FalceMartello n° 165 * 4-04-2003
“ Non una guerra di civiltà, ma una guerra di
classe”
Intervista con Manzoor
Ahmed, deputato pakistano
(Lahore - 24 marzo 2003)
Manzoor Ahmed, 42 anni,
eletto all’assemblea nazionale pakistana nelle elezioni di ottobre, candidato
dal Partito popolare pakistano (Ppp) nel collegio del Qasur, presso il confine con
l’India. Manzoor rappresenta oggi un punto di riferimento per la sinistra
pakistana. Si tenga presente che dalla fondazione dello Stato, nel 1947, il
Pakistan non ha mai visto un comunista entrare in parlamento.
La sua elezione è stata
una vera e propria battaglia campale. Le elezioni sono state pesantemente
truccate dal regime, che con evidenti brogli, ammessi anche da osservatori
europei, ha probabilmente impedito che altri due candidati della sinistra del
Ppp, Ghulam Abbas e Abdul Rauf Lund, venissero eletti in altri due collegi.
La stessa direzione del
Ppp, pesantemente compromessa, ha opposto forti resistenze a candidature che
esprimevano posizioni coerentemente classiste e rivoluzionarie.
Manzoor è stato eletto
sconfiggendo dei veri e propri “pesi massimi”, fra cui un ex ministro della
difesa, una esponente delle principali famiglie della borghesia pakistana e il
nipote del secondo più grosso contrabbandiere del paese, che hanno speso somme
astronomiche nella campagna elettorale; oltre, naturalmente, al candidato
fondamentalista.
a cura di Claudio
Bellotti
Qual’è il bilancio delle elezioni e del periodo
successivo?
La nostra campagna
elettorale nel Qasur è stata un successo eccezionale, il fatto che io sia stato
eletto si spiega solo con la mobilitazione e le speranze suscitate dalla nostra
piattaforma politica, un programma che dice a chiare lettere che il Pakistan
non uscirà mai dalla sua arretratezza e da una subordinazione vergognosa
all’imperialismo se non attraverso una rivoluzione. In generale, tuttavia, devo
dire che per il Ppp le elezioni non sono state affatto un successo.
Come spieghi il voto ai fondamentalisti?
L’Mma è una coalizione di
sei partiti religiosi che in passato non hanno mai preso più del 5 per cento
dei voti. Il loro successo si spiega prevalentemente con la completa incapacità
del Ppp di prendere una posizione chiara contro l’imperialismo Usa. Il grosso
dei voti per l’Mma viene dal Baluchistan e dalla frontiera Nordovest, cioè
dalle regioni confinanti con l’Afghanistan, dove la rabbia per la guerra
americana è fortissima, soprattutto fra la popolazione pushton. Tuttavia
sarebbe sbagliato esagerare l’importanza di questo risultato. I fondamentalisti
crescono in una fase di riflusso, hanno anche un certo appoggio da parte
dell’apparato statale, ma non saranno in grado di controllare i movimenti di
massa una volta che i lavoratori e i contadini riprendano a lottare su vasta
scala.
Nel collegio dove sono
stato eletto, grazie alla nostra posizione chiaramente internazionalista e
antimperialista, il candidato fondamentalista ha fatto un buco clamoroso, con
1600 voti, contro i 57 mila che ho preso io. Ma nei due collegi confinanti, i
fondamentalisti hanno preso 13mila e 21mila voti.
Quali sono gli sviluppi dopo le elezioni?
Si è creato un governo di
coalizione estremamente debole e instabile. Il Ppp sta attraversando la crisi
peggiore della sua storia. Dopo le elezioni c’è stata una vera e propria
scissione a destra, una ventina di parlamentari su 81 sono usciti dal partito e
hanno accettato di sostenere il nuovo governo, alcuni sono anche diventati
ministri. Benazir Bhutto e il gruppo dirigente stanno screditando il partito,
il manifesto che hanno fatto contro la guerra è ridicolo, dichiarano di essere
contro la guerra ma non invitano alla mobilitazione. È chiaro che il primo
obiettivo che ci poniamo è di aggregare la sinistra nel Ppp, di prendere una
posizione chiaramente alternativa. La mia elezione dimostra che le posizioni
rivoluzionarie possono trovare ascolto fra le masse e oggi persino fra i
deputati del Ppp. La crisi del partito è così evidente che un settore potrebbe
orientarsi nella nostra direzione.
Cosa puoi dirmi delle altre organizzazioni di
sinistra in Pakistan?
Sinceramente non posso che
essere molto critico nei loro confronti. Dopo la guerra in Afghanistan, il
generale Musharraf ha fatto una campagna d’immagine contro il terrorismo e il
fondamentalismo, e tutta la sinistra e le Ong lo hanno appoggiato, il che è una
completa follia. Il Pakistan ha una grande storia di movimenti rivoluzionari,
in particolare quello del 1969 che ha lasciato una tradizione ancora viva e che
si riverbera nella lealtà delle masse verso il Ppp e verso la Bhutto.
Su questa tradizione noi
vogliamo costruire la prospettiva socialista in Pakistan. Abbiamo attraversato
anni molto duri, e certamente il futuro non sarà semplice. Ma la grande
mobilitazione che vediamo in tutto il mondo ci dà grande fiducia. È la
dimostrazione più chiara dell’assurdità delle tesi dei fondamentalisti che
parlano della guerra all’Islam, dello scontro di civiltà.
Questo non è uno scontro
di civiltà, è una guerra fra ricchi e poveri, fra i popoli oppressi e i loro
oppressori, è una guerra di classe.