FalceMartello
n° 167 * 4-06-2003
La lotta dei lavoratori
dell’AIA
REGGIOEMILIA - Non ci
stancheremo mai di ribadire qual è il vero volto dei padroni: quando i profitti
crescono, per i lavoratori crescono in modo esponenziale le ore ed i ritmi
lavorativi, lo sfruttamento, la flessibilità e la precarietà (mentre il salario
resta al palo); quando “arriva la crisi” i padroni presentano il conto:
licenziamenti, mobilità, prepensionamenti, ed a pagarlo sono sempre gli stessi:
i lavoratori.
di Davide Tognoni (Coordinamento Provinciale
Giovani Comunisti - Reggio Emilia)
Anche la vertenza dello
stabilimento avicolo AIA (macellazione tacchini) di Bagno (RE) conferma questa
legge fondante del sistema economico capitalista: al 31 luglio la crisi
economica provocherà la chiusura dello stabilimento con 330 licenziamenti, con
“promesse” di ricollocamento di meno del 50% dei lavoratori (80% di questi con
trasferimento a Verona) e ulteriori 150 licenziamenti nel gruppo, oltre
naturalmente alla vendita dell’area per fare cassa.
Nonostante il rifiuto
netto di questo piano da parte sindacale e la proposta di soluzioni
alternative, sostenute dai lavoratori con due giornate di sciopero (28/04 e
8/05), il padronato non intende riaprire le trattative e agisce individualmente
su singoli lavoratori al fine di dividere il movimento operaio.
L’adesione agli scioperi è
stata del 100% e l’8 maggio, al presidio davanti ai cancelli, la presenza di
molte delegazioni provenienti da altre realtà ha sopperito all’assenza di parte
dei lavoratori dello stabilimento.
Sul palco sono saliti in
serie Sindaco, rappresentanti di Provincia e Regione, Segretari e funzionari
sindacali, lavoratori, mentre giungevano dati positivi circa le adesioni allo
sciopero (al 100% pressoché in tutti gli stabilimenti del gruppo) a noi è stata
negata la possibilità di intervenire causa “la fretta e l’urgenza di smontare
tutto”.
Lo spostamento a sinistra
dei vertici istituzionali è stato (a parole) notevole: dichiarazioni quali “non
può essere accettato che a pagare siano sempre i lavoratori”, “AIA, Veronesi
(il padrone) ti incalzeremo, saremo dalla parte dei lavoratori fino al
raggiungimento degli obiettivi” e simili, si sono susseguite in un crescendo di
applausi. Ma di prospettive chiare e di metodi di lotta adeguati alla posta in
palio nessuno ha parlato. Da questo punto di vista è stata molto più
chiarificatrice delle reali prospettive istituzionali la dichiarazione di un
esponente regionale della Margherita: “speriamo che l’azienda cambi idea”.
Non saranno gli appelli
istituzionali alla morale o all’etica imprenditoriale (il comizio ne è stato
pieno) oppure i vincoli del piano regolatore a far recedere il padrone dalle
proprie decisioni. Questo si potrà ottenere esclusivamente con la lotta,
rifiutando di continuare a riempire le tasche di Veronesi senza batter ciglio
fino alla chiusura, per poi ricevere il benservito! Abbiamo fatto appello per
mezzo di un volantino approvato dal Coordinamento provinciale Giovani Comunisti
affinché siano messi in atto in tutto il gruppo scioperi a scacchiera senza preavviso
e tutte quelle forme di lotta che provochino il massimo danno alla produttività
con conseguenze ridotte per il salario dei lavoratori fino all’applicazione
della scala mobile sull’orario di lavoro a difesa di tutti i posti. Riteniamo
inoltre necessario fare pressioni sulle organizzazioni sindacali per la
convocazione di uno sciopero generale provinciale a sostegno della vertenza e
per la costituzione di casse di resistenza. Se questo non bastasse si dovrà
discutere dell’occupazione dello stabilimento, del funzionamento della
produzione sotto il controllo dei lavoratori e della richiesta di
nazionalizzazione.
Con queste proposte
abbiamo convocato l’incontro del 24 maggio per la costituzione del “Comitato di
solidarietà e lotta in sostegno dei lavoratori AIA” presso la Federazione
Provinciale di Rifondazione comunista al quale, oltre a compagni del partito e
membri di altre organizzazioni, ha partecipato esclusivamente un membro della
Rsu AIA con il quale siamo da tempo in contatto. La scarsa partecipazione,
conseguente al clima predominante di scoraggiamento all’interno della fabbrica,
è sicuramente dovuta ad una serie di fattori: da un lato le pratiche
concertative dell’ultimo decennio che hanno posto in secondo piano la lotta di
classe smobilitando i lavoratori e sul versante opposto la partecipazione
durante l’ultimo anno a scioperi e manifestazioni che non hanno raggiunto
nessun risultato concreto. A questo si deve aggiungere l’assenza da parte dei
sindacati (che continuano a contare esclusivamente sul susseguirsi di tavoli
istituzionali) di prospettive e metodi di lotta chiari. Il comitato ha
approvato l’appello alle OO.SS., che sarà supportato da una raccolta firme. Con
le nostre proposte saremo presenti per un’assemblea davanti ai cancelli dello
stabilimento per tentare di riaprire la vertenza e creare un legame stabile e
duraturo dal basso tra lavoratori e studenti.