FalceMartello
n° 169 * 4-09-2003
Argentina - Kirchner: un
nuovo Peron?
Il testo che segue è la
sintesi dell’intervento di Anibal Montoya, redattore della rivista argentina El
Militante, tenuto quest’estate a Barcellona alla Conferenza internazionale del
Sindicato de Estudiantes. Sul sito www.marxismo.net è possibile consultare un
articolo dello stesso Montoya sul bilancio delle elezioni presidenziali.
La situazione
politico-sociale in Argentina resta in piena evoluzione. Il crollo delle forze produttive
e la crisi verticale dello Stato sono la conseguenza delle crisi che hanno
segnato varie parti del mondo negli ultimi anni (economie asiatiche nel ’97,
Russia, Turchia, Brasile). L’ondata rivoluzionaria in Argentina, iniziata nel
dicembre 2001, aveva portato alle dimissioni di tre presidenti, la formazione
di organi di contropotere come le assemblee popolari e il fiorire di proposte
chiaramente rivoluzionarie.
Ora, la tregua sociale che
ha contraddistinto gli ultimi mesi non è il ritorno ad una normale fase di
democrazia borghese; è necessario analizzare la realtà da tutti i punti di
vista per capire i movimenti delle forze vive presenti nella società e gli
sviluppi futuri.
Innanzitutto ci sono due
elementi importanti da prendere in considerazione. Uno di questi riguarda il
fallimento della sinistra rivoluzionaria, sia nel campo politico che in quello
sindacale. I gruppi di sinistra non sono mai riusciti a trovare, nell’ultimo
anno e mezzo, un seguito di massa, ma hanno raggiunto una qualche influenza
solo in alcuni settori del proletariato.
Tra questi i gruppi
trotskisti, molto presenti e diversificati in Argentina, tra i quali solo tre
hanno una certa consistenza (Mst, Po, Pst), continuano tutti a ripetere in modo
meccanico la richiesta di un’assemblea costituente. Tutto questo è la spia di
palesi difficoltà.
La direzione burocratica
dei sindacati continua ad appoggiare il governo: prima Duhalde, ora Kirchner.
L’altro fattore decisivo
per comprendere la situazione è la crisi economica. Le masse sono disperate e
cercano di sopravvivere, chi ha lavoro cerca di conservarlo. Il 58% degli
argentini vive sotto la soglia di povertà, il 28% sotto la soglia
dell’indigenza. Il 40% degli argentini vive con meno di un dollaro al giorno.
La disoccupazione rimane ad un livello molto alto. Ormai si contano a migliaia
i bambini che muoiono per cause legate alla povertà. Questo in un paese che,
secondo le stime della Fao, potrebbe produrre cibo per oltre 300 milioni di
persone. In tali condizioni, i lavoratori non hanno visto una pronta e
credibile alternativa rivoluzionaria; così sono entrati in una fase di
riflessione. La borghesia ovviamente ha tentato di approfittarne, in
particolare attraverso l’uso del processo elettorale al fine di deviare
l’attenzione delle masse.
Le elezioni presidenziali
tenutesi il 27 aprile hanno visto Kirchner arrivare alla Casa Rosada. Diversi
gruppi di sinistra hanno così parlato di un generale spostamento a destra delle
masse argentine. E’ un’analisi superficiale e scorretta. Il proletariato
argentino, in una situazione di pesante difficoltà economica, non vedeva
un’alternativa a portata di mano. Ha cercato attraverso le elezioni una
possibile via d’uscita alla crisi, una soluzione per un futuro immediato
migliore. Tutto ciò, in assenza di una grande e credibile organizzazione
politica operaia, si è manifestato, senza particolari illusioni o entusiasmi,
con la scelta del minor male possibile tra i vari candidati.
Se valutiamo l’operato di
Kirchner nel breve periodo che è stato alla presidenza, una serie di misure
mostrano una chiara volontà di guadagnare consensi tra le masse. Kirchner ha
epurato circa l’80 % dei vertici militari, molti dei quali con un passato
legato alla dittatura militare. Lo stesso è avvenuto fra i vertici della polizia
e della magistratura. E’ stato allontanato anche il presidente della corte
suprema, accusato di corruzione, e sembra ci sia la volontà di colpire anche
altri membri di questo organo. Una serie di elementi corrotti posti al vertice
della burocrazia statale sono stati licenziati.
Recentemente è stata
approvata dal parlamento a larga maggioranza l’abrogazione, fortemente
sostenuta dal Presidente, delle leggi di amnistia per i responsabili delle
stragi durante la dittatura. Il provvedimento ha suscitato entusiasmo fra le
masse. Sul piano sociale, sono stati congelati affitti e mutui; sono stati
bloccati gli sfratti. Un conflitto sindacale che coinvolgeva gli insegnanti
elementari è stato risolto con il pagamento dei salari da tempo non versati.
