FalceMartello n°
164 * 24-03-2003
Il Ministero della Verità
(guardando le “news” alla CNN)
Nel racconto di George
Orwell, 1984, ogni cosa era
capovolta. Il Ministero dell’Abbondanza presiedeva su tutta la povertà
universale, la polizia segreta era stata rinominata Ministero dell’Amore ed
ultimo, ma non meno importante, c’era il Ministero della Verità, specializzato
in falsa propaganda.
Nelle prime ore della
guerra in corso è diventato subito evidente che la manipolazione sistematica
dell’opinione pubblica era un’arma in mano a Londra e a Washington, dispiegata
allo stesso modo dei missili Cruise e Tomahawk. Il Ministero della Verità ora sta lavorando a pieno regime, 24 ore al
giorno.
di Alan Woods
È un’attività
assolutamente necessaria. L’imperialismo USA mostra i denti, ma ad uso e
consumo del pubblico tutto deve apparire sotto una luce pulita, civilizzata ed
accettabile. Il compito di presentare il mostro come un gigante gentile a cui
sta a cuore solo l’umanità sofferente è affidato a una certa schiera di
creature semi-umane che appaiono in quelli che sono spassosamente nominati
“briefings” (ovvero sessioni informative) dalla Casa Bianca.
Nessuno sa da dove queste
creature provengano, ma compaiono con monotona regolarità in ogni grande crisi
nazionale nella quale il pubblico ha bisogno di essere rassicurato che il
proprio destino è salvo nelle mani dell’Onnipotente e Misericordioso. L’ultima
reincarnazione di questa singolare razza è un certo Ari Fleischer, che nessuno
conosceva prima e di cui nessuno si curerà dopo.
Sono tutti uomini eleganti
di mezza età, con calvizie incipiente e di aspetto rispettabile. L’ultimo punto
è vitale, dal momento che si è inclini ad ascoltare sfacciate menzogne solo
quando sono pronunciate da una persona dall’aria compunta e molto rispettabile.
In secondo luogo, essi
devono assomigliare il più possibile ai robot e agli androidi che si è soliti
vedere in film come Guerre Stellari.
I muscoli facciali devono essere così scolpiti da non tradire alcun accenno di
sentimento umano. Non devono avere un cuore, un’anima e una coscienza, e solo
tanto cervello quanto sia strettamente necessario a leggere i testi preparati e
consegnati quindici minuti prima dell’inizio della sessione dal Pentagono.
La trasmissione di queste
informazioni che non contengono informazione alcuna deve essere svolta con voce
assolutamente piatta e monotona, il più possibile simile a quella di una
macchina. Ci si potrebbe quasi aspettare che da un momento all’altro l’oratore
si fermi all’improvviso e debba essere ricaricato come un orologio o gli si
debba inserire una monetina nell’orecchio sinistro per farlo ricominciare.
Sopra ogni altra cosa, non
devono possedere alcun senso dell’umorismo che possa tradirli mentre leggono le
affermazioni più bestiali contenute in questi fogli, come quella che il Sig.
Fleischer ha appena letto.
L’affermazione in
questione è che il Sig. Bush non è affatto isolato sulla scena internazionale,
come tutti noi credevamo erroneamente, ma che di fatto egli gode di grande
popolarità e di indubbio sostegno in molti paesi.
La “Coalizione dei
volenterosi”
La Coalizione dei volenterosi (ovvero dei paesi “ben disposti”),
secondo il Sig. Fleischer, è un grande (e crescente) gruppo di paesi che si sta
radunando sotto la bandiera degli Stati Uniti. Ne fanno parte - si rende noto -
almeno 35 paesi, in tutti i
continenti, con 1,8 miliardi di persone e un Pil di miliardi di dollari.
Quali sono queste nazioni ben disposte? Qui il Sig. Fleischer
ritorna alla sua migliore facciata robotica. Alcuni, afferma, sono pubblicamente volenterosi, mentre altri
lo sono in forma privata. Vale a dire
che alcuni di questi grandi alleati sono piuttosto timidi e reticenti
persino a fornire i loro nomi. Altri, tuttavia, sono molto disponibili - di fatto, disponibili a fare quasi tutto ciò che George W. Bush
chieda loro.
Suona pertanto strano che
così pochi tra loro siano disposti ad
inviare truppe in Iraq. Tale piacere è riservato a un selezionato gruppo di
vecchi amici: americani, inglesi e australiani. Non datevi pena - dicono - gli
altri 32 circa sono “con noi in spirito”.
Tra coloro che sono solidali “in spirito”, benché assenti nel corpo, ci sono la Lituania,
l’Uzbekistan e l’Afghanistan. L’ultimo è un paese solo nominalmente, con un
Governo il cui potere non oltrepassa i dintorni di Kabul e il cui Presidente è
in grado di restare vivo solo grazie alle guardie del corpo americane. La
misura in cui l’Afghanistan è in grado di sostenere un’opinione autonoma negli
affari internazionali è perciò soggetta a un ragionevole dubbio.
