FalceMartello
n° 170 * 9-10-2003
La lotta all’Alfa continua!
Come sempre a pagare la
crisi sono i lavoratori. Gli effetti disastrosi dell’accordo firmato da Fiat e
governo lo scorso Dicembre continuano a farsi sentire: ora è chiaro che solo
una parte dei lavoratori in cassa integrazione verrà reintegrata, mentre negli
stabilimenti ancora produttivi le condizioni di lavoro non fanno altro che
peggiorare.
di Tatiana Chignola
A Melfi e a Pomigliano si
produce a ritmi estenuanti, con turni di notte che durano anche due settimane
consecutive. Termini Imerese ha dovuto adeguarsi a tali condizioni, pena la
chiusura; ciò nonostante, tra cassa integrazione e mobilità, lo stabilimento è
ormai privo di prospettive e ridotto ad una fabbrica di riserva.
La sorte di Mirafiori non
è certamente migliore: tra i 1800 operai in cassa integrazione verranno
selezionati (chissà con quali criteri!) quelli che rimpiazzeranno i lavoratori
in mobilità lunga.
Il coordinamento dei
delegati Fiom di tutti gli stabilimenti è completamente in mano alla burocrazia
e non rispecchia in alcun modo la reale volontà dei lavoratori. Inoltre lo
stabilimento di Arese, che vede al suo interno una forte presenza dello Slai
Cobas, è tagliato fuori da ogni decisione che riguardi una prospettiva di lotta
nazionale.
Il 7 Dicembre terminerà la
cassa integrazione straordinaria, ma nessuno degli 850 operai dell’Alfa verrà
reintegrato. Solo una parte di questi, circa 350, sarà “accompagnata alla
pensione”, ma coloro che non hanno ancora raggiunto l’età del prepensionamento
si troveranno di fronte a 24 mesi di mobilità. In altre parole la prospettiva
rimane uno stipendio da fame (circa 630 euro al mese) per altri due anni, al
termine dei quali i lavoratori saranno costretti a cercarsi un nuovo posto di
lavoro (con tutte le difficoltà che una persona di mezza età può incontrare).
Da un mese a questa parte
i lavoratori di Arese hanno ricominciato a lottare con grande combattività,
bloccando l’autostrada e organizzando picchetti. La Rsu ha intrapreso anche una
battaglia di tipo legale che, nonostante l’esito positivo, non ha la forza di
invertire le sorti della vertenza. Lo scorso Luglio, infatti, il Tribunale di
Milano ha emesso una sentenza che ordina il reintegro dei cassintegrati, ma la
Fiat ha pensato bene di attuarla solo nel mese di Agosto, per sostituire i lavoratori
in ferie, e da Settembre tutto è tornato come prima. Lo stesso vale per il
ricollocamento dei lavoratori Alfa nei nuovi consorzi stanziatisi nell’area di
Arese: al loro posto sono stati assunti giovani precari non sindacalizzati.
Sapevamo benissimo che la
Fiat se ne sarebbe infischiata sia del giudice, sia dei lavoratori, continuando
lo smantellamento della fabbrica e la speculazione edilizia; ma l’aspetto più
contraddittorio è che di fronte ad un attacco del genere gli esponenti della
sinistra mantengono un silenzio assordante! La stessa Fiom, almeno a livello
milanese, se ne sta in un angolo senza proporre uno sbocco concreto alla
vertenza. Lo Slai Cobas è rimasto l’unico sindacato che propone un minimo di
mobilitazioni. Questo esprime innanzitutto la necessità di riconquistare la
Cgil ad una politica che difenda realmente gli interessi dei lavoratori. In
secondo luogo non possiamo e non dobbiamo riporre alcuna fiducia nelle
istituzioni: i padroni vanno attaccati nei loro interessi. Solo una lotta che
colpisca i profitti può portare realmente alla vittoria!