FalceMartello n° 165 * 4-04-2003
Riforma Moratti: la
scuola dei padroni
È stata recentemente
approvata da Camera e Senato la Riforma Moratti (legge delega n. 1306 b). Il
Governo ha così corrisposto alla volontà della Confindustria di tagliare
drasticamente l’intero sistema d’Istruzione pubblica, per favorire una scuola
per pochi sempre più costosa e di pessima qualità.
di Paolo Tomaselli (Comitato in difesa della
Scuola Pubblica di Milano - Csp)
Il doppio binario
classista
La riforma prevede che
finito il ciclo primario, cioè la compressione di elementari e medie (che
comporterà il taglio di 30.000 docenti), lo studente debba scegliere tra due percorsi
distinti:
A -
il percorso dell’istruzione che comprende i licei artistico, classico,
economico, linguistico, musicale, scientifico, tecnologico, delle scienze umane
e che permette una diretta prosecuzione degli studi;
B -
il percorso della formazione professionale che ha come unico sbocco diretto il
mondo del lavoro.
Gli studenti che avranno
frequentato un istituto di formazione professionale che volessero andare
all’università dovranno frequentare un anno integrativo le cui modalità di
frequenza sono ancora relativamente oscure. Di fatto questa è la reintroduzione
del doppio binario, in voga negli anni ’50: gli studenti si trovano a scegliere
tra due percorsi scolastici distinti senza possibilità di ritornare sulle
proprie scelte. La scelta tra l’avviamento professionale e la carriera
liceale-universitaria non avverrà in base alle vocazioni personali degli
studenti ma in base alle condizioni economiche delle famiglie.
Tenendo conto del
vertiginoso aumento dei costi dello studio, dovuto alla speculazione delle case
editrici e all’aumento delle tasse scolastiche, solo le famiglie ricche
potranno permettersi di garantire ai propri figli un’istruzione completa,
mentre le famiglie dei lavoratori tenderanno a indirizzare i propri figli sul
percorso che avvia al mondo del lavoro il più presto possibile. In realtà una
divisione classista di questo tipo, che suddivide una scuola delle cosiddette “arti liberali”, riservata ai rampolli
delle borghesia che dovranno ricoprire ruoli dirigenti nella società, ed una
scuola delle “arti meccaniche” per i
lavoratori, che educa allo sfruttamento ed all’ignoranza, esiste già oggi e la
Riforma non fa altro che acuirla. Riteniamo che entrambe le “arti” debbano essere insegnate prima
dell’università, in modo tale che lo studente possa fare una scelta cosciente a
18 anni su cosa fare nella vita. Come Comitato in difesa della Scuola Pubblica
(Csp), quindi, difendiamo un percorso di studio unico fino ai 18 anni, fatto di
materie umanitarie, scientifiche e tecniche.
Alternanza scuola -
lavoro
Per chi sceglie la
formazione professionale sarà ancora più difficile provare a continuare gli
studi andando all’università anche alla luce dell’“alternanza scuola-lavoro”: verrà infatti data la possibilità agli
studenti che hanno compiuto i 15 anni di alternare le ore a scuola ad ore di
lavoro gratuito in un’azienda. Le ore di lavoro saranno contate come ore di
lezione.
Il rapporto con l’azienda
verrà gestito dall’istituzione scolastica che tra l’altro dovrà “fornire indicazioni generali per il
reperimento e l’assegnazione delle risorse finanziarie necessarie alla
realizzazione dell’alternanza, ivi compresi gli incentivi per le imprese e
l’assistenza tutoriale” (testo del ddl). Non solo quindi le aziende
riceveranno mano d’opera gratuita e supersfruttabile, potendo così magari
licenziare qualche dipendente e risparmieranno sul costo della formazione dei
neoassunti, ma saranno addirittura pagate. Il governo ritiene un servizio di
tirocinio da retribuire ciò che in realtà è sfruttamento gratuito di minori.
Questi signori ci vogliono vedere flessibili ed inquadrati sin dalla giovane
età! Come Csp sosteniamo una completa integrazione tra formazione tecnica e
teorica. Come potrebbe diventare un buon elettricista uno che non ha mai messo
le mani su un circuito? Tuttavia la formazione dovrebbe essere gestita in primo
luogo tramite il potenziamento dei laboratori all’interno degli istituti, che
la Riforma invece riduce. Se qualche mansione richiedesse necessariamente
un’esperienza in azienda, il lavoro svolto dovrebbe essere retribuito ed il
rapporto con le aziende controllato dalle organizzazioni sindacali e
studentesche, perché siano tutelati i diritti dei dipendenti e degli
studenti-lavoratori. Solo i lavoratori hanno l’interesse a formarci realmente
perché non gli viene nulla in tasca dal nostro sfruttamento, ma solo la
speranza di avere domani dei colleghi che conoscano bene il mestiere.
