FalceMartello
n° 170 * 9-10-2003
Rifondazione
e centrosinistra
Bologna: Prc e Cofferati verso
l’accordo
Manca
ancora parecchio tempo alle elezioni amministrative che decideranno il prossimo
sindaco di Bologna ma la discussione sull’avvenimento si fa sempre più intensa.
Nelle prime settimane successive alla sua candidatura ufficiale erano evidenti
le perplessità e la delusione che si respirava in città rispetto a Cofferati e
alla sua scelta.
Il
personaggio che da segretario della Cgil si era trovato a guidare la
mobilitazione contro le politiche antisociali del governo Berlusconi, dopo aver
giocato per mesi a nascondino e aver tradito le aspettative di chi già lo
vedeva come leader di una svolta a sinistra dei Ds (ricordiamo la posizione
astensionista al referendum per l’estensione dell’articolo 18 alle piccole
imprese), si “relega” alla corsa a sindaco di Bologna.
di Carlo
Simoni (direzione Prc Bologna)
A ciò si è
aggiunta una campagna orchestrata dalla destra e dai media locali sul fatto che
si fosse chiamato un non bolognese a coprire un incarico di tale importanza. La
destra non rinuncerà ad usare questo argomento, ma in nessun modo riteniamo che
ciò debba essere considerato un fatto decisivo. Decisivo invece è ciò che la
candidatura di Cofferati porta alla luce: la realtà di una crisi di strategia
nel gruppo dirigente del centrosinistra, e in particolare di quello dei Ds
bolognesi, incapace di trarre le giuste lezioni dalla sconfitta nelle ultime
elezioni.
Primi
passi di Cofferati
In queste
ultime settimane “il cinese” ha avuto modo di lanciare giustamente la polemica
contro il centrodestra dichiarando il fallimento di Guazzaloca e della sua
politica. Tuttavia non è chiaro ancora quale sarà il programma con cui
Cofferati si presenterà alle elezioni e questo già mostra il limite principale
della sua candidatura. Non si parte da una discussione di un programma
alternativo alla destra sul quale scegliere un candidato che possa ben
rappresentarlo. Tutt’altro. Prima il candidato, poi si pensa al programma -
tutto secondo il peggiore copione ulivista.
I suoi
interventi nei dibattiti alla Festa dell’Unità e di Liberazione poco hanno
chiarito sulla questione del programma: pur avendo dichiarato il “ruolo
insostituibile del pubblico”, Cofferati non è andato oltre questa generica
affermazione. Cosa voglia dire rilanciare il pubblico in una città come Bologna
dove il centrosinistra prima e Guazzaloca poi hanno privatizzato più di quanto
era privatizzabile, andrebbe chiarito. Queste giunte hanno privatizzato o
predisposto alla privatizzazione l’azienda del gas e dell’acqua (Hera-Seabo),
l’azienda dei trasporti (Atc), la Fiera, l’Aeroporto, il Centro agroalimentare e le Farmacie
comunali, ed esternalizzato il servizio globale di manutenzione, i servizi cimiteriali
e persino la cura dei semafori e dell’illuminazione pubblica (e la lista
potrebbe allungarsi di parecchio). Questo nonostante molte di queste imprese
municipalizzate avessero garantito per anni sontuosi attivi al bilancio
comunale (o forse proprio perché, per questa ragione, avevano suscitato gli
appetiti di padroni a caccia di facili profitti). Ma il processo di
privatizzazione è andato ben oltre, toccando con il meccanismo degli appalti
praticamente ogni servizio legato alle funzioni comunali (inclusi i messi), con
conseguente levitazione dei costi e scadimento del servizio.
Cosa intende fare Cofferati? Rimunicipalizzare
quanto privatizzato? Come può farlo senza rompere, ad esempio, con la
Margherita?
L’unità delle
forze di centrosinistra è infatti una delle poche questioni su cui l’ex
segretario della Cgil si è particolarmente speso. “Voglio uno schieramento
molto largo, che comprenda l’Ulivo, l’associazionismo e i movimenti fino
all’Italia dei Valori e a Rifondazione, una coalizione in cui vi sia pari
dignità tra tutte le forze…” ha dichiarato Cofferati ai primi di settembre alla
Festa di Liberazione. Questo vuol dire, in termini diversi, che la sinistra e
il centro borghese avrebbero le stesse possibilità di influire sul programma,
ma quello che accade è che la maggior parte dei voti li mette la sinistra
mentre il centro borghese determina le scelte fondamentali! Questa rincorsa al
centro ha portato alla sconfitta già una volta.
