FalceMartello
n° 170 * 9-10-2003
Negli ultimi mesi il
circolo del Prc di Sesto San Giovanni è stato attraversato da un aspro
dibattito sulla privatizzazione della Casa di riposo comunale, un ente di
proprietà pubblica dal 1949 che l’amministrazione di centrosinistra (alla quale
il Prc partecipa) intende privatizzare.
Un “affare” stimato fra i
40 e i 50 miliardi di vecchie lire, che mette a rischio sia i lavoratori
dell’ente che gli ospiti della casa di riposo e le loro famiglie.
La segreteria del circolo,
messa in minoranza in una prima votazione, ha trovato il modo di ribaltare le
deliberazioni del direttivo del circolo, accettando una politica indifendibile
in nome dell’alleanza col centrosinistra. L’intera vicenda è ricostruita in un
articolo di Giuseppe Lania, del direttivo del circolo.
Sesto San Giovanni: il
Prc deve battersi contro le privatizzazioni !
Il Consiglio comunale di Sesto S. Giovanni (Milano), con
una delibera del 6 ottobre, si è resa protagonista di un grave attacco ai
servizi sociali. La giunta, composta da centrosinistra e Prc, ha, infatti,
deciso di privatizzare la casa di riposo comunale, l’Istituto di Pubblica
Assistenza e Beneficenza (IPAB) “La Pelucca”, un grande complesso che ospita
centinaia di anziani non autosufficienti, proprietà pubblica fin dal 1949. Un
vero e proprio regalo ai privati, stimato tra i 40 e i 50 miliardi di vecchie
lire, e un durissimo colpo per gli ospiti della casa di riposo e le loro
famiglie (che non necessariamente potranno usufruire più degli stessi servizi
alle stesse condizioni), e per i lavoratori stessi che da pubblici diventeranno
privati con tutto ciò che ne consegue per quanto riguarda la sicurezza del
posto di lavoro. L’intera vicenda è estremamente significativa, perché illustra
in modo cristallino gli effetti nefasti che l’alleanza col centrosinistra ha
sul partito.
All’ultima campagna elettorale il partito si presenta
alle elezioni in un’alleanza di governo con il centrosinistra (DS, Verdi, PdCI,
Margherita, SDI) e perfino la Lista di Pietro. Un’alleanza alla cui base c’è un
programma che definire ambiguo è dir poco, visto che su un tema centrale come
quello dei servizi pubblici si parlava esplicitamente di “collaborazione col
privato sociale”, con chiari riferimenti alla possibilità di privatizzare
strutture pubbliche (la casa di riposo, l’Azienda Municipalizzata delle
Farmacie, ecc.). Come compagni della sinistra del partito ci siamo opposti a
questa alleanza. Spiegavamo che sarebbe stato un disastro entrare in una giunta
che vede al suo interno partiti chiaramente borghesi, che difendono interessi
opposti ai nostri, che questa gente da noi vuole solo i voti, la copertura di
sinistra, per far passare la loro politica di attacchi ai lavoratori, i tagli
ai servizi erogati dal comune, a partire dalla privatizzazione delle aziende
municipalizzate. Quando prendevamo ad esempio proprio la casa di riposo “La
Pelucca” e il rischio serio di essere coinvolti un una giunta che voleva la sua
privatizzazione (la cosa non era un mistero visto che se parlava nella stampa
locale), gli esponenti della maggioranza del partito ci rispondevano esaltando
il programma stilato col centrosinistra, perché era un programma di svolta, su
cui si era riusciti a strappare la rivendicazione (astratta e generica, che non
ha portato a nulla ed è già caduta nel dimenticatoio) del “bilancio
partecipato”.
