FalceMartello n° 162 * 10-01-2003


Fondo di lotta & pubblicazioni

Rivista teorica sulla liberazione della donna: un dibattito ricco e partecipato

 

Alla fine del mese di ottobre abbiamo pubblicato il numero cinque della nostra rivista teorica, dedicata alla questione femminile.

In meno di due mesi abbiamo venduto circa 400 copie e abbiamo organizzato nel mese di dicembre quattro assemblee di presentazione della rivista: alle università di Cosenza, Napoli e Trieste e fra gli studenti medi di Aversa (Caserta).

Abbiamo parlato della condizione della donna oggi, della campagna virulenta della Chiesa e della destra al governo che vuole riportare la donna al suo ruolo centrale di “angelo del focolare”: da una parte lo smantellamento dei consultori e dello stato sociale, dall’altro le cosiddette politiche in sostegno della famiglia, che rappresentano il fumo negli occhi per costringere le donne a fare quello che lo stato sociale non vuole fare, come la cura dei bambini, degli anziani, della salute fisica e psichica dei propri familiari. Abbiamo dedicato uno spazio importante della nostra critica alla questione del diritto all’aborto e alla canea scatenata dalle organizzazioni cattoliche per la sua abolizione.

Il perno centrale della nostra analisi è stato quello di dimostrare come questa ideologia patriarcale che promuove l’idea della donna come essere di serie B sia funzionale a fomentare una divisione nella forza lavoro che permette ai padroni di averne la metà disponibile a condizioni peggiori ed enormemente più ricattabile (in media i salari femminili sono del 30% inferiori a quelli maschili), il che costituisce uno degli assi portanti sul quale si mantiene al potere il sistema capitalista.

Da qui emerge la centralità della lotta di classe per abbattere il capitalismo come unico strumento per superare l’oppressione della donna.

Tanti gli interventi che hanno arricchito il dibattito.

Lucia di Caserta ha ricordato come molte donne ignorano la loro condizione di oppresse, “danno la colpa ai fidanzati gelosi o ai padri cattivi”, mentre in realtà questa cultura deriva dall’arretratezza sociale ed economica dalla quale, particolarmente al Sud, la classe dominante, la borghesia, non vuole e non può farci uscire. Sempre a Caserta Peppe ha sottolineato come spesso si parla dello smantellamento dei consultori familiari, ma in realtà al Sud c’è un altro problema, “qui nessuno li ha mai visti”. E ancora Valentina ha rimarcato come non è vero che le donne sono sempre state oppresse, ma che nelle società antiche, ricordando l’analisi di Engels, la divisione del lavoro non era fonte di sfruttamento.

A Napoli Mariella ha raccontato dell’esperienza delle donne pakistane del Ptduc (Coordinamento di delegati e strutture sindacali in difesa dei diritti sindacali), dove in condizioni di estrema arretratezza le donne sfidano i pregiudizi più radicati nella società nella convinzione che una rivoluzione socialista sia l’unica via d’uscita dal loro incubo. Piero ha ricordato come la scolarizzazione di massa ha permesso un avanzamento culturale degli strati più deboli della società verso la caduta dei cosiddetti tabù; anche per questa ragione quindi va dato slancio alla nostra lotta contro la riforma scolastica che vuole espellere i figli dei lavoratori e dei ceti meno abbienti dalla scuola. A Cosenza si è parlato delle ragazze che si mostrano seminude in Tv e del fatto che questo fenomeno non sia un’espressione di libertà, di un’emancipazione dai vecchi tabù. Geppino ha ricordato alcune riflessioni di Simone de Beauvoir sull’eterno femmineo imposto dalla cultura dominante e sulla mancanza di libertà delle donne di ricercare una loro propria femminilità. Ha concluso ribadendo che il capitalismo impone alla donna quel ruolo e che è necessario liberare lo sviluppo umano dalla logica del profitto.

Ci scusiamo con i tanti i cui interventi non sono stati riportati e per la sintesi estrema di un dibattito che è stato molto ricco. Ci preme rilevare lo sforzo che le compagne hanno fatto per preparare questi dibattiti e il tanto lavoro che ancora c’è da fare per conquistare a un maggiore protagonismo le tante lavoratrici, studentesse e giovani che ancora comuniste non sono, ma che lo possono diventare. Come ha detto Sara di Cosenza “da tutta questa discussione emerge con forza che bisognerebbe riprendere a lottare”; ci affidiamo a questo monito per fare un appello a tutte e a tutti per dare il proprio contributo a questa lotta per i nostri diritti e per un mondo socialista. Dagli interventi sono emerse tante riflessioni che vorremmo approfondire in prossimi articoli di questo giornale, sulla condizione della donna al sud, sullo smantellamento dello stato sociale, sulla violenza sulle donne, sulla sessualità e molto altro ancora. Invitiamo tutte e tutti ad intervenire e a dare il proprio contributo.

 

Sonia Previato

 

Richiedi alla redazione: In difesa del marxismo n° 5 - La liberazione della donna, una prospettiva comunista prezzo: 3,00 euro, più spese di spedizione.


Elenco numeri di FalceMartello - Home Page