C’è stato un aumento del salario minimo nel settore privato (riguarda comunque
una fascia minoritaria della popolazione) pari al 50 %; c’è stato un aumento
del 10 % delle pensioni. Kirchner ha ricevuto al palazzo presidenziale tutti i
settori di piqueteros. Ha ricevuto anche le personalità che in Argentina hanno
simboleggiato la lotta al capitalismo e alla dittatura, fra questi le Madri di
Plaza de Mayo. Durante la cerimonia di insediamento, si è circondato
volutamente di fronte ai giornalisti dei simboli attuali della sinistra
latino-americana: Lula, Castro, Chavez.
Quanto realizzato da
Kirchner non deve comunque portare ad una valutazione sbagliata. Il Presidente
argentino non si sta spostando su posizioni socialdemocratiche ma rimane un
politico borghese. Se guardiamo ad altre esperienze politiche sudamericane come
quella di Lula in Brasile o di Gutierrez in Ecuador, ci troviamo di fronte ad
un’apparente contraddizione.
Mentre questi ultimi si
presentano alle masse come leaders operai e di sinistra, una volta al potere,
conducono una politica di contro-riforme a svantaggio dei lavoratori. Al
contrario un politico borghese come Kirchner, una volta al potere adotta una
politica di parziali concessioni alle masse.
La spiegazione è data
dalla situazione sociale che si è sviluppata in Argentina. Dopo il dicembre
2001 nuovi sollevamenti sono sempre possibili; la classe dominante intuisce
quanto sia utile fare concessioni alle masse al fine di evitare uno sbocco
rivoluzionario. Ma questo non spiega tutto su Kirchner.
La sua azione trova dei
precisi referenti in alcuni settori della borghesia nazionale. C’è infatti un
settore della borghesia argentina, principalmente legata all’export e al
settore finanziario, che ha accumulato enormi fortune negli anni passati,
godendo di scarse imposizioni fiscali e dell’appoggio di burocrati statali
corrotti. In opposizione a questa vediamo una parte della borghesia
maggiormente dipendente dal mercato interno che appartiene al ramo industriale.
Questo settore chiede di finanziare la ripresa economica attraverso le imposte
ai settori finanziari e dell’esportazione, al fine di preservare almeno in
parte la spesa sociale e sviluppare la domanda interna di beni di consumo.
Questo settore è quello
che appoggia apertamente Kirchner.
Per raggiungere i suoi scopi, compresa la necessità di ricostruire su
basi solide il disastrato e screditato apparato statale, Kirchner deve fare
piccole concessioni alla classe operaia e ai settori più poveri della società.
Deve trovare l’appoggio delle masse ed effettivamente la sua popolarità sta
crescendo. Ad ogni modo, il governo argentino attualmente mostra ancora la
volontà di adempiere al pagamento dell’ingente debito estero che strozza la
società argentina. A settembre ci sarà un incontro decisivo con il Fmi. Sempre
con il Fmi è stato trovato un accordo per la restituzione alle banche dei fondi
persi a causa dei provvedimenti economici degli ultimi mesi; l’unica soluzione
per rispettare tali promesse è aumentare le tariffe in generale. Kirchner ha
inoltre dichiarato che non intende ristatalizzare quanto privatizzato negli
ultimi anni. Tutta la sua strategia si basa su di una prospettiva, quanto meno
dubbia, di forte crescita economica in Argentina.
Dal punto di vista
dell’organizzazione politica, Kirchner sta cercando di “mettere ordine”,
attraverso l’appoggio popolare, all’interno dell’apparato peronista. Il partito
giustizialista è da tempo allo sbando, diviso in fazioni e denigrato dalle
masse. E’ in pieno svolgimento uno scontro con Duhalde per prenderne il
controllo; in questo momento Kirchner non gode ancora di un forte apparato
politico in grado di sostenerlo. E’ significativo notare come nelle prossime
elezioni del governo della capitale (si sono tenute il 24 agosto scorso, NdR.),
Kirchner appoggia pubblicamente Ibarra, candidato orientato al progressismo
piccolo-borghese, in contrapposizione a Macri, candidato della destra peronista
e membro della oligarchia locale (con la sinistra che si presenta ancora più
divisa, ripetendo gli errori del passato).
Nella sua battaglia
politica, Kirchner trova un sostegno importante nella Cta, centrale sindacale
di notevole peso nata da una scissione riformista della Cgt. Quest’ultima
invece non appoggia il Presidente. La Cgt rimane legata a quei settori dello
Stato e dell’economia che hanno perpetrato il saccheggio dell’Argentina negli
ultimi anni; la sua credibilità di fronte ai lavoratori è sempre più a pezzi.
