FalceMartello n° 163 * 19-02-2003
L’università per tutti?
un miraggio…
Nelle università c’è un
crescente malcontento: da settembre a oggi abbiamo visto l’ occupazione di
Architettura a Venezia, l’occupazione contro il rincaro delle tasse per le fasce
più basse (del 100%) a Cagliari, l’occupazione della casa dello studente a
Cassino e Lecce, la vertenza degli studenti baresi contro i tagli allo studio
della regione Puglia, l’occupazione di Agraria a Viterbo, e si potrebbe
continuare aggiungendone tante altre.
di Maddalena Oliva (Collettivo Scintilla Bologna)
Purtroppo però tutte
queste mobilitazioni si sono sviluppate come delle singoli esplosioni di
rabbia, sicuramente importanti, ma che non hanno avuto la capacità di uscire
dai loro singoli atenei e che spesso, troppo spesso, si sono appiattite e
spente per seguire la logica dei gesti simbolici, delle azioni eclatanti e
della risonanza mediatica.
Le condizioni di studio
peggiorano sia per gli studenti del vecchio ordinamento che per quelli del
nuovo.
Tutti devono fare i conti
con una serie di ostacoli economici e didattici creati dalla legge di riforma
dell’università (legge 509/99 “Zecchino”, voluta fortemente da Confindustria,
attuata dallo scorso governo di centro-sinistra e peggiorata dall’attuale
Ministro Moratti) che non fanno altro che aumentare la selezione di classe e
rendere sempre più un miraggio l’università per i figli dei lavoratori.
Pesano sulle spalle degli
studenti e delle loro famiglie vertiginosi
aumenti di tasse (se tre anni fa a Bologna la prima rata di Lettere e
Filosofia, uguale per tutti, era di
circa 350 euro, oggi è di 480! e la seconda rata si aggira su 800 euro!)
accompagnati da una riduzione del numero
delle borse di studio (classico il caso dell’ Arstud di Bologna, l’azienda
regionale per il diritto allo studio,
che prevede nelle graduatorie di assegnazione la voce ormai inflazionatissima “idoneo ma non
assegnatario per mancanza di fondi”).
Poi c’è il problema delle strutture e degli spazi –
clamoroso il caso di Firenze che vende parte del patrimonio artistico
immobiliare per dare posto ad aule e dipartimenti: gli studenti sono costretti
a fare lezione in aule sovraffollate, seduti per terra, o a fare maratone per
la città passando da un’ aula ad un teatro o a un cinema.
La Riforma è poi nociva
sul piano della didattica… Al di là dell’infernale sistema dei crediti
introdotto con la laurea triennale, il più grosso equivoco è legato proprio
alle Lauree Specialistiche. Queste
lauree sono in molti casi a numero chiuso, continuamente in cambiamento e con
prezzi inaccessibili.
A Bologna il costo medio
di una Laurea Specialistica è di 2.200 Euro. Si è lasciato credere allo
studente di poter fare la laurea di base (apparentemente più accessibile) e poi
di poter scegliere se fare o no una specialistica. In realtà la Laurea
Specialistica è facoltativa solo di nome: la Laurea di Base è praticamente
inutile senza la specializzazione, vale poco più di un diploma liceale. I
crediti poi istituiscono di fatto l’obbligo
di frequenza nella maggioranza dei corsi universitari.
Questo è un evidente
attacco a quel 52% degli studenti universitari che studiano e lavorano
contemporaneamente (magari proprio per mantenersi agli studi). Anche gli
studenti del vecchio ordinamento subiscono le varie conseguenze della Riforma
tra cui la riduzione degli appelli (a
Scienze della Comunicazione a Bologna gli appelli sono passati nel giro di un
anno da 10 a 5!! Praticamente tra un appello ed un altro passano 4 mesi… se sei
fortunato…) e lo smantellamento dei
corsi (sempre a scienze della comunicazione si possono scegliere quest’anno
tra solo 8 opzionali, contro i 15 di due anni fa).
La realtà è che laurearsi, tra aumenti di tasse e
di ritmi di studio, numeri chiusi, ecc…,
è in questo momento un sogno per la maggior parte dei giovani e un
privilegio riservato a studenti più o meno benestanti, non c’è da stupirsi se il 36% dei laureati è del
quarto anno fuori corso e solo il 5% degli iscritti riesce a laurearsi in
corso.
Per far sì che l’
università sia veramente accessibile a tutti dobbiamo costruire un movimento
nazionale, che unifichi tutte le singole lotte, e che porti alla vittoria sulla
base di un programma chiaro:
• Ritiro dell’Autonomia Universitaria e di tutte le
controriforme dell’istruzione.
• Accesso libero e
gratuito
all’università
• Abbattimento dei costi di studio
• Contro l’obbligo di frequenza, diritto alla frequenza.
• Abbattimento dei ritmi di studio
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