Cosa fa
il Prc?
Purtroppo la
maggioranza della direzione del Prc bolognese si è dimostrata finora incline ad
accettare questo gioco, nell’illusione di poter contare realmente nella
determinazione del programma, ma anche perché il Prc subisce la pressione
crescente del ricatto di dover fare fronte comune contro la destra (non importa
se ci si rende complici di politiche che nel medio periodo inevitabilmente
porterebbero ad una nuova sconfitta).
A questo scopo
nella primavera sono state approvate dal comitato politico federale le linee
guida di un programma del partito per il governo della città dove si propongono
rilevanti riforme, ma in un quadro che riflette, sulle questioni cruciali, un
obiettivo slittamento sul terreno delle “compatibilità”, destinato a vanificare
le buone intenzioni che hanno animato il dibattito (non “svendersi”, “fissare
dei paletti”, ecc.), è noto che la strada dell’inferno è lastricata di buone
intenzioni.
Così nel
programma del Prc non si parla di rimunicipalizzare le aziende privatizzate
senza indennizzo (salvo per eventuali piccoli azionisti), ma di costruire
“strutture pubbliche di controllo” dei servizi privatizzati come primo passo
per costruire le condizioni di una gestione diretta (nel lungo periodo);
inoltre, laddove le proposte avanzate costituirebbero un costo per le casse
comunali, si ipotizza di ricorrere a nuove imposte per finanziarle, e così via.
Il vero problema è che dentro all’Ulivo e perfino tra i circoli dirigenti dei
Ds hanno una ampia eco le lobby dei padroni della città e questi signori non
sono disposti a cedere un millimetro su questioni decisive per i loro
interessi. Così Rifondazione otterrà qualche concessione cosmetica sul terreno
del programma, ma non sulle questioni decisive, però in cambio dovrà sostenere
le scelte antipopolari di una eventuale giunta.
Lungi
dall’avere imparato dalle precedenti esperienze, ancora una volta il nostro
partito sta scegliendo una strada che lo condurrà verso un burrone.
Al di là dei
programmi sottoscritti (tanto più se vaghi nelle modalità e nei tempi di
attuazione) l’esperienza dimostra che i dirigenti dei Ds, di gran lunga la
maggior forza nella coalizione ulivista a Bologna, usano la presenza dei
partiti del centro borghese per giustificare agli occhi dei lavoratori la loro
totale subalternità agli interessi vitali delle varie lobby economiche che si
spartiscono il controllo della città, così come ormai avviene già da anni in
Regione, dove il Prc ha difeso una legge per l’istruzione regionale che prevede
il finanziamento pubblico alle scuole private, o fa finta di non vedere quando
si introduce il lavoro interinale nell’Amministrazione regionale.
In ogni
occasione dirigenti locali del Prc si pronunciano a favore dell’intesa con
Cofferati (che non prende impegni di nessun tipo) in dibattiti pubblici e in
articoli e interviste sui giornali locali, nonostante il fatto scandaloso che
non si sia mai discusso (e soprattutto deciso) finora un orientamento su tale
questione in nessuno degli organismi dirigenti della Federazione di Bologna.
Orientamento a
concludere un accordo invece sostenuto nel documento votato con 25 voti a
favore e 5 contrari dal Comitato Politico Regionale (Cpr) in cui la Segreteria
regionale si impegna a creare tavoli comuni al centrosinistra e chiede alle
federazioni di fare altrettanto.
Ma il
centrosinistra non doveva essere morto? Non si doveva “rompere la gabbia del
centrosinistra” come ripeteva ormai qualche anno fa il segretario Bertinotti?
Eppure lo stesso documento del Cpr pare escludere questo obiettivo quando dice
che “vanno scoraggiati confronti parziali con alcune delle forze politiche che
compongono le coalizioni a livello locale...”(!?!).
Questo vuol
dire nascondere ai lavoratori e alla popolazione di Bologna la verità
essenziale e cioè che non si può attuare una svolta della politica comunale a
favore della maggioranza della popolazione se si mantiene in piedi l’alleanza
con il centro borghese che esprime gli interessi delle lobby che sono le vere
padrone della città.