FalceMartello n° 165 * 4-04-2003
Friuli Venezia-Giulia:
verso un’intesa scellerata
Le ragioni del nostro
dissenso
Le elezioni
amministrative in calendario per l’inizio di giugno impongono ai militanti di
Rifondazione una riflessione sulla collocazione elettorale del partito, in un
quadro politico condizionato dalla recente aggressione militare all’Iraq. Non
si tratta di un ragionamento di portata marginale, soprattutto per una regione,
il Friuli Venezia-Giulia, in cui il candidato del Centro-sinistra, l’onorevole
Riccardo Illy, si è rifiutato di opporsi alla mozione fatta approvare in
Parlamento dal Governo e finalizzata a concedere agli anglo-americani
l’utilizzo degli spazi aerei e delle basi militari.
di Gabriele Donato
Da sempre sosteniamo che la discussione sull’orientamento tattico
di un partito comunista non può essere scissa dai principi generali su cui si
deve fondare la sua strategia: a maggior ragione siamo convinti che, in una
fase turbolenta come quella attuale, la nostra collocazione elettorale vada
definita sulla base di un’analisi rigorosa dello scontro politico in corso e
delle prospettive che esso apre. Da questo punto di vista ci appare sciagurata
la decisione del Prc del Friuli Venezia-Giulia, maturata nel congresso tenutosi
nell’autunno scorso, di aprire, in vista di un possibile accordo,
un’interlocuzione con Intesa democratica, il cartello di forze di
centro-sinistra che alle prossime elezioni sosterrà la candidatura di Riccardo
Illy. I delegati della sinistra del partito lo spiegarono già in occasione del
congresso regionale: l’ipotesi di aprire una trattativa andava scartata con
determinazione, in quanto la configurazione della coalizione a sostegno di Illy
non faceva che confermare in maniera nitida i temi tradizionali della nostra
polemica contro le politiche di collaborazione di classe.
Una breve
cronistoria
Nel 2002 si è tenuta, in
regione, una consultazione referendaria sulla legge elettorale: il congegno che
era stato partorito dal Consiglio regionale poche settimane prima, chiaramente
connotato in senso maggioritario e presidenzialista, non è stato messo in
discussione dall’esito del referendum. Tale affermazione dell’opzione difesa
dal Centro-sinistra ha consentito all’imprenditore triestino del caffè di
ufficilizzare la propria candidatura: l’approvazione di un dispositivo
elettorale concepito per sciogliere il Presidente della Giunta dai
condizionamenti della propria coalizione apriva le porte, questa la sintesi
dell’Illy-pensiero, alla candidatura di un personaggio finalmente slegato dalla
politica tradizionale dei partiti.
Non sfugge il contenuto pericoloso
di questa logica qualunquistica: la preoccupazione per una deriva autoritaria
di un’impostazione così personalistica della lotta politica si è diffusa
all’interno del partito, anche in considerazione dell’esperienza amministrativa
di cui Illy è stato protagonista a Trieste per otto anni, in qualità di
sindaco. Otto anni in cui il Prc, collocato all’opposizione in Consiglio
comunale, si è battuto contro i contenuti liberisti di un’amministrazione
chiaramente ispirata ai valori dell’aziendalismo più intransigente. Tale Giunta
ha proceduto a Trieste, per due legislature, nella direzione della svendita
sistematica del patrimonio pubblico comunale; non è possibile ritornare con
precisione su tutte quelle operazioni, ma un cenno almeno alla vicenda dei
trasporti pubblici in città ci pare imprescindibile. La trasformazione dell’Act
nella Trieste Trasporti Spa ha avuto, fra le varie conseguenze, un brusco
peggioramento delle condizioni di lavoro per le decine di autisti impiegati:
solo recentemente una cinquantina di quegli autisti sono stati prosciolti in
tribunale dall’accusa di aver violato le norme che regolano il diritto di
sciopero in occasione della protesta che hanno animato, all’inizio del 2001,
contro la precarizzazione selvaggia delle loro condizioni di lavoro. Si è
trattato di una vicenda emblematica, che ha fatto emergere in forme clamorose
le contraddizioni della politica reazionaria praticata a Trieste da Illy per
parecchi anni: contando sull’ossequiosa disponibilità da parte di una fetta
importante della sinistra cittadina e delle strutture sindacali, la sua
amministrazione ha mostrato inequivocabilmente il proprio volto borghese.