Secondo il Presidente
Bush, questi sono paesi che sentono profondamente le questioni di “pace e
libertà”. Tra di loro, Israele è sicuramente uno dei più volenterosi. Eppure per vari motivi la Casa Bianca non ne parla
mai. Il fervente impegno di questa nazione per la pace è, naturalmente, noto a
tutto il mondo.
Poi c’è l’Uzbekistan. Il
fatto che questo paese sia governato da un brutale dittatore che tortura e
assassina gli oppositori non dovrebbe in nessun caso sminuire il suo impegno
per la causa della libertà.
Ci sono inoltre la
Polonia, l’Ungheria e la Repubblica Ceca. Sono i paesi della “Nuova Europa” di
Donald Rumsfeld, aspiranti regimi borghesi disposti a prostrarsi per ottenere
l’elogio (e gli investimenti) dagli USA. Ma questo non riflette il punto di
vista della stragrande maggioranza dei polacchi e degli ungheresi.
L’ultimo numero di Newsweek ammette che “Tra il 70 e l’80
per cento degli ungheresi, cechi e polacchi sono contrari a una guerra americana in Iraq, con o senza l’avvallo della
Nazioni Unite”. Persino Vaclav Klaus, filoamericano, thatcheriano e
accanito sostenitore del libero mercato, ha affermato la scorsa settimana che
sull’Iraq la sua posizione era allineata a quella del suo popolo, ovvero contro gli USA.
È pertanto abbastanza chiaro
che tutta la faccenda della Coalizione dei volenterosi
si sgonfia per trasformarsi in una gigantesca
frode. Anche il dato dei 35 paesi è un imbroglio, messo in atto perché
George Bush padre nella prima guerra del Golfo disponeva di una coalizione di 30
paesi, inclusi Francia, Russia e Germania, mentre Bush junior ha solo una
sgangherata e prevalentemente fittizia accolita di paesi di scarsa importanza.
La coalizione tra
George e Bush
Nei giorni del declino
della Repubblica romana, quando Giulio Cesare era in procinto di impadronirsi
del potere, la popolazione ironizzava sul fatto di essere sotto il consolato di Giulio e Cesare. Per la
legge dovevano esserci due consoli, ma l’altro era solo una figura decorativa
per mascherare il fatto che Cesare deteneva tutto il potere e prendeva tutte le
decisioni per proprio conto.
Nel 21° secolo abbiamo la coalizione di George e Bush.
Gli 1,8 miliardi di
persone che si dice formino la sua “Coalizione” si spiegano probabilmente con
la presenza della Lituania. L’enorme
ricchezza è probabilmente il risultato del Pil dell’Afghanistan, e il tenace impegno per la democrazia è senza dubbio
spiegato dalla presenza dell’Uzbekistan.
La Turchia, mentre risolutamente rifiutava di concedere
alle truppe americane di passare sul proprio territorio per attaccare l’Iraq
del nord, è stata debitamente ringraziata dal Sig. Bush (per bocca del Sig.
Fleischer) per aver gentilmente concesso agli americani di usare almeno lo
spazio aereo turco allo scopo di polverizzare le città irachene.
Ma a questo punto è
avvenuto qualcosa di imprevisto. Un giornalista americano ha posto al Sig.
Fleischer una domanda inopportuna: È
stata fatta qualche concessione al Governo turco per il favore? Per esempio, è stata data mano libera
all’esercito turco per intervenire contro i curdi nell’Iraq del nord?
Fleischer è rimasto
raggelato per una frazione di secondo, poi immediatamente ha ripreso il suo aplomb robotico: si era parlato di una
consistente somma di denaro accantonata per comprare la disponibilità della
Turchia. Questo denaro, ha affermato l’inespressivo Sig. Fleischer, non era più
oggetto di offerta. “E sulla seconda
parte della vostra domanda non ho nulla da dire”.
In altri termini, sì, abbiamo fatto quella promessa. In
cambio del permesso di sorvolo del territorio turco per massacrare gli
iracheni, all’esercito turco sarà concesso di entrare nell’Iraq del nord e
massacrare i curdi. Un semplice atto di scambio e, come tutti sanno, un equo
scambio non è una rapina.
I “pupi parlanti” di
Blair
Gli americani, per essere
onesti, non detengono il monopolio di queste creature robotiche. Gli inglesi,
come su tutte le altre questioni, hanno dimostrato una notevole abilità ad
imitare gli stili sviluppati oltreoceano.
Durante il conflitto in
Kossovo abbiamo visto balzare alla ribalta uno di questi, Jimmy O’Shea (o un
nome simile: sono troppo insignificanti per essere ricordati), mai visto fino
ad allora. In realtà il nostro Jimmy era stato selezionato unicamente per lo
stesso motivo per cui Lord Robinson (il “cervello della Gran Bretagna”) fu
nominato Segretario Generale della NATO: per evitare di mettere un americano
sulla linea del fronte. Avevano bisogno di un “uomo in prima linea”.
Ma come portavoce della
NATO Jimmy (o era Jamey?) non ebbe esattamente successo. Ricordava troppo un
venditore di auto usate di Croydon (e molto probabilmente lo era). A volte
farfugliava goffamente e perdeva persino le staffe con i giornalisti. Non sia
mai! Ovviamente gli americani diedero ai loro amici britannici alcuni seri consigli.
