FalceMartello n° 168 * 3-07-2003
Elezioni in Friuli: il
Prc nella gabbia di Illy
Il risultato delle
recenti elezioni regionali in Friuli Venezia-Giulia conferma l’avvio di una
modifica dei rapporti di forza fra gli schieramenti politici già suggerito dall’esito
delle elezioni provinciali di Roma. Questo non significa che la “conquista del
Friuli Venezia-Giulia” da parte di Illy (così l’hanno definita i giornali) non
meriti un approfondimento specifico: esso è necessario per comprendere le
ragioni del successo di un esperimento che lo stesso imprenditore triestino del
caffè ha definito “un modello per l’Italia”.
di Gabriele Donato
Sotto l’etichetta di “Intesa Democratica” si sono ritrovate
tutte le formazioni politiche che hanno accettato la leadership di Riccardo
Illy, padrone prestato alla politica da una decina d’anni, prima sindaco di
Trieste per due mandati e dal 2001 senatore collocato presso i banchi del
gruppo misto.
La coalizione comprende i
partiti dell’Ulivo, ma è stata allargata non solo a Rifondazione Comunista e
all’Italia dei Valori, ma anche a parte importante dell’autonomismo friulano di
simpatie leghiste. Quest’ultima operazione è stata realizzata in virtù del
sostegno accordato dallo stesso Illy a Sergio Ceccotti, sindaco leghista di Udine
fino a qualche mese addietro, il quale si è riaffermato alla testa
dell’amministrazione del capoluogo friulano al primo turno proprio grazie al
consenso accordatogli dal centrosinistra.
Vi è infine la lista
“Cittadini per il Presidente”, creazione di un avvocato pordenonese, Bruno
Malattia, intenzionato a raggruppare attorno ad Illy quegli esponenti influenti
del mondo imprenditoriale e delle professioni poco interessati a schierarsi con
un centrodestra sfilacciato e litigioso.
Nell’invenzione di tale
lista di “illyani”, completamente sganciati dai partiti ma fedelissimi al
presidente, c’è il significato, tutto borghese, dell’operazione
dell’imprenditore triestino, il quale non ha mai nascosto la propria intenzione
di contribuire al superamento della centralità dei partiti quali forme
prevalenti dell’intermediazione fra potere economico e centri
dell’amministrazione politica.
È quindi a un progetto
tutto interno alle logiche di conservazione dei ceti sociali dominanti in
regione che Rifondazione Comunista ha deciso di dare il proprio contributo,
mettendo a disposizione il proprio patrimonio di consensi.
L’analisi dei dati
Non appena i primi dati
sull’affermazione del centrosinistra sono stati diffusi, il segretario
regionale del Prc si è lanciato in un’interpretazione piuttosto ardita del
voto: “Se si deve analizzare chi ha vinto
si può tranquillamente affermare che non ha vinto Illy, ma il programma”. Non
ci pare che questa riflessione corrisponda alla realtà dei fatti. Il primo dato
che colpisce è quello relativo al cosiddetto voto disgiunto: in termini di voti
la distanza fra i partiti delle due coalizioni è stata di circa 17mila voti a
vantaggio del centrosinistra, mentre lo scarto che ha distanziato Illy dalla
candidata del centrodestra Guerra è stato quasi di 68mila voti. L’affermazione
personale dell’imprenditore del caffè è stata pertanto impressionante, grazie a
una quota consistente di elettori che hanno votato le liste di destra ma hanno
scelto Illy come candidato.
Il travaso di voti
moderati in direzione di Intesa Democratica ha premiato innanzitutto la lista
del presidente, che ha raccolto più di 37mila voti (7,52%): tale risultato
consentirà ad Illy di contare su sei consiglieri regionali legati
esclusivamente a lui, sui trentasette che compongono la maggioranza. Rispetto
al voto politico del 2001, pare evidente che la lista di Illy abbia recuperato
voti, oltre che dalla Margherita, essenzialmente da Forza Italia, che esce
gravemente ridimensionata pure dal confronto con le regionali del 1998. Forza
Italia ha affrontato le elezioni commissariata da dirigenti nazionali, i quali
hanno epurato l’organizzazione da quanti si erano rifiutati di accettare
l’accantonamento, dal confronto sulle candidature, dell’ex-presidente della
Giunta Tondo. Le lotte intestine che hanno dilaniato negli ultimi mesi la Casa
delle libertà ne hanno minato la credibilità agli occhi dei gruppi più
influenti della borghesia regionale. Non stupisce, di conseguenza, che la
stampa locale abbia deciso di schierarsi in prevalenza con Illy, per le stesse
ragioni per le quali le organizzazioni imprenditoriali hanno rifiutato,
nonostante le pressanti sollecitazioni di Tremonti, impegnatissimo sulla scena
locale al fianco della Guerra, di coalizzarsi attorno alla candidata leghista “contro i comunisti”.
Illy non si è affermato
tuttavia solo grazie ai consensi dei moderati: almeno un terzo dei voti che ha
raccolto provengono dall’elettorato di sinistra (più di 122mila voti su un
totale di 360mila). Non si è trattato di un risultato particolarmente
convincente per il complesso della sinistra in regione: sommando infatti i voti
di Ds, Prc, Pdci e Verdi, la sinistra passa dal 27% dei consensi delle
regionali del 1998 al 24,5%; se il confronto viene fatto con le politiche del
2001, il recupero in termini percentuali è molto forte (allora la sinistra
stava al 17%). Ma nella realtà i voti persi per strada negli ltimi due anni sono stati circa 15mila.