Grazie ai voti raccolti presso tanti lavoratori e in virtù del consenso
espressogli dall’opinione pubblica genericamente progressista, l’imprenditore
del caffè è riuscito laddove l’amministrazione di destra più determinata avrebbe
faticato enormemente.
L’orientamento del
Prc
La prima reazione del Prc
alla decisione del Centro-sinistra di promuovere la candidatura di Illy è stata
piuttosto critica: con il passare delle settimane, tuttavia, la polemica si è
affievolita e in occasione del congresso regionale del partito il gruppo
dirigente ha ufficializzato, di fronte al candidato seduto in platea, la
propria intenzione di avviare le verifiche relative alla possibilità di aprire
un’interlocuzione con i partiti di Intesa democratica. In quell’occasione la
convinzione che i compagni sostenitori di questa rivista hanno immediatamente
condiviso è stata presentata da subito in termini molto chiari: esiste
un’incompatibilità di fondo fra il progetto politico di Illy, tutto proteso verso
l’esigenza di dare una rappresentanza organica alle esigenze della classe
imprenditoriale regionale, e le battaglie condotte dal Prc in questi anni al
fianco di giovani e lavoratori.
Nel frattempo, tuttavia,
all’interno della maggioranza si consolidava l’intenzione di garantire al
partito una collocazione interna alla coalizione progressista, collocazione
considerata ottimale per la visibilità elettorale che avrebbe procurato e per
l’allargamento della rappresentanza istituzionale che avrebbe favorito. A tal
fine il gruppo dirigente ha deciso di accreditare l’idea di un Centro-sinistra
sorprendentemente permeabile alle proposte di Rifondazione, prese in
considerazione finalmente in un clima definito “sereno”: nella conferenza
programmatica di dicembre la maggioranza ha quindi cercato di sistemare tali
proposte in un quadro tutto interno alle compatibilità politiche presupposte da
un’eventuale intesa.
Nei mesi successivi la
trattativa, grazie al consenso della maggioranza del Comitato politico
regionale del Prc, è stata avviata ufficialmente: nel momento in cui scriviamo
essa non è ancora stata conclusa, ma si sta al contrario protraendo in un
quadro d’incertezza che non consente al corpo del partito di uscire dalla
situazione di attesa in cui è fermo da mesi. Ci siamo opposti con risolutezza
all’apertura di questa trattativa, rifiutandoci di sostenere una bozza
programmatica elaborata sulla base dell’esigenza di non enfatizzare i motivi di
contrasto; con altrettanta intransigenza abbiamo contestato la gestione
opportunistica della trattativa stessa, la quale per ora ha partorito una bozza
d’intesa contro i cui limiti la polemica si è estesa ben al di là dei confini
della nostra area.
La bozza d’intesa
Il testo elaborato alla
fine della prima serie d’incontri ufficiali fra le delegazioni trattanti non fa
che palesare le contraddizioni di un progetto a cui il gruppo dirigente del
partito lavora senza alcun tipo di coerenza: un progetto politico, cioè, che
nelle intenzioni deve diventare “occasione di sviluppo e benessere” grazie ad
un patto capace di conciliare le esigenze del mondo del lavoro con quelle
dell’impresa. Il testo propone un’idea di regione in grado di attrezzarsi per
la competizione internazionale grazie ad alcuni semplici accorgimenti; ecco qui
di seguito quelli più significativi: un approccio non “ideologico” alle
privatizzazioni dei servizi, una politica di finaziamenti alle imprese ispirata
a criteri sociali, un impegno al sostegno finanziario degli investimenti
tecnologici delle aziende, una riscrittura in senso federalistico
dell’architettura istituzionale della regione, una valorizzazione delle
competenze regionali nell’attività di programmazione scolastica ed
universitaria. In sintesi: dal testo elaborato emerge un minimalismo programmatico
coniugato in termini genericamente interclassisti in grado al massimo di far
apparire possibile la quadratura del cerchio alle delegazioni trattanti.
