FalceMartello
n° 170 * 9-10-2003
Milano
- Continua la mobilitazione per il contratto dei metalmeccanici
Il 26 settembre a
Paderno Dugnano (paese dell’hinterland di Milano) si è svolto il secondo
sciopero di zona dei metalmeccanici per un contratto nazionale dignitoso e
contro quello separato firmato da Fim e Uilm lo scorso 7 maggio.
di Fabrizio Parlagreco
(delegato Fiom - Cgil Amisco)
Come il 6 giugno anche
questa volta la partecipazione è stata significativa, oltre 200 lavoratori in
manifestazione, come significativa era la rabbia mostrata. Per 2 ore la Comasina
(una delle arterie stadali che portano a Milano) è rimasta bloccata e il blocco
ha avuto ripercussioni anche sulla adiacente autostrada. Alla manifestazione si
sono aggiunti anche alcuni studenti della vicina scuola tecnica industriale
Gadda, venuti per solidarizzare con gli operai e per protestare contro i
continui tagli alla scuola pubblica da parte del Governo.
Oggi ancora più che a
giugno agli occhi di chi ha scioperato (l’adesione nelle fabbriche che hanno
promosso lo sciopero è oscillata tra il 70 e il 90%) è evidente come non sia
più solo un problema dei metalmeccanici poter portare a casa un vero contratto.
Negli interventi che si sono susseguiti nel comizio finale è emerso chiaramente
come la lotta si debba estendere anche alle altre categorie e agli studenti.
Attacco alle pensioni, legge 30, aumento del costo della vita, crisi
occupazionale, sono sotto gli occhi di tutti e riguardano tutti. Significativo
a tale proposito anche il luogo in cui si è deciso di far finire la
manifestazione, davanti ai cancelli della Sitindustria, fabbrica storica della
zona che recentemente ha dichiarato la chiusura lasciando 100 lavoratori in
mezzo alla strada.
Alla manifestazione erano
presenti i lavoratori e i delegati
di diverse aziende che si trovano attualmente in scontro aperto con
l’azienda: Amisco, Ecobat, Metalli Preziosi, Bialetti, solo per citarne alcune.
In ognuna di queste fabbriche si è aperta la vertenza per conquistare un pre
contratto sul modello di quello rivendicato a livello nazionale dalla Fiom. In
ognuna di queste fabbriche la risposta dell’azienda è stata di totale rifiuto a
trattare.
Alla Metalli Preziosi
quest’estate il padrone, davanti all’escalation di scioperi articolati, ha
organizzato una serrata intimidatoria. Alla Bialetti dopo un luglio di scioperi
intensi il padrone alla riapertura dello stabilimento ha chiesto e avviato la
cassa integrazione. All’Amisco, dove mentre scriviamo prosegue la terza
settimana di scoperi articolati, il padrone che l’estate scorsa non ha voluto
pagare il premio di produzione, lo stesso che poche settimane fa ha distribuito
ai lavoratori i risultati di un questionario interno spiegando che l’armonia
tra direzione e maestranze può e deve migliorare per il bene comune, si rifiuta
categoricamente non solo di aprire le trattative ma anche solo di ricevere i
delegati per un confronto preliminare, minacciando la cassa integrazione.
I lavoratori dell’Amisco
non si sono fatti intimidire. In queste settimane l’ambiente si è fatto giorno
dopo giorno più compatto e la determinazione a tenere duro è forte.
I lavoratori sanno che è
troppo comodo farsi forti della congiuntura internazionale sfavorevole per
riversare sulle loro spalle i costi e i sacrifici per mantenere sani i conti
aziendali. Capiscono anche quale ipocrisia si cela dietro chi in questi dieci
anni ha triplicato il proprio fatturato, ha fatto grandi profitti grazie al
nostro sudore, si nasconde dietro false disponibilità al dialogo e appena vede
profilarsi degli scioperi minaccia lo stato di crisi.
All’Amisco faremo la
nostra parte, faremo tutto il possiblie per vincere la resistenza padronale
sviluppando le forme di lotta più efficaci consapevoli che la lotta sarà lunga,
complessa e che non abbiamo davanti solo il padrone aziendale me anche un
Governo sostenuto da Confindustria che vuole peggiorare le nostre condizioni in
nome dei loro profitti. Allo stesso tempo però è ormai chiaro, se ancora
qualcuno aveva dei dubbi, che la lotta non può rimanere circoscritta alle
singole aziende. è tempo che la Fiom torni indietro sulle sue scelte, come
quella dei precontratti fabbrica per fabbrica, e riporti la lotta sul terreno
nazionale, terreno in cui potremo dimostrare la nostra reale forza senza
lasciare ogni singola fabbrica al proprio destino.
Così come a Paderno
Dugnano il coordinamento dei delegati, che ha dato vita alla manifestazione del
26 ottobre, deve coordinare la lotta per il pre contratto organizzando e
preparando scioperi e mobilitazioni che rafforzino i lavoratori di Paderno,
anche ai livelli provinciali, regionali e nazionale la parola deve tornare ai
lavoratori e ai delegati che devono coordinarsi e preparare la controffensiva
ai padroni.