Il rafforzamento
dell’Autonomia Scolastica
La Riforma rafforza
l’Autonomia Scolastica, legge votata dallo scorso governo di centro-sinistra.
L’Autonomia ha reso le scuole singole unità finanziarie autonome, costruite sul
modello aziendale (con un proprio bilancio, e presidi con vere e proprie
funzioni manageriali) che in mancanza di fondi statali sono costrette ad
aumentare le tasse scolastiche e/o a legarsi ad aziende private per ottenere i
finanziamenti necessari alla propria sopravvivenza. In sostanza l’Autonomia ha “privatizzato” le scuole rendendole
schiave della volontà delle imprese. I padroni delle aziende possono
selezionare gli studenti migliori per farli poi lavorare in fabbrica,
utilizzando le scuole come serbatoi di manodopera. E saranno proprio le
aziende-sponsor che interverranno influenzando la quota dei programmi
regionalizzata. L’Autonomia ha generato la concorrenza tra scuole formalmente
pubbliche che dovrebbero fornire la stessa qualità di servizio: quelle che sono
riuscite ad ottenere più finanziamenti hanno aumentato gli iscritti mentre
quelle con meno risorse economiche perdono iscritti finendo per essere
accorpate o chiuse. Migliaia sono ormai le scuole chiuse o accorpate. Nei
locali del mio Liceo, il Liceo classico Parini di Milano, ad esempio sono
ospitate classi di un liceo scientifico, di un istituto tecnico e di un serale!
Le conseguenze dell’Autonomia quindi sono già estremamente tangibili: classi
sovraffollate, tasse aumentate (quest’anno nel mio liceo sono aumentate del
20%), dipendenza dagli investimenti privati (più della metà dei fondi del
Parini arrivano da “enti privati”) ed autoritarismo dei presidi.
L’organizzazione
nazionale degli studenti necessaria per la vittoria
L’intera Riforma mira ad
adeguare le strutture scolastiche ad un drastico taglio di fondi. Anche se la
Riforma ha avuto un travagliato dibattito in Parlamento, che ne ha rallentato
l’approvazione ed ha fronteggiato numerose mobilitazioni studentesche e
scioperi dei lavoratori, alla fine è passata. Questo non ci deve demoralizzare,
ma sicuramente indurre ad una seria riflessione: perché le lotte studentesche,
pur generose e partecipate, finora non sono riuscite a fermare lo
smantellamento dell’istruzione pubblica? Trarre da questo la lezione che “la
lotta non paga” sarebbe un grave errore. Tutto quello che abbiamo è stato
ottenuto dalle lotte studentesche e operaie. Così è stato e così sarà. Il
problema è come viene organizzata una lotta, con che metodi e con che
obiettivi. Vogliamo essere franchi: la stragrande maggioranza delle direzioni
delle strutture studentesche oggi ha solo l’interesse a sfiancare gli studenti
in una “ginnastica movimentista” di
cortei su cortei per darsi una visibilità sui giornali, senza porsi l’obiettivo
di far crescere realmente il nostro livello di mobilitazione.
Per uscire da tale logica,
in questo momento di nuova ascesa del movimento studentesco contro la guerra
imperialista e la Riforma Moratti, si rende sempre più necessaria la
costruzione di una struttura studentesca nazionale che unifichi le lotte sotto
una piattaforma combattiva e che unisca le lotte studentesche a quelle del
movimento dei lavoratori. Come Csp ci poniamo questo compito. Cercheremo di
assolverlo intervenendo e promuovendo i cortei, le assemblee e le autogestioni
contro la guerra, promuovendo e partecipando al corteo nazionale del 12 aprile a Roma contro la Riforma Moratti e
contro la guerra. Il 31 maggio ed il 1° giugno terremo la nostra seconda
conferenza nazionale per continuare a discutere del nostro programma e
dell’attività nelle scuole. Unisciti a noi!
Contro la scuola dei
padroni, dei preti e dei fascisti lottiamo per una scuola di massa popolare!
La versione integrale di questo
articolo (con i paragrafi “La regionalizzazione dei programmi” e “Il maestro
prevalente”) la puoi trovare sul sito del Comitato in difesa della Scuola
Pubblica www.cspitalia.tk. Ci scusiamo con i compagni del Csp per non averlo
potuto pubblicare integralmente a causa di mancanza di spazio.