All’interno della Cta si
scorge un certo fermento. Già nel corso dell’ultimo congresso, nel dicembre scorso,
era stata avanzata la proposta di fondare un movimento politico autonomo che
diventasse un punto di riferimento per i lavoratori. La proposta finora non è
stata attuata a causa dei tentennamenti e delle resistenze della burocrazia
sindacale, timorosa di spingersi troppo avanti.
Nulla esclude che il
progetto possa realizzarsi nel prossimo futuro, attraverso la pressione dei
militanti. Non è da escludere neanche un’alleanza con Kirchner. Il presidente
argentino finirebbe così col trovare un appoggio organizzato e di massa al di
fuori del peronismo, contribuendo così alla frantumazione dello stesso.
Fra le masse proletarie
argentine, la fase di rallentamento nelle mobilitazioni non ha determinato un
sentimento di sconfitta (al contrario di quanto si è sviluppato all’interno di
alcune avanguardie o presunte tali). In questo periodo non c’è sicuramente
grande entusiasmo, ma non c’è stata una sconfitta decisiva e le lotte
proseguono. Si è sviluppato un movimento di scioperi per gli aumenti salariali,
in particolare nel settore pubblico. Fasi di lotta hanno interessato i
lavoratori della scuola, della sanità, dell’amministrazione pubblica, dei
trasporti, della nettezza urbana e persino della polizia. Scioperi spontanei si
sono svolti fra i lavoratori della metropolitana contro un accordo firmato dai
sindacati con il padronato.
Indicativo dello stato
d’animo delle masse è l’incontro pubblico tenuto da Fidel Castro a Buenos
Aires. Ha radunato oltre 20 mila persone. Questa è un’espressione del
sentimento rivoluzionario del popolo: la gente ha visto in Castro, nonostante
tutti i suoi limiti, un simbolo.
Gli elementi di
protagonismo operaio e popolare sorti con forza durante i momenti più caldi
della rivoluzione argentina sono ora in una fase intermedia. Le assemblee
popolari sono ridotte ad uno scheletro rispetto a quello che erano nei giorni
migliori; ma continuano ad esistere, pronte ad essere nuovamente riempite nel
futuro. Il movimento di occupazione delle fabbriche prosegue in realtà minori
nelle quali i padroni hanno dichiarato bancarotta.
Il calo della lotta in
generale ha mutato le parole d’ordine, trasformando la richiesta di
nazionalizzazione sotto il controllo operaio in ricerca di vie d’uscita
individuali come quella della costituzione di cooperative. La classe dominante
spinge per queste soluzioni, attaccando allo stesso tempo le fabbriche occupate
più radicalizzate come la Brukman sgomberata.
Resiste ancora uno dei
simboli della lotta operaia argentina, la Zanon. Si diffonde comunque nella
società la correttezza dell’idea di occupare le aziende chiuse dai padroni. Il
movimento piquetero e le Assemblee nazionali dei lavoratori soffrono di gravi e
deleterie divisioni al loro interno. L’unica ragione di tali dissidi risiede
nella volontà di gruppi e partiti politici di non arrivare ad una fusione, al
fine di evitare la perdita di aree di influenza. Ad esempio, sono state
convocate due assemblee generali dei lavoratori, una a giugno e l’altra ad
agosto. La prima vedeva l’appoggio del Pts e del Mas, la seconda era sostenuta
da Bloque Piquetero, Mijd, Po e Pc. E’ assolutamente necessario, invece,
ricompattare il fronte dei lavoratori con lo scopo di usare queste strutture
come mezzo non solo per la lotta nei confronti dei padroni, ma anche per
contrapporsi alla burocrazia che controlla i sindacati e frena possibili
conquiste della classe operaia. I compiti e gli obiettivi dell’avanguardia
proletaria argentina si possono realizzare solo attraverso l’applicazione di
una corretta tattica di fronte unico.
Quali prospettive si
possono delineare per la realtà argentina? Per rispondere, dobbiamo analizzare
strategie e interessi delle varie forze presenti, innanzitutto valutando la
strada che può percorrere il governo. Il tutto senza scordare il contesto
nazionale e internazionale nel quale si muovono questi soggetti. Un elemento è
da prendere anzitutto in considerazione: per definire la traiettoria di un
partito o di un politico borghese in Argentina non si possono usare canoni
identici a quelli propri della realtà europea. L’influenza dell’ideologia
populista è sempre presente e può condurre ad una contraddizione con la propria
classe di riferimento, la borghesia. Negli anni ’70 Kirchner apparteneva alla
sinistra peronista; suo fratello era addirittura un Montonero (organizzazione
terrorista negli anni ‘70 della sinistra peronista, NdR).
