FalceMartello n° 165 * 4-04-2003
Agguato fascista
Combattiamo il fascismo e
il sistema capitalista che lo alimenta
La notte del 16 marzo
un agguato fascista colpisce tre militanti del centro sociale Officina della
Resistenza Sociale (O.R.So) di Milano. Colpiti a freddo mentre passeggiavano in
strada, due compagni rimarranno feriti e uno perderà la vita. Davide Cesare,
Dax per gli amici, operaio, 26 anni, morirà dopo essere stato selvaggiamente
picchiato e colpito con tredici coltellate.
di Giuseppe Lania
Alcuni giornali hanno
subito cercato di avvalorare la tesi di una rissa finita male, di
un’occasionale lite di strada. In realtà l’omicidio ha ben precise ragioni
politiche: un vero e proprio agguato da parte di tre fascisti, armati per
colpire quei militanti che davano fastidio precisamente per il loro impegno
antifascista nel quartiere. Guarda caso, quando la Digos è andata a prendere
gli aggressori, subito scoperti, traditi dal loro cane di nome Rommel, hanno
trovato una casa che è un campionario di gadget nazi-fascisti: cartoline da
Predappio, candele di cera nera col volto di Mussolini, materiale di
propaganda, un busto del Duce… Bisogna proprio bendarsi gli occhi, per non vedere
qual è la matrice politica che sta dietro quest’aggressione!
Come se non bastasse, la
stessa notte dell’omicidio, gli amici di Dax accorsi all’ospedale S. Paolo
hanno dovuto subire la brutalità di polizia e carabinieri. Come riferito da
numerosissime testimonianze, comprese quelle del personale dell’ospedale, gli
agenti hanno aggredito e inseguito giovani inermi e addolorati per la morte
dell’amico, senza alcuna ragione… se non, evidentemente, quella di essere
identificati come facenti parte di una realtà politica non corrispondente alle
simpatie dei suddetti agenti.
Sabato 22, c’è stato un
grande corteo per le vie di Milano in ricordo di Dax. Migliaia di persone, la
cui presenza andava ben oltre l’area della sinistra antagonista, hanno
manifestato assieme, accomunate dalla rabbia per quanto successo e dalla
volontà di reagire. Delegazioni di antifascisti erano presenti da moltissime
città italiane e anche dall’estero. “Nessuna aggressione senza risposta” diceva
giustamente uno striscione. Ma qual è la risposta più efficace per combattere i
fascisti?
Fiducia nelle
istituzioni?
La risposta più sbagliata,
è quella di chi pensa che la lotta contro il fascismo si combatte facendo
appello alle istituzioni. È illusorio pensare che le istituzioni di questo Stato
siano in grado di fermare questi gruppi, perché le idee e le azioni che portano
avanti sono funzionali a questo
sistema.
Per la borghesia, che
detiene il potere dello Stato, l’esistenza di gruppi che si richiamano al
fascismo, che propagandano l’odio verso i “comunisti”, gli immigrati, gli
omosessuali, ecc., entro un certo limite, non solo non desta preoccupazione, ma
fa anche comodo. È un fatto che, in tutti questi anni, le istituzioni non
abbiano voluto porre fine a questo fenomeno.
Nella prima metà degli
anni’90, dopo decine e decine di aggressioni nei confronti di immigrati,
militanti di sinistra e comunità ebraiche, sull’onda dello scalpore generale,
lo Stato decise di portare avanti nel 1993 la cosiddetta operazione Runa: il
Decreto Mancino avrebbe dovuto porre fine all’attività di tutte le
organizzazioni fasciste allora esistenti in Italia. In realtà si sciolsero
formalmente i gruppi, ma i fascisti furono lasciati liberi di organizzarsi
diversamente. E così i quadri della disciolta Azione Skinhead di Milano, furono
liberi di riciclarsi, divenendo i dirigenti locali di Forza Nuova (che nasce
nel 1997). I militanti del Movimento Politico di Roma, hanno potuto
riorganizzarsi e costruire il gruppo Base Autonoma (presente soprattutto nel
Lazio). Mentre il Veneto Front Skinhead, addirittura, è sempre rimasto
operativo, senza mai sciogliersi veramente.
