FalceMartello n° 166 * 2-05-2003
Milioni di manifestanti
in Spagna contro la guerra imperialista
“La chiamano democrazia
ma non lo è”
L’impressionante
mobilitazione contro la guerra non ha avuto tregua nei mesi di febbraio, marzo
e aprile. Milioni di manifestanti sono scesi nelle piazze per mostrare il
proprio rifiuto totale al massacro imperialista in Iraq e all’appoggio servile
dato dal governo del Partido Popular.
di Lluis Perarnau (Comitato di redazione El
Militante)
Dal 15 febbraio, quando
sono scesi in piazza più di 6 milioni di lavoratori e giovani in oltre 50
città, fino alla convocazione dello scorso 12 aprile, la rabbia e la
frustrazione accumulata durante sei anni di governo di destra si è
cristallizzata in un movimento di massa che vede un possibile paragone solo con
la situazione prerivoluzionaria che si visse nel paese alla metà degli anni
‘70, nel pieno della lotta contro la dittatura franchista.
I giovani alla testa
della lotta
Gli slogan cantati nelle
manifestazioni dimostrano come l’autentica natura della guerra sia stata
compresa da milioni di giovani e lavoratori: “La chiamano democrazia ma non lo
è”, “è occupazione, non liberazione”, “No, no, non ci rappresentano”, “non più
sangue per il petrolio”, “questa guerra è anche terrorismo” e così via decine
di canzoni contro il governo e l’intervento imperialista.
In tutto il processo di
mobilitazione, gli studenti sono stati all’avanguardia della lotta. Con
l’inizio della guerra, il 20 marzo, si è prodotta un’autentica esplosione
sociale. Circa 800mila studenti sono scesi in piazza portando al collasso le principali città. Il movimento ha
fatta propria l’intenzione avanzata dal Sindicato de Estudiantes di mobilitarsi
il giorno che fosse scoppiata la guerra.
Da quel giorno non ci si è
fermati più: manifestazioni e concentramenti quotidiani, proteste di attori ed
artisti verso i politici del PP, boicottaggi alle loro assemblee e riunioni,
presidi alle loro sedi di partito; una serie infinita di atti di protesta, che
hanno espresso in modo crescente l’indignazione e la rabbia della gente verso
l’arroganza e l’atteggiamento provocatorio di Aznar e di tutto il governo.
Il Sindicato de
Estudiantes ha convocato sei scioperi generali studenteschi a cui hanno aderito
massicciamente milioni di giovani.
Va detto che l’isolamento
di questo governo è stato tale da provocare una reazione isterica. La
contestazione sociale contro la sua politica è stata spaventosa, il governo ha
tentato di contrastarla con la repressione poliziesca più selvaggia e indiscriminata,
cercando di deviare l’attenzione insistentemente sugli “atti violenti” che la
polizia ha permesso e in molti casi ha istigato tentando di criminalizzare il
movimento contro la guerra spingendosi al punto di denunciare gli organizzatori
delle manifestazioni. Questi tentativi si sono rivoltati contro lo stesso
governo e hanno contribuito a fomentare l’indignazione e ad aumentare la
partecipazione alla protesta.
Questo ambiente di lotta e
mobilitazione è un chiaro riflesso di come questa guerra ha scosso ampi settori
della popolazione, studenti, lavoratori, ceti medi, ecc. In queste circostanze,
è chiaro che i dirigenti sindacali erano esposti a forti pressioni.
Da loro ci si aspettava
che facessero qualcosa di più che partecipare alla convocazione delle
manifestazioni, soprattutto dopo il successo dello Sciopero generale del 20
giugno scorso, che aveva chiarito come si poteva far retrocedere il governo
anche su temi cruciali quale era il decretazo
(una controriforma su pensioni, stato sociale econdizioni lavorative che il
governo è stato costretto a ritirare almeno in parte, NdR)
Anche la propaganda del Sindicato de
Estudiantes, che insistentemente richiedeva la convocazione di uno sciopero
generale di 24 ore contro la guerra, ha contribuito a far estendere questa
richiesta a macchia d’olio. Di fatto, è stata una delle richieste più ripetute
nelle manifestazioni, insieme a quelle che chiedevano la fine della guerra e le
dimissioni del governo.