Altre due sono, tuttavia,
le grandi questioni non trattate dalla bozza che pesano come macigni sulla strada
del possibile accordo: la definitiva liberalizzazione, ventilata da Illy, del
capitale azionario di Autovie Venete e Medio Credito, le uniche due aziende non
ancora completamente privatizzate in regione, e il decollo definitivo dei
progetti di sviluppo del cosiddetto Corridoio 5, l’asse autostradale e
ferroviario, collegato attraverso Lubiana ai grandi assi europei, che dovrebbe
attraversare l’intera area dell’Isontino.
Si tratta di due progetti
estremamente ambiziosi, a cui i grandi gruppi economico-finanziari del Nord-Est
stanno pensando da tempo, in considerazione della loro centralità strategica
per le necessità di riposizionamento all’interno del nuovo assetto geopolitico
europeo. La consapevolezza di tale centralità è la probabile motivazione decisiva
che ha persuaso Illy dell’opportunità di “correre” alle prossime elezioni, con
lo scopo di far funzionare la Giunta che conta di guidare come un vero e
proprio comitato d’affari dei gruppi borghesi a cui è collegato.
Non sarà semplice per la
delegazione del Prc aggirare gli ostacoli rappresentati da questi due progetti
per il conseguimento di un accordo digeribile per la base, anche se circola già
l’ipotesi d’impegnare almeno Illy ad utilizzare per le spese sociali parte
significativa delle risorse ricavate dalla privatizzazione delle due
controllate citate.
Per la presentazione
autonoma del Prc
Non è il buon partito che
rende buona la tattica, ma è la buona tattica che rende buono il partito: una
tattica transigente dal punto di vista elettorale, l’abbiamo verificato già
troppe volte, contribuisce a generare illusioni, sia presso gli iscritti che
presso gli elettori, relative alla possibilità di aprire stagioni riformatrici
grazie all’accordo con le più variegate coalizioni progressiste. Da questo punto
di vista, non si mette il partito nelle condizioni migliori per dare battaglia,
in maniera incisiva, contro le politiche della destra: tali politiche si
affermano, ben oltre i confini di quelle forze politiche che vi si rifanno
esplicitamente, anche in conseguenza della disinvoltura con cui le
organizzazioni di sinistra, in nome delle più varie logiche frontiste,
rinunciano ad una difesa schietta e coerente degli interessi che dicono di
voler rappresentare.
Rinunciare ad una
battaglia politica chiara contro Illy significa contribuire all’arretramento
generale della sinistra in regione, arretramento che già in passato ha aperto
le porte al dilagare dell’influenza, fra i giovani e i lavoratori, della
destra. Un partito comunista che non contrasta la logica del meno peggio, un
partito comunista che si dimostra, con la propria politica, accondiscendente
verso proposte politiche di chiara ispirazione borghese, è un partito che
abitua i propri militanti a smarrire i principi e ad arretrare di fronte alle
difficoltà in maniera disordinata. Le lavoratrici e i lavoratori hanno bisogno
di un’altra organizzazione, che al diplomatismo paralizzante preferisca la
chiarezza programmatica, che al tatticismo empirico preferisca un orientamento
rigorosamente rivoluzionario. Per queste ragioni ci ostineremo a batterci
affinchè Rifondazione non rinunci, nelle prossime elezioni regionali come negli
altri appuntamenti politicamente rilevanti, ad una collocazione rigorosamente
autonoma dalle formazioni politiche che rappresentano organicamente gli
interessi della classe dominante.