FalceMartello n° 166 * 2-05-2003
Direct Line Milano
I lavoratori prendono la
parola
Il 16 aprile, quasi 500
lavoratori giovani e molto
determinati hanno riempito la storica sala “Di Vittorio” della Camera del Lavoro di Milano,
E’ stata la prima assemblea
dei lavoratori Direct Line (azienda del settore assicurativo) sul contratto
integrativo.
E’ stata per la maggior parte di questi giovani, alle prime armi con le
questioni sindacali, la prima assemblea nella quale hanno iniziato a prendere confidenza
con la lotta di classe.
di Samira Giulitti e
Sara Cimarelli
Il grande risultato
ottenuto dimostra, contrariamente a quanti sostengono che i giovani siano
“disinteressati”, come un
programma di rivendicazioni corretto e un metodo democratico di discussione, possano coinvolgere i
lavoratori.
Nonostante la nostra
azienda sia una delle più grandi del settore assicurativo (800 dipendenti ca.),
non esisteva ancora il secondo livello di contrattazione, con tutti i risvolti
negativi che questo comporta.
In un contesto in cui,
ormai da diverse decine di anni, i contratti collettivi nazionali sono stati
progressivamente svuotati di quasi tutti i contenuti che potessero tutelare i
lavoratori e anzi, di rinnovo in rinnovo, sono andati peggiorando quello che
già c’era, spesso, il contratto integrativo diventa agli occhi dei
lavoratori l’unica prospettiva
credibile per migliorare la propria condizione.
E’ paradossale notare
come, mentre a livello più generale, la Cgil, si batte a parole per la difesa
della contrattazione nazionale, contro i progetti di chi vorrebbe abolirla,
Ministro Maroni in primis, nei fatti la situazione sia ben diversa. Si
continuano a firmare contratti nazionali di pessima qualità (l’ultimo è quello
dei trasporti), costringendo poi i
lavoratori a recuperare a livello aziendale tutto quello che si perde con il
nazionale; così tutte quelle
aziende, la maggioranza, dove i rapporti di forza non consentono di ottenere il
secondo livello di contrattazione, rimangono doppiamente svantaggiate.
I lavoratori hanno
partecipato con attenzione ed interesse
all’assemblea, consapevoli che quello sarebbe stato il primo passo per
una battaglia più complessiva verso il miglioramento delle loro condizioni.
In parecchi hanno preso la
parola e, sebbene fossero presenti capi e capetti, nessuno si è tirato indietro
nel denunciare la situazione di disagio che si vive sul proprio posto di
lavoro.
Noi delegate, che fin dal
primo giorno ci siamo sempre battute all’interno della Cgil per un sindacato
democratico e combattivo, sia nella relazione che nei nostri successivi
interventi, abbiamo spiegato ai lavoratori come il buon esito di una vertenza,
che si preannuncia lunga e difficile, dipenda in primo luogo, dal livello di
mobilitazione che sapremo mettere in campo e come, ogni risultato ottenuto è
sempre stato il frutto della lotta. Questo è stato valido per il passato, ma
ancora di più vale oggi.
Abbiamo ribadito più volte
che la forza del sindacato sono i lavoratori e soltanto una partecipazione
attiva da parte di tutti può determinare un salto di qualità più generale.
Gli interventi,
contrariamente a quanto ci si poteva aspettare, si sono concentrati soprattutto
su aspetti che riguardano direttamente la qualità della vita all’interno dei
posti di lavoro: ferie, turni, pause e via dicendo, piuttosto che su
rivendicazioni di carattere salariale.
Questo la dice lunga di
come nelle nuove realtà del mondo del lavoro, della cosiddetta “new economy ”
si sia costretti a lavorare.
Soprattutto nei
call-center , dove molto spesso il sindacato non esiste e dove convivono mille tipologie di
contratti, dagli interinali ai co-co-co, dove i diritti più elementari vengono
regolarmente calpestati. Dalle pause alle ferie, tutto viene concepito come
“gentile concessione“ delle aziende. Grosse responsabilità di questo le ha
anche il sindacato, la Cgil su tutti.
Non sono lontani, infatti,
gli anni in cui l’esistenza del lavoro flessibile e precario veniva sostenuta
come necessaria per creare nuovi posti di lavoro che avrebbero ridotto il tasso
di disoccupazione.
Dopo più di 10 anni ne
vediamo i risultati: padroni sempre più arroganti e lavoratori sempre più
sfruttati!
Ecco perché nella nostra
piattaforma rivendichiamo come unica soluzione accettabile l’assunzione a tempo
indeterminato.
Non a caso questo è stato
uno dei passaggi più applauditi nell’assemblea.
Ridurre al minimo
l’incidenza dei turni nelle fasce serali, piuttosto che il numero dei fine
settimana lavorativi è per noi importante tanto quanto la richiesta di un
aumento in busta paga.
Da sempre la battaglia di
tutto il movimento operaio è stata quella per conquistare condizioni di lavoro
dignitose, ma purtroppo negli ultimi anni, il sindacato ha permesso che si
firmassero accordi che vanno contro questo principio come quelli che, per
esempio, prevedono, il turno di notte anche per le donne.
Come delegati ci opponiamo
fermamente a questa logica e il fatto che nel corso dell’assemblea i lavoratori
abbiano sostenuto le nostre posizioni, dimostra quale sia la direzione che il
sindacato dovrà prendere nel prossimo periodo. Crediamo che soltanto in questo
modo sarà possibile migliorare le condizioni di tutti i lavoratori;
La risposta finale è stata
estremamente positiva, tutti hanno espresso il loro voto favorevole rispetto ai
contenuti della piattaforma concludendo con un fragoroso applauso l’assemblea.
Il giorno dopo abbiamo
presentato la piattaforma approvata dai lavoratori all’azienda; e grazie al
risultato ottenuto con l’assemblea, abbiamo riscontrato come l’azienda abbia
assunto atteggiamenti meno arroganti rispetto al passato, arrivando persino a
sostenere di essere d’accordo con il 90% dei contenuti. Ma questo non ci deve
trarre in inganno.
E’ evidente che se
l’assemblea fosse andata male non si sarebbero fatti scrupoli nel rigettare la
piattaforma, magari arrivando a sostenere di non volerla nemmeno discutere.
Da questo dobbiamo
imparare che maggiore sarà il livello di mobilitazione che riusciremo a metter in campo e maggiori
saranno le possibilità di ottenere dei risultati.
Consapevoli che a
piattaforme rivendicative adeguate devono necessariamente corrispondere metodi
di lotta altrettanto adeguati, siamo convinti che gli scioperi che dovremo
portare avanti nelle prossime settimane (se le aperture dell’azienda tali non
saranno), dovranno essere innanzitutto il risultato di una discussione e di un
coinvolgimento da parte di tutti i lavoratori.
Se è vero che questo
contratto integrativo è dei lavoratori, uno dei nostri obiettivi deve essere
quello di renderli partecipi della trattativa.
Proponiamo pertanto che
una delegazione eletta in assemblea affianchi la rappresentanza sindacale e che
tutte le questioni decisive riguardanti la vertenza vengano discusse e
approvate in assemblea.
Questo, dal nostro punto di
vista significa compiere un alto passo verso la costruzione di un sindacato che
sia veramente democratico e controllato dai lavoratori.
Siamo consapevoli che non
sarà un percorso facile, ma sappiamo anche che, così com’è stato per il
passato, lottando uniti si può vincere.