Sciopero generale
del 10 aprile
Siamo arrivati così alla
convocazione dello sciopero generale di 2 ore per turno del 10 aprile da parte
della Ugt. Lo sciopero, che è stato sostenuto dal Sindicato de Estudiantes (che
ne ha convocato uno di 24 ore
nell’istruzione per lo stesso giorno), ha visto la partecipazione di milioni di
lavoratori e giovani di tutto il paese. Questo fatto ha ancora più importanza
se consideriamo che Jose Maria Fidalgo, segretario generale di Commisionas
obreras (CC.OO.) e leader del settore più a destra del sindacato si è opposto
frontalmente alla convocazione, trasformandosi in un alleato dell’ultima ora
del governo di Aznar. Quest’atteggiamento da crumiri da parte della direzione
di CC.OO. ha provocato il rigetto di numerosissime sezioni sindacali,
organizzazioni territoriali e di intere categorie industriali che hanno
appoggiato ugualmente lo sciopero.
Di fatto più di 10mila
sindacalisti di CC.OO. hanno firmato un manifesto a favore dello sciopero. Il
successo dello sciopero e il suo carattere generale si è così riflesso nelle
manifestazioni che sono state molto ampie.
A Madrid, a mezzogiorno,
si sono riunite 100mila persone alla Puerta
del Sol, in un corteo convocato dal Sindicato de Estudiantes sostenuto
anche da Ugt. Nel comizio conclusivo si sono rivolti ai manifestanti il segretario
generale della Ugt di Madrid, il segretario generale di CC.OO. di Madrid (che
aveva appoggiato lo sciopero nel dibattito che si era tenuto in direzione
nazionale di CC.OO.) e Miriam Municio, segretaria generale del Sindicato de
Estudiantes.
Miriam Municio, in un
discorso di 15 minuti, ha fatto appello alla trasformazione socialista della
società per combattere la guerra imperialista.
Bisogna segnalare che è la
quarta volta che il Sindicato de Estudiantes riempie la Puerta del Sol, la piazza più importante di Madrid, e che i
dirigenti del SE pronunciano discorsi di fronte a decine di migliaia di
lavoratori e giovani. In questo comizio è intervenuto anche un compagno della
tendenza marxista El Militante.
A Barcellona più di 50mila
persone hanno partecipato alla manifestazione convocata congiuntamente dal
Sindicato de Estudiantes e dai sindacati dei professori Ustec e Ugt; a Madrid,
nel pomeriggio, si è tenuta un’altra manifestazione che ha riunito più di
500mila persone.
In questa manifestazione,
convocata ufficialmente anche da CC.OO., Fidalgo ha dovuto ascoltare
ripetutamente la richiesta di dimissioni che gli veniva urlata dagli stessi
iscritti al suo sindacato. La Cgt, un sindacato minoritario, per parte sua ha
convocato per lo stesso giorno uno sciopero generale di 24 ore, che pur avendo
un’eco minore, in alcune zone ha goduto di un appoggio significativo. Ad
esempio in Catalogna hanno partecipato allo sciopero di 24 ore 150mila
lavoratori.
Niente sarà più uguale a
prima nella lotta di classe in Spagna, centinaia di migliaia di giovani sono
entrati attivamente in politica e non torneranno facilmente nelle loro case. Si
è palesato che la cosiddetta svolta a destra, tanto chiaccherata dai dirigenti
riformisti del movimento operaio, non era che una foglia di fico che nascondeva
il fallimento della loro politica e l’incapacità di offrire un’alternativa
nella lotta al capitalismo. Le prossime elezioni municipali del 25 maggio
dimostreranno senza dubbio questa svolta a sinistra e prepareranno la sconfitta
del PP alle prossime elezioni politiche del 2004.