L’unico partito che a
sinistra può vantare un buon risultato sono i Ds, che negli ultimi due anni non
solo non hanno perso voti, ma ne hanno guadagnati circa 9mila, passando dal 9 a
quasi il 17% dei consensi. Il Prc al contrario, se in confronto al 2001 tiene
in termini percentuali, perde rispetto ad allora 12mila voti.
In definitiva, pertanto, Rifondazione
non ha tratto alcun giovamento dall’ingresso tormentato nella coalizione
illyana, è anzi vero il contrario. La campagna elettorale del partito, d’altra
parte, è stata sotto tono: l’assenza di entusiasmo che ha caratterizzato
l’impegno dei militanti, naturalmente scettici verso i contenuti ambigui
dell’accordo programmatico, ha
condizionato in termini negativi la propaganda, e alle iniziative gli attivisti
hanno fatto fatica a dare un profilo politicamente forte; il corpo del partito,
d’altra parte, era stato costretto ad assistere ad un trattativa tanto lunga
quanto incerta, che aveva messo a dura prova, con tutti gli equilibrismi
diplomatici che l’avevano caratterizzata, la capacità di compagne e compagni di
orientarsi.
Rifondazione in
giunta
Pochi giorni prima delle
elezioni Illy aveva chiarito che il risultato che avrebbe ottenuto gli avrebbe
consentito di governare tranquillamente, senza doversi occupare troppo delle
prevedibili lagnanze dei consiglieri di Rifondazione, i quali non sarebbero
stati decisivi dal punto di vista dei numeri. Nella settimana successiva al
voto ha deciso di confermare platealmente l’irrilevanza, ai suoi occhi, del Prc
partecipando attivamente alla campagna per l’astensione in occasione della
consultazione referendaria sull’estensione dell’art. 18. In queste condizioni
il Comitato politico regionale ha deciso, con il solo voto contrario dei
compagni della sinistra (a proposito, dov’è finita la diffidenza dell’area di
Bandiera Rossa e dei bertinottiani di sinistra nei confronti di un accordo
organico con Illy?) di indicare nel segretario regionale Roberto Antonaz il
compagno che avrebbe dovuto, secondo gli accordi pattuiti, entrare nella
Giunta, per “spostare a sinistra l’asse
della coalizione”. Così il partito, con l’Assessorato alla Cultura e
all’Ambiente (e con le deleghe all’Istruzione e all’Immigrazione), entra in una
Giunta sulla quale il presidente dell’Assindustria friulana, Valduga, si è
espresso in questi termini: “Una squadra
equilibrata, composta da persone capaci e preparate, all’interno della quale ci
sono due imprenditori capaci (oltre a Illy, Ndr) che sicuramente saranno in grado di fornire un apporto determinante
nella definizione delle strategie più adatte ad aiutare il mondo dell’impresa”.
Si tratta dei presidenti delle Camere di Commercio di Udine e Pordenone,
Bertossi e Antonucci, che, da tecnici, hanno risposto con entusiasmo alla
chiamata del nuovo governatore.
Particolarmente
significativo il commento di Bertossi, per nulla imbarazzato dall’essere stato,
alcuni mesi addietro, il candidato-governatore accreditato del centrodestra: “È soprattutto una giunta molto rassicurante
per quella parte non solo di elettorato ma anche di mondo economico che poteva
essere spaventata da una giunta di centrosinistra”. Bertossi si occuperà di
Industria, Turismo, Artigianato e Cooperazione; Antonucci di Finanze e
Bilancio. Assieme a loro c’è l’ex direttore regionale della Cna (Confederazione
nazionale artigianato) Cosolini, a cui è stato affidato l’assessorato al Lavoro;
su queste nomine il Prc ha mantenuto un assordante silenzio, quando persino la
segreteria regionale Cgil, che pure ha sostenuto apertamente Intesa
Democratica, è dovuta intervenire per esprimere “la preoccupazione che la
forte presenza di imprenditori nel nuovo esecutivo possa comportare un
atteggiamento sbilanciato nei rapporti con le parti sociali o, peggio ancora,
poco attento alle istanze del mondo del lavoro”.
I compiti per la
sinistra del Prc
La composizione della
Giunta conferma quindi una subordinazione sostanziale agli interessi padronali.
I prossimi mesi temiamo che ci consentiranno di verificare ulteriormente le
conseguenze di tale subalternità, la cui gravità non può essere attribuita
esclusivamente ai limiti della direzione regionale: l’accelerazione della
ricomposizione politica tra il Prc e le forze dell’Ulivo è un fatto politico di
rilevanza ormai nazionale, confermato dai deliberati della Direzione nazionale
e da numerose interviste apparse sulla stampa.
Per questa ragione la
nostra battaglia come sinistra del Prc contro l’accordo con Illy deve
dimostrare di saper durare: essa dovrà trasformarsi nella prossima fase in una
polemica incessante contro l’accondiscendenza, che nel partito emergerà sempre
con minore imbarazzo, verso le ambizioni di quei poteri forti con i quali si
trova sciaguratamente alleato.
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