Valutando le reazioni alla
purga dei vertici militari e agli attacchi ai criminali della dittatura,
notiamo come tutti i media borghesi argentini abbiano criticato tali misure. I media
reazionari hanno adottato toni isterici, ricordando la situazione spagnola dopo
la caduta di Franco e invocando colpi di Stato. La stessa borghesia che
appoggia Kirchner ritiene che il presidente si sia spinto troppo oltre. In
tutti i Paesi passati sotto una dittatura, la borghesia ha sempre conservato
vivo l’apparato militare come spada di Damocle pendente sulla testa delle masse
al fine di incutere timore.
I provvedimenti di
Kirchner rompono questa paura e sicuramente hanno un effetto benefico sulla
coscienza popolare. Per quanto riguarda i programmi di riforma sociale, il
governo ha due strade, se incalzato dalla pressione delle masse: o arriva a uno
scontro con i lavoratori (rompendo con i sindacati e aumentando la
radicalizzazione nella società) o prosegue e aumenta gli attacchi contro
settori della borghesia. Questo comporterebbe inevitabilmente uno spostamento a
sinistra.
Kirchner potrebbe tentare
di dare nuova linfa al peronismo attraverso una scissione dal morente partito
giustizialista. Un appoggio a un’operazione del genere potrebbe arrivare da
settori del sindacato e dall’Ari (il partito di centrosinistra guidato da Elisa
Carriò, NdR).
Ma la contraddizione
fondamentale che investe il progetto di Kirchner e che necessariamente verrà a
galla, riguarda la volontà di portare a termine riforme a favore delle masse
senza modificare le caratteristiche fondamentali dell’economia argentina. In
altri termini, senza rompere con interessi sempre più ingenti del capitalismo
nazionale e internazionale (la questione del pagamento del debito estero è
illuminante in proposito). Questo, in un contesto di crisi economica mondiale e
in particolare nell’America Latina, non è assolutamente realizzabile. Il
peronismo come strategia politica per un’alleanza di classe, con riforme a
favore del proletariato al fine di evitare la rivoluzione, non è più
proponibile. Non lo è stato negli anni settanta, a maggior ragione non lo è
adesso. Le masse argentine hanno già sperimentato le illusioni populiste; in
seguito hanno subito la dittatura militare e la devastazione sociale sotto la
democrazia borghese. Hanno la chiara percezione di quale sia la loro realtà
sotto l’economia capitalista.
Dopo la rivoluzione
argentina del dicembre 2001 difficilmente si torna indietro. La coscienza delle
masse è sicuramente soggetta ad arretramenti temporanei, disillusioni e
stanchezza; ma deve essere chiaro che il salto di qualità è stato effettuato,
la critica all’intero sistema è sempre pronta ad esplodere.
La necessità di un forte
partito rivoluzionario della classe operaia è ora più che mai all’ordine del
giorno e si dimostra essere la chiave per sbloccare la situazione e condurre i
lavoratori argentini all’unica soluzione per i loro problemi, ovvero il
socialismo.
L’influenza che la situazione
internazionale, in particolare le masse in rivolta in tutta l’America Latina,
avranno sulla realtà argentina è un altro fattore da non trascurare. Ad ogni
modo è certo che la fase di lotta di classe apertasi in Argentina da un anno e
mezzo è tutt’altro che terminata, come invece sostengono media e ideologi
borghesi.
Nuovi sconvolgimenti si
preparano in linea con la lotta di tutto il proletariato latino-americano per
difendere il proprio futuro.
Negli scorsi mesi avevamo lanciato dalle pagine della nostra rivista
teorica In difesa del marxismo (Iddm),
una campagna di raccolta fondi per sostenere lo sviluppo delle idee marxiste in
America Latina.
Iddm n°6 affrontava in particolare gli sviluppi del
processo rivoluzionario in Argentina e Venezuela. La rivista ha avuto una buona
diffusione e ci ha permesso di raccogliere finora, oltre al prezzo di costo (di
3 euro per copia), 2.320 euro aggiuntivi che sono stati inviati ai compagni
latinamericani e utilizzati per finanziare la pubblicazione delle prime tre
edizioni dei Militante argentino e
venezuelano. Le due riviste hanno ottenuto un eccezionale riscontro in termini
di vendita e stanno conquistando sempre più influenza nel movimento operaio dei
rispettivi paesi.
Ringraziamo i nostri sostenitori per la brillante dimostrazione di
internazionalismo che hanno saputo dare e auguriamo i migliori successi ai
nostri compagni in America Latina.
La vostra lotta è la nostra lotta. Adelante compañeros!
Consulta su internet:
http://www.elmilitante-ar.org/ (El Militante argentino)
http://www.venezuela.elmilitante.org/ (El Militante venezuelano)
http://www.militante.org/ (El Militante messicano)
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