FalceMartello n° 168 * 3-07-2003
Riforma
Zecchino: un primo bilancio
Sono trascorsi ormai quasi 3 anni dall’entrata in vigore del decreto
Zecchino: un periodo sufficiente per valutare e prendere atto degli effetti
devastanti che tale riforma sta producendo sul mondo universitario.
Gli elementi strutturali di tale riforma sono molteplici e presentano degli
aspetti piuttosto complessi, di cui è tuttavia possibile isolare i più
rilevanti.
di Claudio Giannotta (Collettivo politico della facoltà di giurisprudenza
di Catania)
Basti
pensare all’introduzione del sistema dei crediti formativi, consistente
nell’assegnazione ad ogni insegnamento, stage o altra attività didattica svolta
nell’ateneo di un certo numero di crediti, fino a totalizzare il numero necessario
(stabilito dal regolamento di facoltà) al completamento dei corsi e al
superamento dell’anno accademico. Tale sistema ha di fatto trasformato il
diritto di frequenza in un vero e proprio obbligo, cui non è possibile in alcun
modo sottrarsi: gli studenti sono oggi costretti a muoversi attraverso le varie
attività didattiche al fine di ottenere il numero di crediti prescritto; il
tutto senza poter in alcun modo incidere sui ritmi di studio e sulla
programmazione didattica definita dalla facoltà.
Il
sistema dei crediti sta contribuendo in modo decisivo all’esclusione dalla
realtà universitaria degli studenti lavoratori, che non hanno la possibilità, a
causa dei loro impegni lavorativi, di frequentare tutti quei corsi che
consentirebbero loro di “collezionare” i crediti necessari.
L’università
italiana non è mai stata un’università di massa; l’accesso ai suoi canali
formativi è sempre stato difficoltoso per i proletari, a causa degli alti costi
da sostenere e delle quasi inesistenti politiche di sostentamento per le classi
disagiate. Ma il decreto Zecchino sta accentuando ulteriormente questo dato,
precludendo fin dall’inizio la possibilità ai proletari di costruirsi un futuro
migliore.
Altro
aspetto inquietante ricollegabile alla riforma Zecchino è l’ingerenza sempre
più invadente dei privati all’interno della struttura universitaria.
I
tagli dei finanziamenti pubblici all’università e la corrispondente concessione
a questa di una vasta autonomia didattica, finanziaria e statutaria, stanno
producendo, oltre ad un aumento rilevante delle tasse universitarie in quasi
tutto il territorio nazionale e allo smantellamento dei servizi collettivi,
delle preoccupanti forme di collaborazione con aziende private, che concedono
alle università cospicui finanziamenti, ottenendo in cambio l’adeguamento dei
programmi didattici e delle strutture organizzative alle proprie esigenze
funzionali di produzione.
Emblematico,
a tal proposito, è il rapporto collaborativo instauratosi a Catania tra la
facoltà di Ingegneria e l’ST Microelectronics: un rapporto che coinvolge
direttamente gli studenti universitari della facoltà. Alcuni di essi hanno
infatti dichiarato di non aver potuto realizzare la tesi di laurea sugli
argomenti prescelti, in quanto “caldamente invitati” (eufemismo che nasconde la
costrizione che hanno dovuto subire) dai propri docenti a trattare
problematiche su cui l’ST vantava un certo interesse. Gli studenti in questione
hanno quindi svolto le loro ricerche proprio nella sede dell’ST, di cui sono
stati per un certo periodo “dipendenti” (chiaramente non retribuiti) in un
settore importante qual’è quello della ricerca scientifica e tecnologica.
Queste
forme di collaborazione - peraltro esplicitamente “suggerite” dallo stesso
decreto Zecchino - sono destinate in futuro ad aumentare, in quanto conseguenza
della logica imprenditorialistica e concorrenziale di cui è permeata l’intera
riforma universitaria.
In
questi ultimi anni il mondo universitario ha subito passivamente le
sperimentazioni dei nostri governanti, assimilando i processi socio-economici e
i modelli culturali elaborati dal padronato ed adeguando la propria struttura
organizzativa alle esigenze del capitale.
Tutto
questo deve essere fermato: non è più possibile assistere inerti alla creazione
e al progressivo potenziamento di un’università elitaria, in cui soltanto i
figli della borghesia possano ottenere un’adeguata formazione professionale ed
intellettuale. Il sapere non può essere un privilegio di pochi.
Contro
un simile progetto che mira ad escludere i proletari dalle università e a
trasformare queste in veri e propri strumenti di selezione di classe (progetto
che va di pari passo al tentativo di adeguare il sistema socio-economico
italiano ai dictat neo-liberisti) è necessario mobilitare un numero sempre
maggiore di studenti, è necessario lottare in modo deciso contro le politiche
inique dei padroni, nel perseguimento di un obiettivo comune: la creazione di
un’università di massa, partecipata, dove le esigenze dei proletari possano
trovare accoglienza e le loro potenzialità esprimersi per il meglio.