FalceMartello n° 166 * 2-05-2003
Dodici anni di embargo,
ovvero come la pace imperialista può non essere migliore della guerra
Un mese dopo la prima
guerra del golfo, nel 1991, l’allora segretario generale dell’Onu (sotto le cui
bandiere era stata portata avanti Desert
storm), Perez De Cuellar, riportava nella sua relazione al Consiglio di
sicurezza che il conflitto aveva “inferto conseguenze quasi apocalittiche
sull’infrastruttura economica di quella che, fino al gennaio del 1991, era una
società dall’alto grado di urbanizzazione e meccanizzazione”. In una lettera al
Consiglio del 20 marzo 1991 ribadiva: “L’Iraq, almeno per un certo periodo, è
stato relegato ad un’era preindustriale, ma con tutte le conseguenze negative
di una dipendenza post-industriale nell’uso intensivo di energia e tecnologia”.
La situazione economica
del paese non è certo migliorata dal pesantissimo embargo in vigore ormai da
oltre dodici anni, deciso dall’Onu il 6 agosto del 1990 dopo l’invasione del
Kuwait da parte di Saddam Hussein.
In un documentato articolo
(Running dry: Sanctions hit Iraq’s young
the hardest), pubblicato dal Seattle
Times il 4 agosto del 2002, Greg Barnett dimostra l’impatto devastante
delle sanzioni sulla popolazione (embargo totale fino al 1997, poi parzialmente
limitato dal programma Oil for food -
Cibo in cambio di petrolio dell’Onu).
Un milione (UN MILIONE!)
di morti su una popolazione di 22 milioni di persone in dodici anni, la metà
(dodici per ogni giorno di embargo) bambini con meno di cinque anni, secondo i
rapporti dell’Unicef. L’embargo “per impedire a Saddam il riarmo” ed “evitare
una nuova guerra” è costato più vite della guerra stessa! Come si spiega questa
cifra? La causa principale di questo genocidio è la diffusione di malattie
legate all’ingestione di acqua infetta causata dalla distruzione sistematica
durante la guerra degli acquedotti, degli impianti di bonifica, irrigazione e
depurazione dell’acqua, la cui ricostruzione è stata impedita per anni
dall’embargo e rallentata dopo il 1997 dai veti americani all’esportazione
verso l’Iraq di pompe idrauliche e altre tecnologie ad uso civile nel quadro
del programma “Oil for food”. Secondo Hans Von Sponeck, ex-assistente
segretario generale delle Nazioni Unite dimessosi nell’estate del 2000 in
protesta contro la continuazione delle sanzioni, gli Stati Uniti hanno bloccato
“qualsiasi cosa sia dotata di un sofisticato meccanismo di pompaggio perché
ritengono che potrebbe essere usato dai militari iracheni per fabbricare armi
di distruzione di massa”.
Le cosiddette tecnologie
di possibile uso “improprio” in campo militare sono praticamente tutte quelle
che accompagnano la nostra vita quotidiana.
Solo per fare un esempio:
oltre alle pompe idrauliche e affini, sono inclusi in questa categoria anche i
generatori elettrici e il cloro (che può essere usato per produrre il
cosiddetto Gas-mostarda). In altre parole all’Iraq è stato negato per anni di
poter depurare e disinfettare l’acqua in una situazione in cui la principale
causa di mortalità infantile è la diarrea o il colera.
Secondo il New England Journal of Medicine nei
primi otto mesi del 1991 i tassi di mortalità neonatale ed infantile sono
raddoppiati assestandosi rispettivamente sui livelli di 92,7 e 128,5 per mille
nati vivi, dati confermati da uno studio del 1999 dell’Unicef (103 e 125 per
mille). Le nascite sotto peso sono quadruplicate e riguardano il 25% dei
neonati.
Per tutto questo tempo gli Stati Uniti sono stati
ben coscienti dell’impatto delle proprie scelte sulla popolazione irachena. Nel 1996 M. Albright, allora ambasciatrice Usa
all’Onu, rispose ad un allibito Lesley Stahl (conduttore del programma 60 minutes della CBS), che le chiedeva delle sanzioni e della morte di bambini
iracheni, che era precisa responsabilità degli Stati Uniti assicurare che non
si ripetesse una nuova guerra del Golfo. “Penso sia una dura scelta, ma noi
pensiamo che valga questo prezzo da pagare”.
In uno studio della Defence Intelligence Agency intitolato Iraq Water Treatment Vulnerabilities
(Punti deboli del sistema di depurazione dell’acqua iracheno) si legge: “A meno
che l’acqua non sia purificata con il cloro, potrebbero verificarsi epidemie di
colera, epatite e tifo”.
Più di 700 obiettivi
furono bombardati nel 1991 per piegare Saddam - ponti, strade e linee
elettriche che alimentavano 1410 impianti per la depurazione dell’acqua di 22
milioni di iracheni. La data del documento citato è del gennaio 1991.
Immaginiamo cosa succederebbe se un documento dal titolo U.S. Water Treatment
Vulnerabilities che descrive come diffondere epidemie tra la popolazione
civile americana fosse rinvenuto in uno degli archivi di Saddam Hussein.
“Terrorismo!” direbbe Rumsfeld. Noi diciamo genocidio.