FalceMartello n° 162 * 10-01-2003
Repressione e aggressioni
non ci fermano
Ad Aversa avanza la lotta
per la difesa della scuole pubblica!
L’autunno è appena
passato. Gli attacchi dei padroni, sempre più massicci, hanno portato i
lavoratori a dover scendere più volte in piazza per difendere i propri diritti
e i loro posti di lavoro. Sul terreno del movimento studentesco il dibattito è
stato rovente.
Gaspare Oliva (Csp Aversa)
Ad Aversa (CE) la
mobilitazione si è sviluppata attorno ad alcuni temi fondamentali quali: la precarietà
delle strutture scolastiche (argomento che con il terremoto del Molise è
tornato di attualità) e il crescente autoritarismo dei presidi. Il punto più
alto della lotta è stato sicuramente la manifestazione del 23 novembre che
proprio su questi due temi ha registrato la partecipazione di 1.500 studenti,
cosa che ad Aversa non si vedeva da molti anni, riuscendo ad ottenere un
colloquio con l’assessore provinciale alla pubblica istruzione. Ben presto la
parola d’ordine dell’autogestione è stata lanciata in tutte le scuole della
città, come sbocco naturale della campagna per portare avanti il programma del
Csp in più scuole possibile.
Al Liceo Scientifico, il
liceo più grande di Italia, la richiesta è partita da un’amplissima fascia di
studenti e più volte dibattuta. Tuttavia vi era una minima parte degli studenti
contraria a tale forma di protesta, si contestava soprattutto l’efficienza
dell’autogestione individuandola come semplice modo per fare festa. A non
essere compreso era in realtà il senso vero dell’autogestione, cioè il mettere
in discussione la formazione scolastica che ci viene offerta proponendo un
modello di cultura alternativa dove ognuno mettesse a disposizione il proprio
piccolo sapere per gli altri. Tramite l’autogestione quindi abbiamo cercato di
far sentire la nostra voce ma soprattutto di unire le lotte comuni in un
coordinamento di autogestioni.
Ma ad avversare il volere
della schiacciante maggioranza dell’istituto è stata soprattutto la dirigenza
scolastica che ha rifiutato sistematicamente le varie proposte di autogestione
trovando cavilli assurdi nonostante ci fossero nella vicina Napoli circa 20
scuole autogestite.
Per ottenere
l’autogestione non sono serviti nemmeno diversi giorni di occupazione
dell’atrio e un blocco stradale e dei cancelli della scuola effettuato dagli
studenti. In un braccio di ferro senza fine il volere di circa 1.800 ragazzi
veniva ignorato e nei vari collegi dei docenti tenutesi ha avuto molto più peso
la volontà della dirigenza interessata solo alla ‘produttività’ della propria
scuola-azienda e alla buona immagine della stessa e non alle necessità e
bisogni della propria utenza.
In quei giorni al Liceo si
respirava autoritarismo ad ogni livello: dai professori che convincevano o
minacciavano gli studenti allo scopo di distoglierli dall’intento di fare
autogestione, ai bidelli che impaurivano gli studenti più giovani con fasulli
avvertimenti, per non parlare della presenza a scuola della Digos davanti ai
cancelli.
Alla fine di molti giorni
di lotta si è comunque riusciti ad iniziare l’autogestione anche senza il
consenso del dirigente.
Nel frattempo si erano già
sviluppate autogestioni al Liceo artistico e al Professionale. In questo clima
estremamente cocente si è registrato un tentativo (non riuscito) di intimidazione:
alcuni ragazzi hanno aggredito il compagno portavoce del Csp, che ha avuto un
ruolo fondamentale in tutte le mobilitazione studentesche cittadine.
Il momento finale della
lotta è stato il presidio tenuto fuori dalla stazione di Aversa per denunciare
questo scandaloso avvenimento e per ribadire i motivi della mobilitazione che
ormai da alcuni mesi andava avanti. Ancora una volta la risposta
all’aggressione del nostro compagno è stata la mobilitazione e la nostra
volontà di non fermarci.
Forse non abbiamo ottenuto
nulla dopo tutto ciò, ma sicuramente una lezione l’abbiamo appresa, cioè che
solo la lotta può farci raggiungere i risultati che perseguiamo (infatti, per
esempio, solo dopo alcuni giorni di lotta ci sono arrivati a scuola gli estintori
che da tempo mancavano). La lotta continua.
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