FalceMartello n° 163 * 19-02-2003
Chiuso il contratto delle
ceramiche
IMOLA - Il 19 dicembre 2002 è stato firmato il contratto delle Piastrelle e
Refrattari scaduto il 30 giugno dello stesso anno. Com’era prevedibile il
rinnovo è stato molto difficoltoso in quanto dopo l’accaduto dell’11 settembre,
Assopiastrelle (Categoria della Confindustria) aveva iniziato a dire che il
mercato ormai era chiuso, dato che l’America, principale sostenitrice del
mercato delle piastrelle, non comprava più.
Il Cersai (Fiera annuale
delle piastrelle) non è andato come speravano.
Questo contratto si
inserisce in una situazione generale di recessione e al tavolo delle trattative
Assopiastrelle è arrivata con toni arroganti come del resto si pone adesso
l’intera borghesia.
I punti principali di
rottura sono stati innanzitutto l’aumento salariale che Assopiastrelle voleva
avvenisse secondo l’inflazione programmata dal governo che è 1,4 mentre i
sindacati chiedevano l’adeguamento salariale secondo l’inflazione reale.
In secondo luogo i
diritti: si richiedevano più tutele per gli immigrati, superamento del limite
di 9 mesi massimi di assenza complessiva per poter usufruire del trattamento
economico del 100% previsto in caso di maternità, più controllo sui contratti a
termine, riduzione dell’orario di lavoro con miglioramento delle norme relative
alla Banca ore.
Purtroppo nessuno di
questi punti è stato accettato da Assopiastrelle e si è ottenuto solo qualche
piccolo miglioramento.
Infatti: la riduzione
d’orario avverrà solo per gli addetti a ciclo continuo 4x2 e sarà di 8 ore
annue.
- per quanto riguarda la
maternità non è stato ottenuto l’allungamento del periodo retribuito al 100%.
- per quanto concerne
l’aumento salariale si sono strappati 90 euro lordi, a fronte di una richiesta
di 106 euro.
Anche se la piattaforma
presentata dalle categorie sindacali era abbastanza moderata la Confindustria
non era disposta a fare concessioni costringendo così le categorie a indire
scioperi per un totale di 24 ore tra settembre e dicembre dove ricordiamo che
le adesioni sono state dell’85-90%.
Il modo con cui gli operai
hanno risposto agli scioperi ci porta alla considerazione che il clima generale
di lotta che registriamo in questo periodo è di piena disponibilità da parte
dei lavoratori a combattere e per questo l’atteggiamento delle categorie
sindacali avrebbe dovuto essere più duro.
Dall’esperienza di questo
contratto si deduce che vista la combattività dei lavoratori la piattaforma
doveva essere più audace e contenere queste rivendicazioni:
• estensione dell’articolo
18 dello Statuto dei Lavoratori in tutte le aziende;
• aumento salariale pari a
150 euro uguale per tutti ed interamente inserito in busta paga da gennaio
2003.
Alla chiusura del
contratto dovevano essere riconosciuti integralmente tutti gli aumenti
pregressi;
• garantire il potere di
acquisto dell’intero salario contrattato attraverso un meccanismo di
adeguamento automatico all’inflazione reale con rivalutazione trimestrale;
• trasformazione di tutte
le forme di contratto di lavoro atipico o precario in contratti a tempo
indeterminato;
• drastica riduzione del
lavoro notturno e festivo, a partire dal ripristino del divieto al lavoro
notturno femminile.
Questi sono i punti da cui
si può partire per una lotta più generale di tutte le categorie (visto il
rinnovo contrattuale dei metalmeccanici e di altre categorie) per migliorare
sensibilmente le condizioni dei lavoratori.
Rosanna Minadeo
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