FalceMartello n° 166 * 2-05-2003
Prepariamo la riscossa
del movimento studentesco
Recentemente è stata
approvata in via definitiva la riforma Moratti. Si tratta dell’ultimo atto in
ordine cronologico di un processo di attacco all’istruzione pubblica che dura
da anni. Lo stesso, identico e parallelo processo è stato portato avanti per
l’università. La riforma Zecchino approvata nel 2001 dal centro-sinistra è stata l’apice di 10 anni di attacchi
selvaggi al diritto allo studio universitario.
di Dario Salvetti
Le basi delle lotte
future
Questo, tuttavia, non
chiude la partita. I tempi della discussione parlamentare non sempre coincidono
con i tempi delle lotte reali. Per la maggioranza degli studenti, la riforma
Moratti rimane un semplice pezzo di carta. Entrerà completamente a regime nel
2006. Da qua ad allora i suoi primi effetti incontreranno inevitabilmente le
prime resistenze. Nonostante una schiera di “realisti e responsabili” leaderini
sindacali e studenteschi ci stiano cucinando per l’autunno la loro posizione
“realista e responsabile” (“ormai è passata la riforma, cosa ci volete fare?
Dobbiamo cercare di influenzarla dall’interno”), la lotta è tutt’altro che
chiusa.
Stessa cosa si può dire
per l’università dove la riforma Zecchino è in atto da due anni e dove affonda
sempre più decisa i propri colpi. Finora negli atenei abbiamo assistito a casi
di lotte isolate contro i suoi effetti, ma si tratta solo di scosse telluriche
parziali che annunciano il futuro terremoto.
Dietro tali riforme, si
sta attuando un’espulsione di massa dei figli dei lavoratori dall’istruzione.
Il figlio dei ceti meno benestanti si ritrova catapultato con la riforma
Moratti nel doppio binario degli anni ’50. A 14 anni sceglie definitivamente il
proprio futuro, senza possibilità, di fatto, di tornare indietro. La sua
formazione professionale diventa un’alternarsi tra ore di lezione ed ore di
apprendistato gratuito in azienda. Il figlio di lavoratori, invece,
all’università scopre che la propria laurea, speranza iniziale di un lavoro differente
e dignitoso, vale soltanto se si possono pagare le migliaia di euro necessarie
per accedere alla Laurea Specialistica.
La coscienza corre sempre
dietro gli avvenimenti e tale scenario non affiorerà che gradualmente nella
testa dei lavoratori e degli studenti. Ma quando realizzeranno che è stata
scippata definitivamente anche la parvenza di scuola pubblica che esisteva
prima, non esiteranno un attimo a tornare a mobilitarsi. Gli studenti medi non
tollereranno il pugno duro del preside-manager e dei supervisori
dell’apprendistato nelle aziende. Gli universitari non tollereranno il muro
eretto dalle tasse e dagli obblighi di frequenza delle Lauree Specialistiche.
Il proletariato non ha permesso e non permetterà che i propri figli vengano
tenuti nell’ignoranza. Ha avuto ed ha un’aspirazione naturale a vedere il
proprio sudore trasformarsi in un futuro migliore per i propri figli. Ancora
una volta si alzerà il grido “Anche l’operaio vuole il figlio dottore!”.
Un bilancio delle
lotte passate
Tuttavia, il fatto che
dopo dieci anni di tentativi Confindustria l’abbia spuntata nel tradurre in
legge i propri desideri più reconditi in materia di istruzione pubblica, deve
farci riflettere. Ci impone un bilancio. Sulle nostre lotte evidentemente
pesano ancora limiti che non ci permettono un salto di qualità. Nel campo
studentesco manca sicuramente un’unità su base nazionale. Sia le scuole, sia
gli atenei spesso si mobilitano singolarmente senza nessuna forma di
coordinamento a livello nazionale. La mobilitazione di una singola facoltà,
scuola o addirittura città non può sviluppare la massa critica necessaria per
modificare la politica nazionale di un qualsiasi Governo. Sulle mobilitazioni
si è sempre poi imposta la logica della visibilità: le strutture studentesche egemoni
spesso hanno convocato lotte a ripetizione, cercando di dare come sbocco di
intere mobilitazioni l’obiettivo della telecamera, più che l’obiettivo di una
vittoria e di un miglioramento delle condizioni di studenti e lavoratori della
scuola. Nel campo sindacale i limiti sono sicuramente di carattere diverso e
per alcuni aspetti ancora più cristallizzati: il moderatismo e le ambiguità
della linea dei vertici della Cgil scuola buttano a mare l’enorme disponibilità
alla lotta che si è registrata tra il personale scolastico negli ultimi tre
anni. Anche in questo caso un salto di qualità delle lotte studentesche è
necessario per portare la lotta su un piano avanzato ed aiutare la base della
Cgil a mettere in contraddizione e a combattere il moderatismo dei vertici
della propria organizzazione.
La Conferenza
Nazionale del Csp e la formazione del Csu
Per questo non si tratta
di sederci sulla riva del fiume ad aspettare demoralizzati il cadavere del già
martoriato diritto allo studio, ma nemmeno di sederci ad aspettare il cadavere
della riforma Moratti. Niente ci verrà regalato. Le lotte ci saranno, ma vanno
preparate perché non facciano la fine dello scorso ciclo di lotte. Con questo
fine è convocata il 31 maggio ed il 1 giugno a Milano la 2^ Conferenza Nazionale
del Csp (Comitato in difesa della Scuola Pubblica) che discuterà il nuovo
documento programmatico. Insieme alla riunione nazionale del Csp si terrà
l’assemblea nazionale dei collettivi universitari che hanno risposto all’invito
del Collettivo Pantera di Milano. Qualche mese fa il Collettivo Universitario
Pantera di Milano aveva lanciato un appello alla creazione di una struttura di
coordinamento nazionale di collettivi universitari sulla base di un volantone
programmatico. Tale volantone ha trovato una certa eco e conclude oggi il suo
percorso con la proposta di creazione del Coordinamento Studentesco
Universitario (Csu).
La proposta è che entrambe
queste strutture si riuniscano sotto il simbolo del pugno chiuso che stringe
una matita ed una chiave inglese, il simbolo internazionale dell’unità tra
studenti e lavoratori. Sotto il quale ancora una volta i nostri compagni
spagnoli del Sindicato de Estudiantes si sono mobilitati in massa contro la
guerra come si può vedere nell’articolo a pagina 19. E’ questo il pugno che
vogliamo si alzi in ogni scuola ed in ogni facoltà.