Attualmente esistono in
Italia almeno una decina di organizzazioni di estrema destra che si richiamano
in modo palese al fascismo, ma le istituzioni non fanno proprio nulla, anche se
in teoria ci sarebbero leggi in proposito. E la propaganda non passa solo dalle
organizzazioni politiche... I fascisti possono contare sul lavoro organizzato in ben precisi gruppi di
tifoserie di calcio, su associazioni “culturali”, riviste, fanzine, librerie,
case discografiche, strutture sportive, luoghi di ritrovo. Un arcipelago che
erroneamente viene spesso considerato al di fuori della politica, rendendo più
difficile in questo modo anche solo la mappatura del fenomeno. Intendiamoci, si
tratta di organizzazioni marginali che, per di più, nelle condizioni storiche
attuali, difficilmente potranno ambire ad un appoggio di massa.
Per quanto marginali,
però, le idee che portano avanti sono pericolose e giocano un ruolo nefasto nel
dividere artificialmente i lavoratori e i settori più oppressi di questo
sistema.
Battaglia politica
Il primo compito di una
lotta antifascista deve essere quello di spiegare e far comprendere le ragioni
della nostra opposizione, soprattutto tra i più giovani. È necessaria una
battaglia politica, che si ponga l’obiettivo di coinvolgere le strutture
sindacali, i partiti di sinistra, gli studenti, gli immigrati. Va spiegato
l’inganno che si cela dietro la demagogia dei gruppi dell’estrema destra: anche
se parlano di “difesa dei lavoratori”, di “lotta al capitalismo”, in realtà il
fascismo ha sempre giocato il ruolo di cane da guardia degli interessi della
borghesia.
Storicamente il fascismo
si è configurato come un sistema particolare di reazione capitalista, il cui
scopo è sempre stato quello di abolire completamente le organizzazioni operaie.
Il cane da guardia di una borghesia in crisi, che sfrutta queste bande col fine
ultimo di aumentare lo sfruttamento dei lavoratori e perpetuare il proprio sistema
di potere. Quando è stato necessario la borghesia non si è fatta scrupoli
nell’utilizzare la manovalanza fascista contro scioperi e occupazioni
studentesche, oppure per compiere stragi e attentati per fermare l’avanzata del
movimento dei lavoratori (come è avvenuto negli anni ’70 con la strategia della
tensione). È per questo che il punto di partenza della lotta contro i fascisti
non può essere l’astrazione dello “Stato democratico”, ma sono le
organizzazioni vive del proletariato. I sindacati, le organizzazioni di
sinistra, i centri sociali, le comunità immigrate, hanno un interesse diretto
nella battaglia contro i fascisti, perché questi elementi (che siano più o meno
organizzati) mireranno sempre a minacciare il nostro diritto di esistere, la
nostra agibilità politica. Ed è per questo che, per risolvere definitivamente
il problema, è necessaria una battaglia politica più generale contro il
capitalismo e lo Stato borghese, per costruire una società basata sugli
interessi dei lavoratori.
Mobilitazione di
massa
La lotta contro i fascisti
non può basarsi né sulle istituzioni, né sulla politica della non-violenza, che
serve solo a dare coraggio a queste bande e alle loro vili azioni. Ma questa
lotta non può basarsi neanche sull’“azione diretta” di piccoli gruppi isolati,
che cercano scorciatoie alla mobilitazione cosciente delle masse. Le
aggressioni fisiche isolate, o le provocazioni, si sono sempre rivelate
inefficaci ad arginare il fenomeno, mentre sono sempre state efficacissime nel
bruciare giovani militanti gettati solo in infiniti scontri, col rischio
aggiuntivo di esporre l’intero movimento alla repressione poliziesca. Cosa
ancora più importante, con queste azioni non si riesce a raggiungere la massa
dei giovani e dei lavoratori, che vedono al massimo due gruppi che si
picchiano, senza nessuna presa di coscienza di cos’è il fascismo.
Tutta l’esperienza storica
ha dimostrato che solo la mobilitazione
cosciente delle masse può concretamente sbarrare la strada ai fascisti. Le
energie dei compagni vanno impiegate per costruire la più ampia mobilitazione,
con campagne specifiche nelle scuole, nei posti di lavoro, nei quartieri.
Campagne che pongano anche le basi per creare strutture di autodifesa unitarie:
per difendere le iniziative pubbliche, l’agibilità dei singoli militanti e
quando occorre per spazzare via con azioni di massa, compatte e disciplinate,
queste bande di reazionari al servizio della borghesia.
Spetta agli attivisti più
coscienti dare un canale corretto a questa lotta. Senza dimenticare che è la
crisi organica del sistema capitalista che genera e alimenta aberrazioni
politiche come il fascismo; un sistema ormai marcio, che merita di essere
abbattuto. E senza dimenticare tutti quei compagni, che hanno dato la vita nel
tentativo di costruire una società, dove non ci possa essere spazio per le
ingiustizie, l’ignoranza e l’arroganza. Noi lotteremo anche per loro.