FalceMartello n° 165 * 4-04-2003
Università Statale di
Milano
Quale mobilitazione contro la guerra?
A Milano la mattina
seguente allo scoppio dei bombardamenti 1.000 persone si sono ritrovate di
fronte all’università di via Festa del Perdono per congiungersi al corteo
cittadino. Lo stesso pomeriggio c’è stata un’assemblea con 500 studenti. In
entrambi i casi si trattava di scadenze convocate congiuntamente e con propri
volantini dalle diverse strutture organizzate presenti in università:
Collettivo Pantera, Rum (Reti Universitarie Milanese di area Disobbediente) e
Cantiere (centro sociale più disobbediente dei disobbedienti ma in realtà
formalmente diretto dalla maggioranza dei Giovani Comunisti).
di Sara Parlavecchia
Sin dall’inizio come
Pantera abbiamo proposto di convocare un’assemblea generale di ateneo a
distanza di una decina di giorni per porre in discussione ed al voto
l’occupazione della facoltà. Il nostro ragionamento verteva sui seguenti punti:
1- siamo tanti ma potremmo
essere molti di più, per cui abbiamo bisogno di tempo per volantinare in tutte
le aule e tirare letteralmente fuori la maggioranza degli studenti dalle
lezioni;
2- dobbiamo darci una
seria democrazia di movimento: l’assemblea generale d’ateneo serve ad eleggere
un comitato di lotta rappresentativo degli studenti e a votare i metodi con cui
continuare le mobilitazioni. L’occupazione della facoltà deve essere decisa con
un voto democratico dal corpo studentesco.
Dall’inizio, la spinta
delle strutture studentesche d’area disobbediente è stata quella di porre gli studenti
di fronte al fatto compiuto e a convocare un’iniziativa dopo l’altra. In
particolare sabato Rum e Cantiere lanciavano un ultimatum al rettore: o ci dai
l’aula magna per mercoledì 26 alle 17.00 oppure “scoppierà la pace”. Gli studenti si sono così ritrovati coinvolti
in una prova di forza con il rettore senza averne chiari gli obiettivi, i
motivi (perchè proprio mercoledì alle 17.00?) e senza che si fossero costruiti
i rapporti di forza nell’ateneo a nostro favore.
Come Pantera ci siamo
subito lanciati nei volantinaggi, distribuendo nelle due mattine del 25 e del
26 oltre 1.000 volantini a favore dell’assemblea generale d’ateneo e dello
sciopero internazionale.
Mercoledì 26 alle ore
17.00, allo scadere del famoso ultimatum, era convocata dal Milano Contro la
Guerra (ex Social Forum), Rum e Cantiere un’assemblea cittadina con 200 persone
di fronte all’aula magna. L’assemblea si è svolta rapidamente con una decina di
interventi tra cui il nostro.
Alla fine dell’assemblea,
i compagni della Rum e del Cantiere hanno invitato gli studenti a muoversi in
corteo fino alla “tenda della pace”
in Piazza Mercanti (5 minuti dall’università). Gli studenti li hanno seguiti ma
con gran stupore non sono mai arrivati alla Tenda della Pace. Appena usciti
dall’università i disobbedienti hanno iniziato l’occupazione di uno stabile (il
Cipec, una vecchia sede di associazioni, purtroppo oggi in disuso) usando gli
studenti che li avevano seguiti come massa critica di manovra. Prima hanno
sfondato la porta di legno e dietro hanno scoperto un’altra porta…. di metallo
(informatevi, compagni, la prossima volta!). Allora hanno sfondato il negozio
di fianco per entrare e fare un buco nel muro e poter entrare da lì. Noi non
vogliamo mettere in discussione il diritto di occupare uno stabile, tanto più
che il Cipec era una vecchia sede politica abbandonata per sfratto. Ma solo una
campagna politica tra gli studenti poteva fargli capire cosa si stava facendo.
Invece li si era addirittura ingannati invitandoli semplicemente ad un corteo
verso la tenda della pace. Alcune brevi considerazioni: lo stabile doveva
essere occupato per fare del mediattivismo. Ma le cose vanno chiamate con il
proprio nome: questo non è media-attivismo ma attivismo per i media. Infatti, mentre
gli studenti erano impreparati, i giornalisti erano puntuali e presenti, tanto
che il giorno dopo Liberazione e Repubblica (con tanto di fotografia)
riportavano l’accaduto.
L’azione si è rivelata uno
spaventoso assist per la polizia che ha immediatamente colto al volo il
pretesto per presidiare con camionette e celere l’entrata dell’università. In
questo modo vogliono giocare un ruolo intimidatorio verso una possibile
occupazione della facoltà. Intendiamoci: l’avrebbero comunque fatto ma hanno
avuto un pretesto fabbricato ad arte!
Mentre scriviamo siamo in
prima linea per preparare l’assemblea generale d’ateneo che si terrà il 2
aprile ed in cui gli studenti potranno votare democraticamente e discutere come
continuare la lotta. Questo è il nostro metodo: non facciamo nemmeno una
concessione sul terreno programmatico alle peggiori idee che circolano in
università, abbiamo un programma avanzato che lega la lotta alla guerra alla
lotta al capitalismo, ma difendiamo il diritto degli studenti ad autodeterminare
democraticamente la piattaforma della lotta, senza inganni e manovre. Tutto
questo perché siamo sicuri della correttezza delle nostre idee e di quanto gli
studenti sapranno aprirsi una via verso le idee migliori per fermare questo
conflitto e cambiare questa società.
Una piattaforma
nazionale
E’ difficile dire quanto
nei prossimi giorni potremmo assistere all’allargamento della lotta nelle
università. Ci sembra che ciò che frena la lotta non sia la mancanza di
disponibilità degli studenti alla mobilitazione, ma il fatto che tale
disponibilità venga rapidamente sprecata o dispersa con iniziative sragionate,
tutte puntate al terreno mediatico. Per invertire tale processo è
indispensabile creare una forma di coordinamento tra diverse strutture universitarie
con una piattaforma chiara: la guerra imperialista ha dei mandanti economici
ben precisi. Sono questi gli interessi che dobbiamo colpire. Per questo è
necessario approvare mozioni in tutte le assemblee studentesche perché la Cgil
arrivi allo sciopero generale di 24 ore e la Ces allo sciopero internazionale
Abbiamo affermato in ogni
modo che la guerra non si fa “in nostro
nome”. Se vogliamo fare un passo avanti, è necessario affermare che la
guerra imperialista non deve essere fatta nel nome di nessuno. Questo vuol dire
mettere all’ordine del giorno l’indisponibilità delle basi in Italia,
l’occupazione delle facoltà e delle scuole con l’obiettivo di trasformarle in
basi di campagne di sensibilizzazione verso l’esterno a favore dello sciopero e
di blocco di treni e scali militari.
La lotta per la pace non è
una lotta apolitica. Esistono dei Governi
che stanno appoggiando questa guerra e deve essere posta la
rivendicazione della loro caduta, a partire dal governo Berlusconi!
Tutti i paesi che non
hanno appoggiato questa guerra (Francia, Germania, ecc.) hanno comunque
concesso lo spazio aereo e l’utilizzo delle basi. Chiarire che non ci possiamo
aspettare nulla da questi paesi capitalisti, con una propria politica
imperialista, vuol dire chiarire che solo le lotte di studenti e lavoratori
potranno porre all’ordine del giorno la fine del conflitto ed il ritiro degli
invasori dall’Iraq.
Un’analisi degli
avvenimenti ancora più puntuale può essere trovata sul sito del Collettivo
Pantera: http://colpantera.freemail.supereva.it/).