FalceMartello n° 165 * 4-04-2003
Pavia: occupazioni nelle
università e nelle scuole
Lo scoppio della guerra imperialista contro
l’Iraq ha risvegliato il clima politico all’Università di Pavia. Già nei giorni
precedenti era stato costituito un fronte giovanile per mobilitarsi allo
scoppio della guerra, con la partecipazione di Giovani Comunisti, Sinistra
Giovanile, Corsari (il collettivo che gestisce il centro sociale Barattolo),
Coordinamento per il Diritto allo Studio (Udu), Spimo (collettivo studentesco
cittadino) e altri.
di Mauro Vanetti (Coordinatore Gc Pavia)
Alle 4 di notte ci siamo
mobilitati per attacchinare centinaia di manifesti in tutta la città chiamando
alla mobilitazione immediata. Alle 7 sono cominciati i picchetti di fronte a
tutte le scuole, alle 8 di fronte a tutte le facoltà universitarie.
Quattro diversi cortei
sono partiti da diversi punti della città portando gli studenti medi e
universitari al concentramento nella piazza principale alle 9.30: le presenze
erano di diverse migliaia. Dietro lo striscione “No all’imperialismo, no alla dittatura” ha marciato lo spezzone
dei GC pavesi con slogan e volantini che rivendicavano:
- FUORI GLI IMPERIALISTI
DAL MEDIO ORIENTE!
- DIMISSIONI DEL GOVERNO
GUERRAFONDAIO!
- BLOCCO E CHIUSURA DELLE
BASI USA E NATO, ROTTURA DEI TRATTATI!
- SCIOPERO GENERALE
INTERNAZIONALE CONTRO LA GUERRA!
- OCCUPAZIONE DI SCUOLE E
UNIVERSITA’ FINO ALLA CADUTA DI BERLUSCONI!
Al termine del corteo unitario, partecipatissime assemblee degli
studenti medi e degli universitari hanno votato l’autogestione di tutte le
scuole e l’occupazione dell’Aula Magna sotterranea dell’ateneo. Numerosi
interventi hanno sottolineato la necessità di collegare le lotte studentesche
fra di loro e con le mobilitazioni dei lavoratori, a partire dalla
partecipazione, il pomeriggio stesso, al presidio sindacale nella piazza
principale della città.
Nel pomeriggio riprende la
discussione su questioni più organizzative e si aprono le prime fratture
politiche.
Fondamentalmente le differenze
principali erano fra chi, in prima fila le varie associazioni pacifiste e di
volontariato (come la tanto celebrata Emergency), voleva evitare la politica
(secondo alcuni era meglio evitare anche la stessa occupazione), privilegiando “il dialogo” (ma con
chi?), e chi riteneva invece irrinunciabile passare da un’opposizione morale e
testimoniale alla guerra all’apertura di una lotta anche radicale che
individuasse la politica come suo terreno e il nostro stesso governo come suo
primo nemico. Inutile chiarire da che parte stavamo noi. Piuttosto oscillante è
parsa invece la posizione di Sinistra Giovanile e dell’UdU, che sembravano in
particolare preoccupati dalla prospettiva di un’occupazione.
Dopo una notte
d’occupazione, il rettorato concede l’aula per tutta la settimana successiva
dalle 8 alle 24; stiamo parlando di un rettore-sbirro che ancora pochi mesi fa
aveva rifiutato un’aula addirittura alla Cgil.
Scrivo oggi al quinto
giorno di assemblea permanente contro la guerra, che si è articolata in diversi
gruppi di lavoro.
La mobilitazione ha ancora
diversi limiti: non ha coinvolto la maggioranza degli studenti che restano
legati alla routine delle lezioni e degli esami nonostante la guerra in corso,
soprattutto l’ala moderata del movimento sembra avere una vera e propria mania
per gli “esperti” accademici col
risultato che alcune assemblee sembrano più che altro delle lezioni.
Compito nostro sarà “spiegare pazientemente”, che in
questa guerra l’imperialismo può ancora perdere più di quanto sperava di
guadagnare e che il nostro primo compito qui in Italia è, al fianco del
movimento operaio, far cadere questo governo guerrafondaio.