FalceMartello n° 163 * 19-02-2003
Corrispondenze operaie
Aci-Global: inizia la
lotta contro i licenziamenti
MILANO - Lunedì 10 febbraio 2003, i dipendenti dell’Aci Global si sono fermati otto
ore per contrastare la decisione dell’azienda di licenziare 176 lavoratori, dichiarati
in esubero a causa dello stato di crisi che fa registrare una perdita di circa
10 milioni di euro.
L’Automobil Club d’Italia
è un’ente pubblico, per l’esattezza un’associazione senza scopo di lucro che
provvede alla gestione delle tasse automobilistiche per conto dello stato.
Possiede, fra l’altro, l’Aci Global, che ha la funzione di assistenza agli
automobilisti attraverso il soccorso stradale (il famoso servizio che risponde
alle chiamate di emergenza al 116).
Si vogliono licenziare 101
(cioè tutti) addetti ai carri attrezzi che soccorrono le auto in panne e 75
impiegati sparsi per le varie sedi sul territorio nazionale.
L’azienda vuole
privatizzare il servizio, riducendo i suoi dipendenti e svendendo lo stesso ad
officine private che andrebbero a gestire l’assistenza attraverso il
franchising.
Da tempo i lavoratori
dell’Aci operano in condizioni invivibili: fanno turni snervanti, il lavoro è
pericoloso, i carri attrezzi e i mezzi di soccorso sono obsoleti, inaffidabili
perché l’Aci non investe in adeguamenti dei macchinari e nello stesso tempo
incassa danaro vendendo attrezzature ad officine private. Mentre i lavoratori
rischiano incidenti su carri attrezzi con le gomme lisce, la società incassa
denaro svendendo le attrezzature.
Ma la ristrutturazione non
si ferma qui: oltre a voler licenziare 176 dipendenti, l’Aci ha già fatto
capire che non intende rinnovare 133 assunti a termine. Peggiorando
ulteriormente le già dure condizioni in cui si trovano ad operare i lavoratori
delle centrali telefoniche. A fare le spese del passivo dell’Aci sono quindi
oltre 300 occupati su 650 circa nel settore soccorso stradale.
L’azienda sta sfruttando
la legge antisciopero 146/90 per ostacolare in tutti i modi le mobilitazioni,
legge alla quale è sottoposta anche l’Aci come tutto il settore dei trasporti.
Ma è evidente l’ipocrisia
di chi, invocando la difesa del servizio pubblico si prepara a smantellarlo.
Una volta di più la legge antisciopero si smaschera per quello che è realmente:
non una “difesa dell’utente”, ma uno strumento per piegare i lavoratori
imponendo condizioni intollerabili che alla fine compromettono anche la stessa
qualità del servizio, nonché una comoda scusa per quei dirigenti sindacali che
non sono disposti a organizzare una mobilitazione decisa ed efficace.
I delegati delle sedi di
Milano e i lavoratori stanno comunque portando avanti la loro battaglia tra
queste difficoltà, subendo minacce dai dirigenti, intimidazioni, messi
continuamente di fronte al rischio di denunce per interruzione di un pubblico
servizio, che poi pubblico non è. Se si sta riuscendo a mobilitarsi è solo
perché si sta costringendo il funzionario a far gestire la vertenza
direttamente dai lavoratori, imponendo la votazione di tutto ciò che si decide,
nonostante l’indecisione mostrata dal sindacato soprattutto a Roma dove
mantiene una posizione molto ambigua e non permette ai lavoratori delle due
sedi principali di portare avanti la lotta insieme.
Lo sciopero del 10
febbraio a Milano è andato bene, lavoratori a tempo determinato e a tempo
indeterminato hanno aderito massicciamente e hanno presidiato la portineria,
hanno proseguito la discussione aperta con le assemblee sulle modalità di
lotta, formalizzando anche una cassa di resistenza in previsione della lunga
mobilitazione.
A Milano la lotta è
senz’altro partita più decisa, se a Roma i lavoratori non si sono ancora
mobilitati la responsabilità è anzi tutto dell’atteggiamento, che ormai rasenta
il boicottaggio, dei dirigenti sindacali della zona.
Per questo vogliamo prendere
contatto direttamente con i colleghi di Roma, per aiutarli a prendere
direttamente l’iniziativa. Tenendo presente che il problema non è dell’operaio
del carro attrezzi o del centralinista a tempo determinato ma di tutti, perché
come sempre oggi si attaccano i più deboli per spaccare il fronte e prepararsi
domani ad attaccare tutti gli altri.
Il 10 febbraio è stato il
trampolino di lancio della lotta, è essenziale proseguire l’organizzazione e la
discussione, il collegamento con tutte le sedi perché l’unità è l’arma
principale che abbiamo e dobbiamo sfruttarla fino alla fine.
Laura Bassanetti
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