La posizione ambigua del Prc
Ma si sa, i nodi prima o poi vengono al pettine. Nella
primavera di quest’anno il centrosinistra dichiara la propria disponibilità ad
accettare la trasformare della casa di riposo comunale in una fondazione
privata. Di fronte a questa presa di posizione, il partito invece di trarre le
giuste lezioni, commette un altro grave errore: accetta di partecipare
all’apposita commissione consiliare che si pone lo scopo di redigere lo statuto
del nuovo ente privato con l’illusione di influenzarne i contenuti. Per sei
mesi il partito è stato portato a spasso dalle forze borghesi che dirigono la
commissione, senza alla fine condizionare un bel nulla, ma riuscendo viceversa
ad essere condizionati dalle logiche burocratiche e opportuniste proprie del
centrosinistra. Infatti, la sera del 22 settembre si tiene il direttivo di
circolo con all’ordine del giorno la discussione su che posizione assumere di
fronte al fatidico e imminente consiglio comunale che deciderà le sorti della
casa di riposo. Potrebbe sembrare scontato che il Prc di fronte alle
privatizzazioni non può che essere contrario, che è nella sua ragione di
esistenza l’opposizione alla logica del profitto. Invece non è così per il
segretario del circolo La Corte (che è pure capogruppo in consiglio comunale),
per il vicesindaco Morabito e per l’intera segreteria cittadina: in tutti
questi mesi si sono convinti che sarebbe sbagliato votare contro la
privatizzazione, e che bisognerebbe farla nascere astenendoci “per ragioni
tattiche”. Nel dibattito sono state portate molte motivazioni, anche se l’unica
concreta e ricorrente era che serviva “un voto che ci permetta di entrare nel
consiglio di amministrazione” del nuovo ente privato: 9 consiglieri su 13 del
nuovo CdA saranno scelti direttamente dal sindaco, e se ci si oppone alla
privatizzazione addio alla possibilità di avere posti per i compagni del
partito. La discussione aveva un che di surreale: forse è tradizione dei
comunisti portare la propria battaglia politica contro il sistema, all’interno
dei CdA di enti privati? Qualcosa non quadrava, e non quadrava neanche per quei
compagni in precedenza convinti della linea della segreteria. La votazione
finale vedeva sconfessata la proposta della segreteria: 9 membri del direttivo
erano per astenersi, 13 per votare contro. La partita sembrava chiusa. Invece
accade ciò che non ti aspetti. Alla ricerca disperata di una mediazione a ogni
costo, la segreteria convoca in fretta e furia un direttivo straordinario pochi
giorni dopo (sabato 27). La segreteria avanza la proposta del voto disgiunto in
consiglio comunale: oltre a votare se trasformare o no la casa di riposo in
fondazione privata, si può chiedere di far votare anche lo statuto, sul quale –
è l’invito della segreteria – si chiede di votare a favore. Ancor prima che
sbagliata la posizione è assurda: si vota contro la privatizzazione, ma poi a
favore dello statuto che stabilisce che “è costituita la fondazione di diritto
privato “ (art. 1)! Uno statuto che chiaramente spiega (art. 11) che il CdA
iniziale può essere integrato (senza tra l’altro apporre alcun limite numerico)
da componenti designati da enti privati sulla base dei soldi investiti nella fondazione.
Uno statuto né più né meno di quello di un qualsiasi ente privato. Per
convincere il direttivo l’argomento usato, agitato in toni drammatici, era
ormai uno solo: non possiamo mettere in crisi l’alleanza col centrosinistra, o
stiamo nell’alleanza oppure no, che la gente chiede unità e non capirebbe una
rottura. A forza si è inculcata l’idea che siamo costretti ad accettare questo,
perché il rischio è essere cacciati dalla giunta (un vero orrore se si hanno a
cuore i posti negli assessorati e quant’altro). Nel dibattito c’è stato anche
chi si è spinto a dire che la crisi e la scissione coi cossuttiani si è avuta
proprio a causa della rivendicazione dell’autonomia del partito, un
ragionamento che ha come conseguenza logica che l’unico modo per assicurarci
dalle scissioni è rassegnarci per sempre all’abbraccio col centrosinistra. Come
qualcuno ha ben sintetizzato: “Mangiare la bistecca e l’osso, e starci, o non
starci proprio”. La votazione finale, con un direttivo rimaneggiato (a
mezzanotte di sabato sera!), ha visto 17 per il voto favorevole allo statuto, 2
contrari, 1 astenuto. La maggioranza del direttivo, quindi, ha finito per
subordinarsi alle pressioni del centrosinistra, prendendo una posizione che è
un regalo agli speculatori privati. Una posizione grave, non solo perché si è
compartecipi di un regalo del patrimonio pubblico a gente che non ha scrupoli a
fare profitti sulle sofferenze altrui, ma anche perché costituisce un
precedente importante. Un precedente che sarà usato contro il partito alla
prossima privatizzazione (già adesso c’è chi parla dell’entrata dei privati nel
consorzio dei rifiuti…) e che indebolisce la battaglia dell’intero partito,
laddove in altri comuni è impegnato in situazioni analoghe contro le
privatizzazioni.
