FalceMartello
n° 167 * 4-06-2003
Partire dal referendum
sull’articolo 18 per rilanciare la lotta!
FRIULI - Anche nel
distretto industriale del “Triangolo della sedia” è partita ormai da un mese e
mezzo la campagna referendaria attraverso interventi di fronte alle fabbriche, per
discutere con i lavoratori non solo dell’articolo 18, ma anche della necessità
di respingere i continui attacchi ai diritti dei lavoratori da parte di governo
e Confindustria.
Comitato per il sì del “Triangolo della sedia” e
del cividalese
Nella zona industriale di
Cividale del Friuli e del bacino produttivo conosciuto come “Triangolo della
sedia”, nel quale sono occupati dai 10 ai 12 mila dipendenti, l’attività del
comitato non si è limitata solo a dare informazioni sul referendum, ma è
diventata anche un’occasione per discutere con i tanti lavoratori che abbiamo
incontrato.
Gli interventi non hanno
riguardato solo le aziende medio-piccole, che costituiscono il tessuto vitale
di queste realtà industriali e sono direttamente interessate dal referendum, ma
anche quelle di grandi dimensioni; entrambe in questi ultimi anni hanno visto
ristrutturazioni, assunzioni di tanti giovani con contratti flessibili e il
peggioramento delle condizioni lavorative. Questo il frutto delle testimonianze
raccolte fra i lavoratori che hanno espresso il loro malessere e la loro
frustrazione, ma anche la voglia di capire e di lottare.
L’immobilismo del
sindacato in queste zone, dalla mancanza di un intervento in occasione
degli scioperi generali dello
scorso anno all’attuale schieramento per il sì al referendum, ma senza
partecipazione attiva ai comitati, ha purtroppo demotivato i tanti lavoratori
disponibili a mobilitarsi, favorendo gli imprenditori locali, che a fronte
della crisi economica che minaccia l’erosione dei loro profitti, hanno fatto sempre più
ricorso ai contratti precari e all’uso di forza lavoro immigrata, che essendo
più ricattabile, contribuisce a spingere al ribasso le condizioni salariali di
tutti i lavoratori.
Frequenti sono i fenomeni
di caporalato e il diffondersi di tappezzerie di imprenditori cinesi, che
sfruttando manodopera immigrata dalla propria nazione e sottoposta a ritmi
insostenibili, rappresentano le ultime forme di sfruttamento del capitalismo
friulano locale.
La fotografia di questa
realtà industriale mette ancora più in evidenza la necessità di aprire una
battaglia contro gli attacchi dei padroni e per democratizzare il sindacato,
affinché i lavoratori abbiano la possibilità effettiva di incidere per
difendere i salari e i diritti fondamentali.
Un primo passo in questa
direzione è stato fatto con la costituzione del Comitato per il sì che ha
rappresentato un’occasione per unire i lavoratori dal basso, per discutere di
fronte ai luoghi di lavoro e in un’assemblea pubblica che si è tenuta il 29
maggio a Manzano (uno dei tre comuni che costituiscono il distretto della
sedia) di come sia necessario, dopo il voto al referendum, ripartire con una
controffensiva per la riconquista dei diritti che la classe operaia ha perso.
Negli ultimi due anni numerose sono state le manifestazioni e gli scioperi che
anche in Friuli hanno visto la partecipazione di lavoratori, giovani precari,
immigrati e studenti, ma la voce di chi è sceso in piazza per protestare contro
la guerra, i tagli all’assistenza sociale e all’istruzione e per rivendicare
salari dignitosi e un posto di lavoro sicuro non è stata ascoltata: coloro che
hanno convocato le mobilitazioni non hanno portato avanti una battaglia
determinata per fermare l’arroganza del governo e dei padroni.
Questa riflessione è stata
condivisa anche da molti lavoratori durante l’intervento che il comitato per il
sì ha potuto effettuare all’assemblea sindacale di una delle imprese più grandi
della provincia udinese, la Danieli s.p.a, che ha visto la partecipazione di circa
60 operai metalmeccanici. Ciò dimostra la consapevolezza da parte di questi
lavoratori che è necessario invertire la tendenza con cui sono state finora
portate avanti le loro rivendicazioni e rilanciare una lotta organizzata dal
basso: solo l’unità di tutti i lavoratori, immigrati e precari potrà realmente
cambiare i rapporti di forza nelle piccole come nelle grandi imprese e
permettere alla classe operaia di vincere!