FalceMartello
n° 170 * 9-10-2003
Contratto Nazionale dei metalmeccanici – I
risultati dei pre-accordi Fiom a Bologna
Rilanciare le
mobilitazioni verso lo sciopero generale
Con 31 pre-accordi
realizzati sul totale dei 155 a livello nazionale (dato aggiornato al 19
settembre), Bologna è la punta più avanzata nello sviluppo della strategia
della Fiom per la conquista di un contratto nazionale sostenuto dalla
maggioranza dei metalmeccanici.
di Davide Bacchelli
Tra gli accordi spiccano quelli
del gruppo IMA e della G.D, aziende produttrici di macchine automatiche con
circa 1.500 dipendenti, le maggiori aziende dell’area e, a livello nazionale,
le più grandi in cui finora si sono chiuse le vertenze precontrattuali.
In particolare con il gruppo
IMA si è usciti dai limiti territoriali andando ad interessare stabilimenti
situati in provincia di Firenze (Libra) e di Milano (Comadis). Rassegna Sindacale, il settimanale della
CGIL, ha così parlato di “colpo grosso” della Fiom bolognese, anche perché
l’amministratore delegato dell’IMA, Alberto Vacchi, è il vicepresidente di
Assoindustria di Bologna. Per questo “tradimento” Fim e Uilm hanno protestato
verso Federmeccanica, e Guidalberto Guidi, il numero due di Confindustria e
padrone della Ducati Energia di Bologna, sulle pagine locali de La Repubblica del 18 settembre ha
dichiarato che “purtroppo anche le nostre aziende rappresentative firmano, ma
quello è un problema nostro e comunque ne risponderanno”.
L’incrinatura del fronte
padronale, insieme alla dimostrazione che si può ottenere di più rispetto
all’intesa del 7 maggio sottoscritta da Fim e Uilm, hanno determinato
l’approvazione quasi unanime (923 si contro 14 no) del pre-accordo da parte dei
lavoratori del gruppo IMA. E’ vero, la strada per un diverso contratto
nazionale è solo all’inizio, ma un primo risultato concreto allevia il bruciore
del nulla di fatto nel rinnovo economico del 2001.
Se da un lato i
pre-accordi dell’IMA e della G.D oggi costituiscono il punto di riferimento per
le intese future, dall’altro vedono affermarsi il carattere aziendalista con
cui i padroni interpretano la strategia della Fiom, assecondati in questo dalla
fretta con cui funzionari e dirigenti sindacali cercano l’intesa, spesso
arrivando al tavolo delle trattative senza una discussione preparatoria in RSU,
giustificandosi di fronte ai delegati più dubbiosi e critici con la necessità
di chiudere il più alto numero di pre-accordi possibile prima dello sciopero
generale indetto dalla Fiom.
Se su salario e lotta al
precariato i risultati sono inferiori rispetto alla piattaforma nazionale
approvata e sostenuta da 450mila metalmeccanici (120 euro uguali per tutti
invece di 135; contratto a tempo indeterminato dopo 12 mesi di attività
continuativa da parte di un lavoratore atipico e dopo aver verificato la non
temporaneità della prestazione, invece di 8 mesi in automatico), la
ultrattività del CCNL del 1999 - l’ultimo sottoscritto unitariamente da
Fim,Fiom e Uilm – in realtà apre alla possibilità di applicare l’intesa separata
del 2003 e quindi anche la famigerata legge 30. Certo, è necessario il
confronto preventivo fra le parti, ma questo significa rimandare il tutto ai
rapporti di forza in azienda. E se la RSU dice no? Per quanto riguarda l’IMA,
Vacchi ha le idee chiare: si andrà allo scontro, come ha tranquillamente
dichiarato al tavolo della trattativa. Tanto è vero che in IMA non si è nemmeno
parlato di clausole che limitano l’azione di sciopero, a differenza di quanto
contenuto nella maggioranza dei pre-accordi, conquistati grazie alla
determinazione dei lavoratori negli scioperi articolati che ha mandato in
bestia i padroni della Cesab, della Motori Minarelli o della Fini compressori,
solo per fare alcuni esempi.
Invece la proprietà di IMA
ha creduto opportuno chiudere in fretta la vertenza per non avere noie
nell’ultimo trimestre dell’anno quando si realizza il grosso del fatturato.
Infatti, sempre su “La Repubblica” del 18 settembre, a fianco e a replicare
alle dichiarazioni di Guidi, intervistato Vacchi dichiara che in IMA “abbiamo
investito nella pace sociale”, cosa impossibile a Bologna senza concertare con
la Fiom, e che con il pre-accordo “noi abbiamo soltanto riconosciuto
un’integrazione ai lavoratori”, “la nostra è un’integrazione, come il contratto
aziendale che è stato pienamente riconfermato”, e aggiunge che “no, il nostro
non è un modello esportabile a livello nazionale”.
Invece il nostro compito è
proprio generalizzare l’apertura delle vertenze sulla base della piattaforma
nazionale e coordinare le varie forme di lotta in tutto il paese per farle
convergere nel prossimo sciopero generale.
L’attuale situazione a
Bologna apre alla possibilità di rompere il fronte padronale in punti nodali
come la Ducati Energia di Guidalberto Guidi – ovvero sconfiggere Confindustria
in casa propria dove vengono multati i lavoratori che scioperano con la Fiom -
o la Weber-Magneti Marelli, per aprire una breccia nel gruppo Fiat. Costruiamo
dei coordinamenti di lotta dei delegati e pressiamo i vertici della Fiom per la
costituzione di una cassa di resistenza a sostegno dei lavoratori che dovranno
reggere il duro scontro in queste fabbriche, spieghiamo il valore cruciale di
queste vertenze in tutti i luoghi di lavoro anche dove, raggiunto il
pre-accordo, le mobilitazioni articolate si sono interrotte. Una vittoria
significativa sarebbe di riferimento per i lavoratori in lotta in tutto il
paese. E la cassa di resistenza smetterebbe di rimanere solo argomento di
polemica negli organismi sindacali, diventando nei fatti lo strumento con cui
rilanciare le mobilitazioni coinvolgendo tutta la categoria.
Così falliranno tutti gli “investimenti nella pace sociale”
tanto decantata dai vari Vacchi – ma non disprezzata dai Guidi che la cercano
con l’uso del bastone invece della carota – condizione necessaria per
conquistare un contratto nazionale che risponda alle nostre esigenze.