FalceMartello n° 165 * 4-04-2003
Csu Napoli
Trasformiamo le
università in roccaforti contro la guerra
La partecipazione in
massa degli studenti universitari alla manifestazione del 15 febbraio a Roma
era l’inequivocabile segnale che gli studenti sono disposti a mobilitarsi per fermare
la guerra in Iraq e che in questa direzione doveva orientarsi il lavoro
politico dei collettivi all’università.
di Vittorio Saldutti Csu-Napoli
Il Csu (Collettivo
Studentesco Universitario) di Napoli ha iniziato così una campagna di
sensibilizzazione proponendo alternative di lotta alle proposte delle
organizzazioni maggioritarie, proposte tutte orientate ad un dissenso simbolico
ed individuale. Ritenendo solo la discussione collettiva e la lotta organizzata
degli studenti e dei lavoratori la risposta che potesse fermare l’aggressione,
abbiamo indetto un’assemblea di facoltà per il giorno dopo i primi
bombardamenti, in cui si potesse discutere come opporsi alla guerra
imperialista e radicare la lotta in ogni singolo corso della nostra università.
Sapevamo che per avere una
risposta da parte degli studenti avremmo dovuto rendergli chiaro la necessità
della discussione tra di noi prima della partecipazione alle numerose
iniziative di lotta chiamate quel giorno.
Il clima di ostilità alla
guerra permeava l’università e cercava un canale tramite cui esprimersi, non
individuando le varie sragionate iniziative come punto di riferimento, cosa che
ha favorito il successo della nostra assemblea. Alle tre l’aula magna era
stracolma di gente, nonostante di lì a poco ci sarebbe stato un corteo indetto
dai sindacati confederali. Le trecento persone in aula hanno ascoltato con
attenzione le proposte di mobilitazione che venivano poste dal collettivo che,
partendo dalla creazione di uno spezzone di studenti e lavoratori
dell’università alla manifestazione che sarebbe seguita, arrivavano alla
costruzione di uno sciopero studentesco che fermasse per due giorni
l’università.
In questa fase le proposte
di mobilitazione si susseguono ininterrottamente, in molti casi in maniera
assai confusa e quasi sempre senza un’analisi dei motivi reali di questa
guerra, analisi decisiva per capire dove e come colpire per fermarla. In questi
giorni ci siamo trovati di fronte ad occupazioni simboliche o reali che piovono
sulla testa degli studenti, che non hanno potuto dire la loro e spesso non ne
capiscono i motivi. Occupazioni nate dalla volontà di visibilità delle varie
organizzazioni studentesche senza capire che non può essere una sparuta
minoranza di studenti politicizzati a bloccare i corsi e le altre attività
dell’università, ma devono essere gli studenti a volerlo dopo averlo discusso e
votato. Sappiamo che per fare questo è necessario più tempo e un duro lavoro di
discussione, ma questo tempo è necessario per costruire quei rapporti di forza
necessari a far sì che un’occupazione superi il piano simbolico e incida sulla
coscienza di lotta di tutti gli studenti.
La nostra proposta di uno
sciopero studentesco è tesa a stimolare la partecipazione attiva degli studenti
alle mobilitazioni, a costruire spazi di discussione tra di loro per maturare
una volontà ancora più radicale di lotta contro la guerra imperialista. Dopo
l’assemblea, il corteo spontaneo di trecento persone è cresciuto man mano che
si avvicinava al corteo sindacale, lanciando slogan contro la guerra e il
sistema che la genera: il capitalismo. Questo ci conferma ancora una volta che
l’opportunità per far maturare la coscienza degli studenti contro la guerra ed
il capitalismo ci sono. Se si porta avanti un lavoro che faccia scavalcare il
piano dell’opposizione semplicemente pacifista alla guerra e si tenga lontano
da derive estremistiche, il movimento contro la guerra può trovare nelle
università delle inespugnabili roccaforti.