FalceMartello
n° 167 * 4-06-2003
Accordo alla Fiat di
Pomigliano: un’altra truffa per i lavoratori!
Lo scorso 24 aprile nella
sede dell’unione industriali di Napoli i sindacati confederali e i
rappresentanti della Fiat di Pomigliano hanno sottoscritto un accordo sulla
rimodulazione dei contratti di lavoro.
Già in molti lo hanno
definito la “melfizzazione” di Pomigliano riferendosi alla riformulazione della
tempistica di lavoro. La stessa Fiom che pure ha sottoscritto l’accordo, resasi
conto dell’enorme insoddisfazione generatasi nella base all’indomani della
firma, manifestatasi anche attraverso scioperi in vari reparti della fabbrica,
ha deciso di stralciare la parte dell’accordo riguardante la tempistica.
Per capire cosa comporta
letteralmente una modifica degli orari di lavoro e soprattutto in che modo si
articolerà questa modifica bisogna andare indietro alla legge che solo pochi
giorni prima il governo Berlusconi aveva approvato “sull’organizzazione di taluni aspetti del lavoro e dell’orario di
lavoro”.
Questo decreto legge, tra
le altre cose, stabilisce:
Che il lavoro
straordinario entra all’interno del lavoro regolarmente programmabile e non
sarà più, di conseguenza, lo “straordinario non preventivabile in alcun modo”.
Viene dato al lavoro (art.
35-41 della costituzione) un peso/valore legato a doppio filo (o meglio
dipendente in linea diretta) alle esigenze produttive cicliche
(periodiche/costantemente non programmabili-prevedibili), cosa che determina la
vita dei lavoratori in base ai capricci dei padroni del mercato, denominate eufemisticamente
“cause di forza maggiore” (art 5).
Appare chiaro, a questo
punto, che la rimodulazione della tempistica sarà a vantaggio dei padroni e non
dei lavoratori, e che le esigenze di vita di un lavoratore dovranno essere
legate a doppio filo con quelle della Fiat. Il solito discorso: se la fabbrica
va bene devi lavorare per produrre di più, se la fabbrica va male, o accetti di
lavorare quando e come decide il padrone o te ne vai a casa perché licenziato.
Il decreto legge dell’8 aprile non è una casualità, ma servirà alle grandi
aziende ed in primis alla Fiat per poter creare un clima in fabbrica repressivo
e l’eliminazione dei diritti sindacali e di ogni tutela sul lavoro.
La Fiat di Pomigliano ha
saputo sfruttare a pieno l’aiuto datogli dal governo e l’ipocrisia dei vertici
sindacali (soprattutto della Cgil) che si sono seduti al tavolo delle
trattative a firmare un accordo capestro. La strada che sta percorrendo la Fiat
appare chiara, ovvero chiudere intere unità produttive (vedi l’Alfa di Arese) per
poi pretendere che gli altri settori sopperiscano con un lavoro raddoppiato e
con diritti sindacali dimezzati.
Può essere, a questo
punto, interessante analizzare anche un’altra parte dell’accordo che i
sindacati rivendicano come conquista. Fondamentale, ad esempio, appare
l’aspetto delle 1.000 assunzioni promesse dalla Fiat in 5 anni. A questo
proposito l’azienda non ha garantito assolutamente che vi saranno queste
assunzioni, ma ha legato il tutto al prossimo ciclo produttivo. Inoltre sarebbe
assurdo non considerare che anche se si assumessero 1000 lavoratori in 5 anni,
questi andrebbero solo in parte a sostituire quelli espulsi dalla produzione
nell’ultimo anno alla Fiat di Pomigliano.
A dicembre, durante la
vertenza Fiat, gli stessi sindacati si lamentavano del fatto che “la crisi generale della Fiat sta investendo
fortemente il settore auto in Campania: all’Alfa di Pomigliano d’Arco sono già
stati persi oltre 1000 posti di lavoro, con una riduzione della produzione di
circa il 20% nell’ultimo anno” (Napoli, 4/12/2002 Fim - Fiom - Uilm - Fismic
Campania).
Con questo meccanismo
l’azienda sostituirà nell’arco di 5 anni 1.000 lavoratori a tempo indeterminato
con altrettanti lavoratori con contratto precario. Naturalmente questi saranno
maggiormente ricattabili e non godranno degli stessi diritti sindacali degli
altri lavoratori. Cosa ancora più assurda è che gli stessi lavoratori con
contratto a tempo indeterminato che sono stati licenziati potrebbero rientrare
in fabbrica con un contratto precario.
In quest’ultimo mese, a
livello nazionale, si è riaccesa la battaglia per il contratto nazionale dei
metalmeccanici con la Fiom che si oppone frontalmente agli accordi presi tra
Fim, Uilm e Confindustria. Mentre a livello nazionale la Cgil convoca scioperi in
difesa dei diritti dei lavoratori e in ogni caso mette da parte l’idea della
concertazione ad ogni costo, a livello locale la stessa Cgil firma accordi
scandalosi che aumentano la precarietà e peggiorano terribilmente le condizioni
di vita dei lavoratori.
La crisi Fiat non è ancora
terminata e la crisi economica in cui ci troviamo non permetterà una crescita
della produzione tale da risolvere i problemi di questa azienda. Le condizioni
di vita dei lavoratori in fabbrica peggioreranno sempre di più ed in questa
ottica la parola d’ordine della nazionalizzazione dell’azienda sotto il
controllo dei lavoratori presto ritornerà all’ordine del giorno. Solo una Fiat
in mano ai lavoratori potrà realmente garantire condizioni di vita migliori
agli stessi.
- Immediata revoca
dell’accordo firmato tra i sindacati confederali e i vertici Fiat.
- Trasformazione di tutti
i contratti precari in contratti a tempo indeterminato.
- Immediata revoca del
contratto nazionale metalmeccanici firmato di FIM UILM e vertici Fiat.
- Nazionalizzazione della
Fiat sotto il controllo dei lavoratori.
di Piero di Nardo