FalceMartello n° 165 * 4-04-2003
La risposta studentesca
di Aversa alla guerra
Ad Aversa il Csp è
intervenuto nella mobilitazione contro l’aggressione imperialista all’Iraq, con
una campagna portata avanti nelle scuole con raccolte firme e con assemblee di
classe e d’istituto.
Giovanni Savino (Comitato in difesa della Scuola
Pubblica di Aversa -Ce)
Venerdì 14 marzo c’è stata
una mobilitazione imponente (circa 3000 persone), ma questa mobilitazione è
stata sviata su linee apolitiche ed elettoralistiche. La macchina organizzativa
era diretta da Nicola Graziano, candidato dell’Ulivo alle scorse
amministrative, che ha radunato attorno a sé anche Rifondazione e
l’associazionismo di base.
L’Ulivo non ha una influenza
reale fra gli studenti, ma sono riusciti a cogliere l’indignazione profonda dei
giovani contro il conflitto e hanno tentato di sfruttarla, anche in modo
discutibile (alcune scuole hanno partecipato al corteo perché i presidi
giustificavano tale assenza e facevano
pressioni per spingere i giovani a partecipare, non per motivazioni di pace ma
puramente elettorali e clientelari). I disobbedienti casertani hanno tentato di
egemonizzare il corteo con il sound system, questione su cui si è spaccato il corteo.
Dietro al sound system c’erano: la scuola che “promuoveva” il corteo, i
girotondini, e alcuni insegnanti, questa parte iniziale del corteo contava su
circa 700-800 persone.
A distanza di 200 metri
c’era il nostro spezzone, di circa 500 persone e dietro altre scuole.
Quell’esperienza ci è servita a farci rivedere dagli studenti delle scuole in
cui non siamo presenti e a propagandare il corteo per il sabato successivo
all’inizio dei bombardamenti.
Siamo riusciti ad avere la
parola alla fine del corteo e si vedeva fra gli studenti una certa
determinazione a lottare, determinazione che non aveva risposta da parte degli
organizzatori della marcia per la pace.
Il pomeriggio c’è stata
l’assemblea del Csp, abbiamo cominciato ad organizzarci in vista del probabile
scoppio della guerra, continuando a sviluppare la nostra campagna nelle scuole.
Poi nella notte fra
mercoledì e giovedì sono cadute le prime bombe su Baghdad. Nella serata di
mercoledì c’erano in tutta la città le nostre locandine che annunciavano il
corteo per il sabato. Giovedì 20 abbiamo convocato per il pomeriggio
l’assemblea del Csp, alcuni compagni vedevano la difficoltà nell’organizzare
praticamente in un giorno il corteo, ma tali perplessità sono svanite di fronte
alla risposta degli studenti medi.
Venerdì mattina tutta la
città parlava del nostro corteo, il movimento aversano per la pace (girotondi,
rifondazione, ulivo) cominciava a spaccarsi di fronte al nostro invito ad
aderire.
Alcuni ci hanno risposto
che gli studenti non erano pronti, che compito del movimento era “educare alla pace” (ho chiesto cosa
significasse, non ho avuto risposta) ci hanno tacciato di avventurismo e di
arroganza per aver osato proporre un altro corteo dopo quello da loro
organizzato (nel frattempo le bombe piovevano su Baghdad).
Per noi è stato
illuminante l’intervento di una professoressa, che aveva ideato il passato
corteo: “Gli studenti sono poco
informati, non hanno interessi, il vostro è avventurismo!”
La risposta è venuta
sabato mattina. Circa 1.000 studenti aversani erano per le strade cittadine a
gridare “Contro la guerra criminale,
sciopero, sciopero generale!”, un corteo politico, per nulla silenzioso,
combattivo e che era salutato con favore dalla città. Il nostro spezzone apriva
il corteo con lo striscione “- Missili, +
Libri, Fermiamo la guerra!” e i nostri compagni erano alla testa anche
degli altri spezzoni (uno spezzone era persino formato da ragazzi di una scuola
media inferiore).
Intanto si è spaccato il
movimento aversano per la pace: una delle associazioni ha rilasciato una
dichiarazione in cui riteneva “inconcepibile”
la mancata partecipazione al corteo da parte del movimento.
Il livello politico era
molto alto, sia grazie al nostro intervento ma anche a una situazione fertile
fra i giovani. Gli studenti chiedono risposte, fanno domande, si interessano e
vedono che noi non li trattiamo come massa di manovra, buoni solo a fare parate
per gli interessi di qualcuno. Lo slogan sullo sciopero generale ha riscosso
successo perché la nostra spiegazione su come sia il proletariato a muovere la
società convince i ragazzi, si accorgono materialmente di come il capitalismo
sia in decadenza e di come il lavoro non ci sia. In un futuro di incertezze noi
siamo l’unica risposta, perché siamo armati delle idee e del metodo marxista.
Il corteo è la dimostrazione di come le nostre idee possano avere un’ampia
risonanza.