FalceMartello n° 168 * 3-07-2003
Sciopero alla Direct
Line, alcune lezioni importanti
MILANO - Il 6 giugno si è svolto uno sciopero nelle due sedi della Direct Line,
quella di Lambrate e quella di Cinisello Balsamo (Milano), che ha visto la
partecipazione quasi totale di tuttti i lavoratori, con una percentuale di
adesione di oltre il 97%.
Lo sciopero era stato
indetto, ufficialmente per il rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale di
Lavoro, ma a livello aziendale abbiamo deciso che era arrivato il momento di
indire un’azione di lotta anche per sbloccare la trattativa sul contratto
integrativo.
Nel mese di aprile,
infatti, abbiamo presentato all’azienda la piattaforma votata all’unanimità da
tutti i lavoratori e, dopo una prima apparente apertura, nel corso della
trattativa si sono chiarite le posizioni. L’azienda, infatti, ha subito detto
che per quanto riguarda tutte le rivendicazioni economiche non ci sono margini
di trattativa.
Così abbiamo organizzato
le assemblee con i lavoratori per sottoporre al voto le nostre proposte.
Fin dalle assemblee si
capiva che lo sciopero avrebbe avuto un buon seguito: infatti non solo tutti
hanno partecipato, ma in moltissimi hanno preso la parola dichiarando di essere
disponibili anche a fare più di una giornata di mobilitazione viste le
intenzioni dell’azienda.
Nella nostra realtà non
esiste, un contratto integrativo e questo ha fatto in modo che moltissime
questione fossero gestite unilateralmente dall’azienda, da quelle “minime” come
le pause o le ferie, a quelle di carattere economico come l’indennità turno,
ecc.
Per questo i lavoratori
sentono così tanto la necessità di avere un contratto integrativo che possa
raccogliere e risolvere tutte le varia problematiche.
Nei giorni precedenti alle
assemblee abbiamo distribuito dei volantini nei quali si spiegavano le ragioni
dello sciopero e, parlando con i neo-assunti e i co.co.co. (collaboratori
coordinati e continuativi) è emersa la necessità di organizzare dei picchetti
davanti ai cancelli per “impedire” a quei lavoratori che avrebbero voluto
scioperare, ma data la loro condizione precaria non potevano.
Ovviamente si trattava di
un’azione pacifica, un picchetto dimostrativo che aveva l’obbiettivo di
convincere gli indecisi e di fare in modo che i precari non corressero dei
rischi nei confronti dell’azienda.
Questa proposta è stata
spiegata in assemblea e votata all’unanimità da tutti: la buona riuscita del
picchetto non poteva, infatti, prescindere dalla partecipazione massiccia dei
lavoratori a tempo indeterminato davanti ai cancelli.
Per coprire entrambe le
sedi abbiamo organizzato due presidi, uno più grande sotto la direzione
dell’azienda a Lambrate e l’altro più ristretto nella sede di Cinisello
Balsamo.
I risultati sono stati
sorprendenti: non solo moltissimi lavoratori ci hanno aiutato a coprire le
entrate dei turni di entrambe le sedi rimanendo a presidiari i cancelli dalle
7.30 di mattina fino alle 17.00, ma quasi nessuno, compresi i precari sono
entrati a lavorare.
Ai nuovi assunti, ancora
in prova, abbiamo spiegato che se fossero rimasti uniti rimanendo tutti fuori,
l’azienda non avrebbe avuto modo di fare delle ritorsioni e che la questione
decisiva è sempre e comunque quella dei rapporti di forza che si riesce a
mettere in campo.
Così è stato: i nuovi
assunti nel corso delle scorse settimane sono stati confermati e anche i
co.co.co. con la scusa del picchetto che impediva loro di entrare, non hanno
subito alcuna ritorsione.
Crediamo che da questa
piccola esperienza si possano trarre alcuni insegnamenti importanti. Il primo è
che se uno sciopero non riesce non è mai colpa dei lavoratori.
Nel corso di questi ultimi
anni si è infatti instaurata una tradizione negativa all’interno del sindacato
e della Cgil, ovvero, quella di convocare iniziative di lotta nelle aziende
limitandosi a mettere un comunicato sindacale in bacheca, magari il giorno
prima dello sciopero.
Si è persa l’abitudine di
organizzare in anticipo assemblee nelle quali spiegare ai lavoratori le ragioni
delle mobilitazioni, coinvolgendoli attivamente e avendo sempre l’attenzione a
capire e a recepire quali sono le esigenze e le richieste che i lavoratori
stessi pongono.
Capita così, purtroppo,
che gli scioperi non riescono perché non vengono preparati sufficientemente
bene dai vari delegati e funzionari sindacali.
La seconda lezione, dal
nostro punto di vista importante, riguarda i lavoratori precari e/o interinali.
Spesso sentiamo dire che è
impossibile costruire un intervento sindacale tra i lavoratori precari, ma non
è così, l’esperienza della Tim di Bologna, del resto dimostra tutto il
contrario.
Nel corso dello sciopero
abbiamo capito che se ci sono le motivazioni politiche, che se i rapporti di
forza ci sono, anche questi lavoratori possono scioperare. La loro adesione
allo sciopero per noi è stata importantissima, perché abbiamo tolto all’azienda
la possibilità di appoggiarsi, durante gli scioperi, ad un folto numero di
lavoratori.
Il prossimo passo, dopo la
firma del contratto integrativo, sarà quello di iniziare una battaglia per la
loro assunzione a tempo indeterminato.
Samira Giulitti
(delegata Direct-Line)
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