FalceMartello
n° 167 * 4-06-2003
- Referendum articolo 18
-
Il 15-16 giugno vota SI
Mancano ormai pochi
giorni al voto sul referendum per l’estensione dell’articolo 18 dello Statuto
dei lavoratori alle aziende sotto i 15 dipendenti. Come delegati e attivisti
sindacali che tutti i giorni si battono nei propri posti di lavoro per
difendere gli interessi dei lavoratori vogliamo fare un ultimo accorato appello
perché tutti si spendano fino all’ultimo per raggiungere il quorum e far
vincere il SI. Siamo convinti che lo statuto dei lavoratori e dunque l’articolo
18 vada sempre e comunque difeso, rivendicarne l’estensione è il modo migliore
per difenderlo perché più lavoratori ne usufruiscono più sarà difficile per i
padroni togliercelo. Anche se il quorum non fosse raggiunto un buon risultato sarebbe
comunque importante perché l’ambiente che questo genererà tra i lavoratori
creerà le basi per una ripresa delle mobilitazioni contro gli attacchi alle
pensioni, ai salari e ai contratti che il padronato sta preparando.
Ci dicono che se questo
referendum passasse le piccolissime aziende artigianali sarebbero costrette a
chiudere. A parte che spesso le condizioni di lavoro in queste realtà sono
fatiscenti e che i padroni approfittano della possibilità di licenziare senza
giustificato motivo per ricattare e sfruttare ancora di più i propri
dipendenti, non si capisce perché
non dovremmo pretendere anche per loro condizioni di lavoro dignitose. Comunque
questo argomento è assolutamente strumentale perché la legge delega 848, varata
recentemente, permette di suddividere le medie e grandi aziende in tante
piccole imprese di 15 dipendenti, perciò estende l’attacco all’articolo 18 a
tutti i lavoratori. Vincere il referendum significa dunque annullare gli
effetti della 848.
Altrettanto strumentale è
l’argomento secondo il quale questo referendum non riguarda i lavoratori
precari, i problemi degli immigrati e le condizioni di lavoro più in generale.
Chi sostiene questo in realtà teorizza una difesa dei lavoratori per settore,
questo fa il gioco dei padroni perché indebolisce il fronte nel suo complesso,
del resto chi sostiene queste teorie è proprio chi si è reso responsabile in
questi anni di tutte quelle forme di flessibilità (vedi pacchetto Treu) che
hanno significativamente peggiorato le condizioni di tutti. La battaglia per
l’articolo 18 deve servire proprio a ricostruire un fronte di lotta di tutti i
lavoratori indipendentemente dal tipo di contratto, condizioni e salario. Se i
diritti valgono veramente per tutti, per i precari, per i lavoratori delle aziende
sotto i 15 dipendenti, per gli immigrati, solo superando le divisioni nel
fronte della classe lavoratrice e unendo le nostre forze su una piattaforma di
lotta unificante potremo tornare a vincere. Chi non accetta questo è destinato
a sostenere le compatibilità di sistema che si traducono in flessibilità e
peggioramento continuo delle condizioni di lavoro.
Il referendum non è il
terreno più favorevole per difendere i nostri diritti, ma ora è importante
raggiungere il quorum e vincere questa battaglia. I padroni e il governo sanno
che il modo migliore per far fallire il referendum è quello di parlarne il meno
possibile. Non hanno argomenti per difendere il NO e dunque solo una bassa
affluenza alle urne potrebbe salvarli.
Hanno fatto di tutto per
portare a buon fine la loro strategia. Hanno messo la scadenza referendaria in
piena estate dopo due turni elettorali e hanno ricevuto un contributo generoso
da parte della sinistra e dai sindacati nel depotenziare e confondere le forze
che i lavoratori avrebbero potuto mettere in campo per vincere. Infatti se
poteva essere scontato il servilismo dei dirigenti della Cisl nei confronti del
padronato (schierandosi decisamente contro il referendum), non poco
disorientamento ha creato tra milioni di lavoratori l’esitazione fino
all’ultimo della Cgil e l’opposizione di Cofferati e della gran parte del
gruppo dirigente dei DS.
La Cgil si è schierata per
il SI solo a sei settimane dal voto (per 6 mesi ha tergiversato e rinviato
sistematicamente la discussione), lo ha fatto sotto le pressioni delle
categorie e con tanti di quei distinguo che il messaggio che è arrivato ai
lavoratori non è esattamente quello di chi farà di tutto per vincere. E che
dire dell’impegno profuso nella campagna una volta presa una posizione? Qualche
iniziativa pubblica, qualche manifesto e un appello sul sito Internet
nazionale. Un po’ poco per il principale sindacato del paese che conta milioni
di iscritti e che se mettesse i suoi attivisti nelle condizioni di fare una
seria campagna faciliterebbe sicuramente il risultato.
La sinistra della Cgil è
riuscita ad ottenere che il sindacato si schierasse per il SI, ma con la logica
d’apparato che sempre l’ha contraddistinta, in cambio è uscita dai comitati di
sostegno al referendum depotenziandoli.
Se era possibile c’è chi è
riuscito a fare di peggio. La scelta dei Ds di dare libertà di voto e
l’opposizione di Cofferati ai referendum, che è arrivato perfino a criticare
apertamente la Cgil per la sua scelta, è stata una doccia fredda per milioni di
lavoratori che avevano aderito agli scioperi e alla raccolta di firme
organizzati dallo stesso Cofferati contro gli attacchi del governo Berlusconi
all’articolo 18.
Ancora una volta i
dirigenti sindacali hanno dimostrato che a una lotta radicale preferiscono
anteporre i propri interessi d’apparato. La forza profusa dai lavoratori e dai
giovani negli scioperi e nelle mobilitazioni di questi due anni dimostrano che
nella società c’è voglia di lottare. Votare SI è solo il primo passo per
rilanciare le lotte, riprenderci il nostro sindacato e tornare ad essere
protagonisti per vincere le battaglie che ci attendono nel prossimo futuro.
Diamo un colpo ai padroni, al governo e a quei dirigenti sindacali che con il
loro moderatismo ci conducono a una sconfitta dietro l’altra.
Stefano Pol (Coordinamento
nazionale Nidil-Cgil), Paolo Grassi (Collegio
nazionale sindaci Nidil-Cgil), Paolo
Brini, Orlando Maviglia (direttivo regionale Fiom Emilia Romagna), Davide Bacchelli (direttivo
provinciale Fiom Bologna), Mario Iavazzi
(Cgil Bologna), Fiammetta Fossati (direttivo
provinciale Nidil-Milano), Sara
Signoretti (direttivo provinciale Nidil-Bologna), Domenico Minadeo (delegato Filcea-Cgil Rsu Irce Imola), Giampietro Montanari (delegato
Fiom-Cgil Rsu Cesab Bologna) Ivan Serra (delegato
Fiom-Cgil Rsu Rcm Bologna), Samira
Giulitti e Sara Cimarelli (delegate Fisac-Cgil Direct-Line Milano), Nunzio Vurchio (delegato Fiom-Cgil
D’Andrea Milano), Fabrizio Parlagreco (delegato
Fiom-Cgil Amisco Milano), Giuseppe
Marazzi, Antonio Forlano e Laura Parozzi (delegati Filt-Cgil Ups Milano), Lorenzo Esposito (delegato Fisac-Cgil
Banca d’Italia Milano), Vincenzo Longhi (delegato
Filcea-Cgil General Detergent Milano),
Laura Bassanetti (delegata Filt-Cgil Aci Global Milano).
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