Cosa insegna questa vicenda
Questa vicenda dimostra la correttezza delle critiche che
i compagni della sinistra del partito hanno sempre avanzato in opposizione alle
alleanze coi partiti borghesi. L’alleanza col centrosinistra ha messo il
partito in un vicolo cieco: le pressioni istituzionali, il ricatto permanente
di essere la causa della caduta della giunta, hanno portato il partito a
subordinarsi agli interessi borghesi della maggioranza della coalizione. Su una
questione così fondamentale, si è arrivati a inventarsi i giochi di prestigio,
pur di non assumere una posizione chiara, una posizione da comunisti, contro le
privatizzazioni. Ma la cosa più grave di tutte, è che in tutto questo dibattito
sono state lasciate fuori le ragioni dei lavoratori e degli utenti della casa
di riposo. Altra era la strada da perseguire. Fin dall’inizio il partito doveva
dichiarare e dimostrare tutta la sua
contrarietà alla privatizzazione. Tutte le energie dovevano essere impiegate a
costruire legami coi lavoratori e gli utenti, per costruire iniziative
pubbliche contro la privatizzazione, per smascherare l’operato del
centrosinistra e metterlo in contraddizione col suo stesso elettorato. Questo
andava accompagnato con una proposta del partito per il miglioramento della
qualità dei servizi erogati dalla casa di riposo, per ampliarne
l’accessibilità, con una proposta che promuova nuove forme di controllo,
assegnando potere ai lavoratori e agli stessi utenti. Solo su questa base si
sarebbe potuta costruire un’opposizione alla privatizzazione veramente
efficace. Solo su questa strada si conquista la fiducia dei lavoratori, li si
avvicina al partito e alle idee comuniste, facendo fare un grande passo in
avanti alle ragioni dei lavoratori.
Per l’autonomia politica dal centrosinistra, per
il radicamento del Prc nei luoghi di lavoro
Nel partito
vediamo affermarsi in modo sempre più netto una cultura politica che si
allontana sempre di più da qualsiasi riferimento di classe, vediamo
un’evoluzione sempre più marcata verso un partito istituzionalista, con sempre
meno legami coi lavoratori organizzati, assente dai luoghi di lavoro e dagli
altri importanti luoghi di conflitto come le scuole. Il massimo organismo
politico del circolo di Sesto S. Giovanni, il direttivo, si riunisce ormai solo
per discutere delle questioni istituzionali del consiglio comunale. Nessun
serio lavoro di analisi viene fatto per radicare il partito nella nostra classe
di riferimento: i lavoratori salariati. Troppo assorti nei tatticismi
incomprensibili dell’alleanza col centrosinistra, nessuno sembra essersi
accorto che il circolo ha toccato il punto più basso del tesseramento della sua
storia: nel 2002 si è chiuso con 183 iscritti, e questo quando all’atto di
nascita il circolo di Sesto contavano ben 302 iscritti (1992). E’ necessario
cambiare corso. Innanzi tutto è necessario rompere una volta per tutte con la
subalternità politica nei confronti del centrosinistra, rivendicando la
completa indipendenza politica del nostro partito. Ma questo non basta, è
necessario ritornare ad assumere il radicamento del partito nei luoghi di
lavoro come asse centrale della nostra azione politica, elaborando un programma
legato indissolubilmente alle necessità dei lavoratori, coscienti come siamo
che solo la forza organizzata della classe lavoratrice può realmente
sconfiggere le destre, aprendo un processo reale di trasformazione della
società. Si è fatto un gran parlare di Sesto come “ex-Stalingrado d’Italia”, a
torto la si è presa a città simbolo del tramonto della classe operaia. In
realtà Sesto rimane una città profondamente proletaria, con un forte tessuto
produttivo, specie nel campo delle tecnologie moderne. Colossi come Wind,
Enel.it, Medtronic, Oracle sono presenti in città con migliaia di lavoratori.
Ci sono fabbriche importanti come Alstom Power e la Brollo Marcegaglia; aziende
come ABB, Impregilo, Alitalia sono massicciamente presenti a Sesto con le loro
sedi nazionali. A queste grosse aziende si sommano tutti gli altri lavoratori:
i migliaia del comune, dell’ospedale cittadino, gli addetti dei grandi esercizi
commerciali, i lavoratori delle centinaia di medie e piccole industrie presenti
in città. La svolta del partito, il recupero della sua autonomia di classe, la
riapertura di una concreta prospettiva rivoluzionaria, passano in primo luogo
da qui, dal rilancio del radicamento del partito tra la classe lavoratrice
Giuseppe Lania (direttivo del circolo del Prc – Sesto San
Giovanni)