In conseguenza di ciò il
posto di Jimmy è stato al momento occupato da un burocrate chiamato (ma qual’è
il suo nome...) O’Brien. Questo individuo assomiglia molto al tipo di preside
dalla faccia di pietra che ogni studente impara ad odiare. È quasi buono quanto i ‘pupi parlanti’
americani, eccetto per il fatto che un’imitazione non potrà mai essere valida
come l’originale che l’ha ispirata.
Il miglioramento rispetto
a Jimmy è subito evidente: ecco un’inconsueta abilità a riferire le menzogne
più atroci senza nemmeno il più piccolo moto di ciglia. Quest’uomo è un
fenomeno. Non sbatte nemmeno le palpebre.
Lui non sorride mai. I suoi occhi fissano la telecamera con una sorta di
espressione glaciale come se non fosse veramente lì, come se fosse in un’altra
galassia. Forse lo è.
Questi ‘pupi parlanti’
giungono in diverse forme e dimensioni, ma sono identici nello stile e nel
contenuto. Queste “macchine calcolatrici essiccate” sono fedele espressione
della falsità, banalità, cinismo, e nel contempo della crudeltà senza cuore e
dal sangue freddo della macchina politica e militare di cui sono creature
servili.
Tuttavia hanno qualche
speranza di migliorare se stessi e persino di ascendere ad alte cariche sotto
il New Labour. Possono trarre speranze guardando all’uomo che è attualmente
Ministro della Difesa, Geoff Hoon. Il Sig. Hoon ha sperimentato un’ascesa alla
fama veramente notevole. É una nullità proveniente dalla classe media che ha
realizzato il sogno accarezzato da tutte le nullità: diventare qualcuno.
Un paio di anni fa nessuno
l’aveva mai sentito nominare. Se il suo nome fosse stato citato, la gente
avrebbe chiesto: Geoff CHI? Ma Geoff è ora al centro dell’attenzione
internazionale, universalmente rispettato e ammirato, specialmente nel Partito Conservatore. Non è affatto sorprendente,
dal momento che Geoff Hoon parla come un conservatore quando prende la parola
alla Camera dei Comuni. Egli inoltre vede, agisce e pensa come un conservatore.
Secondo le regole della
logica, se qualcuno sembra un
conservatore, parla come un
conservatore e agisce e pensa come un conservatore, allora è un conservatore. Il fatto che
sieda nelle file dei laburisti è solo un lieve incidente, o un comico
malinteso. I discorsi del Sig. Hoon sulla guerra in Iraq forniscono le prove
necessarie a dimostrare quest’affermazione.
Il Sig. Hoon prende le sue
responsabilità di ministro molto seriamente. Fa persino visita alle truppe
sulla linea del fronte - o molto vicino ad essa. Arriva fresco fresco da Londra
tutto elegante ed elargisce alcune parole di incoraggiamento ai “suoi ragazzi”,
la maggior parte dei quali sono giovani figli della classe operaia di
Sunderland e Liverpool che si sono arruolati per sfuggire alla disoccupazione.
Questi ragazzi sono giunti
da poco nel Golfo per un conflitto del quale capiscono poco e interessa loro
ancor meno. L’interesse principale è sistemare le cose al più presto e tornare
dalle loro famiglie. Il loro equipaggiamento è un disastro; gli stivali si
sciolgono al calore del deserto (nessun problema - dice il Ministero -
toglieteli di tanto in tanto e lasciateli respirare); persino le uniformi erano
del colore sbagliato (il verde non è esattamente il colore per mimetizzarsi nel deserto). Soffocano dentro le tute
protettive, le maschere antigas e le armature con la temperatura che si
innalza. Stanno per rischiare le loro vite, devono uccidere o essere uccisi. Ma
non dobbiamo preoccuparci, avranno pensato, il
cortese Sig. Hoon è venuto da Londra per stare fra di noi.
Così mentre gli squadroni
britannici erano doverosamente schierati sull’attenti dai loro ufficiali per
incontrare l’elegante Sig. Hoon, noi possiamo farci una buona idea di cosa
pensavano di lui i soldati e dei commenti che si passavano tra loro una volta
fuori della portata degli ufficiali. Ma questo non sarebbe pubblicabile.
In questa iniqua guerra di
aggressione i giovani proletari sono stati mandati per volere di Hoon e Blair a
combattere in una causa che non appartiene loro. Simpatizziamo con loro e con i
loro familiari a casa. Ma il nostro atteggiamento verso i cosiddetti ministri
“laburisti” che li hanno spediti là è la più profonda indignazione.
Quanto ancora dobbiamo tollerare questa situazione? Per quanto il nome di
laburista sarà disonorato da un manipolo di politicanti borghesi che sono
entrati nel partito solamente per fare carriera facendogli cambiare rotta per
trasformarlo in uno strumento del grande capitale in Gran Bretagna e
dell’imperialismo USA all’estero?
Non è tempo che i sindacati e la base prendano una grossa scopa e facciano
pulizia?