, al riparo
da tagli e peggioramenti. In verità si è trattato sempre di un luogo comune,
molto lontano dalla realtà. Oggi lo è ancora di meno. La crisi di questo
sistema non risparmia nessuno: un duro monito per qualsiasi lavoratore che in
futuro si illuda di appartenere a una “fascia protetta”.
di Giovanni Savino (Csp
di Aversa)
A portare un peggioramento
particolare alle condizioni dei docenti, oltre al precariato e agli stipendi da
fame, c’è oggi anche la questione delle “18
ore” per i docenti delle scuole superiori. Il contratto nazionale della scuola prevede completino 18 ore
settimanali di lavoro, ma soltanto gli insegnanti di lettere completano queste
come ore di lezione. Fino a settembre i docenti di altre materie completavano
l’orario di servizio con altre attività.
Un nuovo decreto legge,
invece, obbliga i docenti a completare le 18 ore interamente come ore di
lezione. Se un docente insegna una materia che non gli permette di fare questo
in una singola scuola, deve completarle andando in altre scuole del distretto
scolastico e così via salendo. In parole povere questo vuol dire che un
professore di Disegno del Liceo Classico, ad esempio, per completare le ore
nella migliore delle ipotesi deve dividersi fra più classi, causando stress e
fatica, e nella peggiore invece deve completare l’orario nella provincia,
costringendolo nella stessa giornata a spostamenti di chilometri e chilometri.
Per non parlare poi dei disagi che ciò ha prodotto per gli studenti, che ad
inizio anno si sono visti cambiare quasi tutti gli insegnanti e con situazioni
assurde, come la divisione delle ore di storia da quelle di filosofia o altre
amenità, con buona pace della continuità didattica! Questo perché non ci sono
docenti e si deve risparmiare.
Mentre gli insegnanti in
ruolo vengono costretti a vere e proprie corse a tappe tra classi differenti,
il Governo blocca da due anni le immissioni in ruolo di nuovi docenti con circa
300mila docenti precari in attesa di una cattedra in tutta Italia. Con la loro
assunzione ci sarebbe la possibilità di avere più professori a disposizione,
migliorando la didattica e il seguito delle lezioni. I soldi sappiamo, invece,
vengono utilizzati per altro: spese militari, finanziamenti alle scuole private
o per aumentare gli stipendi dei parlamentari.
La Cgil scuola, una delle
categorie più a destra nella Confederazione, è arrivata a minacciare lo
sciopero generale della scuola. Questo fa capire come sia incandescente la
situazione. Dal nostro punto di vista lo sciopero generale della scuola deve
smettere di essere una minaccia: deve diventare una realtà. Fra gli studenti il
clima è di attesa, c’è molta elettricità nelle scuole.
È necessario saldare le
lotte dei lavoratori della scuola e degli studenti ed organizzarsi contro tutta
la riforma Moratti; sarebbe sciocco chiedere solo il ritiro del provvedimento
sulle 18 ore o lo sblocco delle graduatorie, perché tutte queste cose sono
collegate fra loro. Solo il ritiro totale di tutto il progetto di distruzione
della scuola pubblica e una svolta decisa possono cambiare la situazione. Ma
non sarà questo governo a farlo, né altri governi che tanto hanno contribuito a
questa situazione di degrado. La parola deve passare ai lavoratori e agli
studenti organizzati, perché sono gli unici capaci di sapere di cosa hanno
bisogno. Noi come Comitati in difesa della Scuola Pubblica (Csp) continueremo
ad organizzare gli studenti che vogliono lottare chiaramente contro lo
smantellamento dell’istruzione, e saremo a fianco delle organizzazioni dei
lavoratori nelle mobilitazioni per una scuola democratica, laica, gratuita e di
qualità!